Taobuk, la Fiducia e il coraggio di «rischiare» ascoltando
Difficile trovare un tema più urgente, capace di abbracciare ogni sfumatura della dimensione umana restituita da questo tempo complesso. La fiducia è probabilmente al centro della massima sfida posta dal presente che viviamo: non ne possiamo fare a meno, per esistere come individui e come parte di una comunità, eppure quella dell’affidarsi diventa un’architettura sempre più fragile, bersagliata da attacchi palesi e occulti, dalla diffidenza causata dallo sgretolamento del valore delle relazioni e della “verità” così come l’abbiamo sempre percepita.
La fiducia, parola dell’anno 2025 per Enciclopedia Treccani, come atto culturale, civile e politico. Come valore manifestamente, esclusivamente, profondamente umano. Originato in un patto di corresponsabilità dal gesto dell’affidarsi e dallo sforzo del meritarlo.
In un tempo segnato da “crescente erosione delle certezze”, la fiducia diventa “indispensabile per continuare a credere nel futuro”. Per questo, Fiducia è il concept attorno a cui fiorisce la XVI edizione di Taobuk, il Taormina International Book Festival che dal 18 al 22 giugno tornerà a porre la Sicilia al centro del dibattito internazionale, con 200 ospiti da 30 Paesi. Ne parliamo con Antonella Ferrara, presidente e direttrice artistica della rassegna che ha ideato nel 2010 e che coltiva con passione, rendendola un fertile laboratorio culturale attorno al quale ogni anno germoglia una condivisione alimentata da voci sempre più prestigiose, offerte al pubblico che affollerà Taormina nelle prossime giornate.
In un momento storico segnato da guerre, polarizzazioni, crisi delle istituzioni, delle relazioni umane e persino della verità, in che modo un festival culturale può contribuire concretamente a ricostruire fiducia?
La cultura non sostituisce la politica o la diplomazia, ma crea le condizioni senza le quali nessuna società può reggersi. La fiducia nasce dall’ascolto, dal riconoscimento reciproco, dalla disponibilità a esporsi al punto di vista dell’altro. Oggi tutto questo appare più difficile. Viviamo in un tempo in cui la velocità dell’informazione, la polarizzazione del dibattito pubblico e la crisi delle mediazioni alimentano diffidenza e chiusure identitarie.
L’articolo completo sul Giornale di Sicilia in edicola e nell’edizione digitale.
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