Taglio delle accise in bilico. Aiuti solo ai redditi bassi su bollette e carburanti
ROMA – La consapevolezza è che a un certo punto bisognerà fermarsi. Perché la ricerca dei soldi si fa sempre più complessa e perché, numeri alla mano, gli aiuti rischiano di non essere convenienti, almeno non più di tanto. Dal 18 marzo, quando ha approvato il primo taglio delle accise sui carburanti in risposta all’aumento dei prezzi, il governo non si è mai interrogato su quando interrompere gli sconti al distributore. Nelle ultime ore sì. A cinque giorni dalla scadenza della terza proroga, un nuovo allungamento è a rischio.
Non è tanto una questione di risorse: dal 10 giugno, infatti, l’extragettito Iva di maggio potrebbe garantire nuove coperture. Nel frattempo, dal 7 al 10, ci sarebbero margini per attingere ancora dal bilancio dello Stato evitando così un “buco”.


I dubbi dell’esecutivo nascono da altro. Il ragionamento recita grosso modo così: ha ancora senso spendere milioni di euro per una misura che, riproposta più volte, rischia di creare assuefazione tra i beneficiari a fronte di un vantaggio non così considerevole? In ambienti di maggioranza si cita un precedente: il taglio delle accise varato dal governo Draghi nel 2022, in risposta all’impennata dell’inflazione energetica causata dalla guerra in Ucraina. Quando nell’autunno dello stesso anno arrivò a palazzo Chigi, Giorgia Meloni decise di ridimensionare la misura, prima di eliminarla definitivamente.
In vista del Consiglio dei ministri di giovedì, l’ultimo utile prima della scadenza degli sconti del 6 giugno, la riflessione in corso nel governo è tutta concentrata qui. In sintesi: è arrivato il momento di ripristinare le aliquote ordinarie delle accise su benzina e diesel? Il partito del sì tira in ballo le ultime rilevazioni alla pompa del ministero delle Imprese: ieri, infatti, il prezzo medio del gasolio in modalità self è stato di 2,008 euro al litro, appena sopra la soglia psicologica dei 2 euro. E questo a fronte di uno sconto in vigore di 10 centesimi. Insomma – è la tesi – la mancata proroga non sarebbe un azzardo anche perché – è la conclusione – in altri Paesi europei il costo dei carburanti è più elevato.


Il fronte del no, invece, spinge per un nuovo intervento, seppure limitato. La mediazione tra le due linee guarda agli aiuti selettivi, in linea con le raccomandazioni di Fmi e Bankitalia. Un altro aspetto finito sotto esame riguarda infatti l’impatto del taglio orizzontale delle accise, che avvantaggia i più abbienti. Sempre via Nazionale, infatti, ha spiegato che «oltre la metà dei benefici» sono «a favore di quelli che si collocano negli ultimi due quinti della distribuzione del reddito». Ecco perché è rispuntata l’ipotesi di un buono benzina per i redditi bassi. Verrebbe caricato sulla carta Dedicata a te, la prepagata per gli acquisti di beni alimentari di prima necessità per chi ha un Isee fino a 15mila euro.
La traccia della selettività riguarda anche i buoni energia per le bollette da finanziare con i fondi di coesione. Ma la contrarietà dei governatori alla rimodulazione delle risorse complica il quadro. I tempi appaiono lunghi. Prima c’è il nodo del taglio delle accise da risolvere. La scelta è politica. Come politica è la mossa della maggioranza in vista della risposta della Commissione Ue alla richiesta del governo di estendere la flessibilità del Patto all’energia. Mercoledì, a ridosso della decisione di Bruxelles, l’aula della Camera discuterà la mozione di Fratelli d’Italia, Lega, FI che chiede di insistere proprio sulla flessibilità.
Source link




