Pesaro, il sit-in in piazza dei farmacisti comunali. «Dopo il Covid siamo stati dimenticati»
PESARO Oltre 150 farmacisti delle farmacie comunali, arrivati da tutte le Marche, hanno riempito ieri mattina piazza del Popolo con camici bianchi, bandiere sindacali e cartelli. Al termine del presidio una delegazione è stata ricevuta dalla prefetta di Pesaro e Urbino, che ha ascoltato le ragioni dello sciopero e ha annunciato che si farà carico della vertenza presso la Regione.
Pesaro è stata scelta come punto di ritrovo regionale nell’ambito della mobilitazione nazionale per il rinnovo del contratto collettivo Assofarm, scaduto il 31 dicembre 2024.
Una scelta non casuale: il presidente di Aspes, Luca Pieri, è anche presidente di Assofarm e fa parte della commissione impegnata nella trattativa.
«La prefetta è stata molto attenta alle criticità che abbiamo presentato – ha riferito Fabrizio Bontà della Uiltucs Marche – e ha promesso di farsi carico delle nostre istanze». La protesta interessa direttamente il servizio farmaceutico provinciale. Aspes gestisce nove farmacie nel Comune di Pesaro e quella di Gabicce Mare, mentre Aset ne conta sette: quattro a Fano e le altre a Marotta, Piagge e Cantiano.
La rete
Una rete di 17 farmacie comunali nella quale lavorano decine di professionisti. «Chiediamo più dignità per la nostra professione, perché siamo stufi di una situazione che si trascina da anni – ha spiegato Matteo Marchionni, farmacista delle comunali Aspes –. Rivendichiamo il ruolo che esercitiamo ogni giorno al servizio della cittadinanza. Le nostre competenze vengono sfruttate all’inverosimile a fronte di compensi orari non dignitosi per professionisti laureati». Al centro della vertenza ci sono il recupero del potere d’acquisto e il riconoscimento delle nuove competenze. «A fronte di un anno e mezzo di contratto scaduto e di un’inflazione che ha corso, le retribuzioni sono rimaste ferme – ha osservato Bontà –. Cinque anni fa questi lavoratori erano considerati eroi perché in prima linea contro il Covid, oggi invece ci si dimentica del loro lavoro».
Durante la pandemia le farmacie sono rimaste aperte, garantendo assistenza e continuità dei servizi anche nelle fasi più difficili dell’emergenza. Domenico Montillo, segretario generale aggiunto della Fisascat Cisl Marche, ha rimarcato la distanza economica tra le parti: «Quando si è arrivati a stringere, Assofarm ha formulato una proposta che non era possibile accettare. Avevamo chiesto almeno il recupero dell’inflazione maturata nel 2022, 2023 e 2024, ma neppure quella perdita è stata coperta».
«È arrivato il momento di riconoscere nel contratto anche le professionalità legate alla farmacia dei servizi – ha aggiunto Angelica Bravi, segretaria generale regionale della Filcams Cgil -. Come pure chiediamo all’interno di questo rinnovo che venga tenuto conto anche delle richieste di tipo normativo collegate anche alla conciliazione ai tempi di vita e lavoro». Se elettrocardiogrammi, holter cardiaci e pressori e somministrazione dei vaccini si sono aggiunti all’attività quotidiana allora la richesta è che alle nuove mansioni corrispondano salari adeguati per evitare che il mancato riconoscimento economico alimenti ulteriormente la fuga dal settore.




