Cultura

Svelato il titolo ufficiale (e ironico) del sequel di C’era una volta a Hollywood con Brad Pitt

C’è un incontro che sembrava impossibile, una di quelle collaborazioni che i cinefili sognavano ma nessuno osava sperare davvero. Quentin Tarantino scrive, David Fincher dirige, Brad Pitt interpreta. Tre titani del cinema contemporaneo, tre visioni autoriali potentissime, unite per riportare sullo schermo uno dei personaggi più amati degli ultimi anni: Cliff Booth, lo stuntman dal cuore d’oro e dai muscoli d’acciaio che valse a Pitt l’Oscar come miglior attore non protagonista nel 2020.

Netflix ha finalmente svelato il titolo ufficiale del progetto: The Further Mis-Adventures of Cliff Booth, traducibile come “Le nuove disavventure di Cliff Booth“. Un titolo che già anticipa il tono ironico e irriverente del film, fedele allo spirito tarantiniano ma filtrato attraverso l’estetica chirurgica e ossessiva di Fincher. La scelta della parola “mis-adventures“, con quel prefisso che suggerisce errori, problemi, guai, promette un viaggio tutt’altro che lineare nella Hollywood degli anni Settanta.

Il film ci riporterà nel mondo di C’era una volta a Hollywood, ma otto anni dopo gli eventi raccontati da Tarantino nel 2019. Siamo nel 1977 e la città dei sogni che aveva conosciuto Cliff è profondamente cambiata. L’era degli studios classici sta tramontando, il Nuovo Cinema Americano ha già riscritto le regole del gioco, e lo stesso Cliff ha dovuto reinventarsi. Non più semplice stuntman, ma come fixer per uno studio hollywoodiano, una figura nell’ombra che risolve problemi delicati, quelli che non possono finire sui giornali. Un mondo distante molto più serio e oscuro rispetto a quello solare del primo film, ma che si sposa perfettamente con il cinema di David Fincher, fatto di inquadrature geometriche, luci fredde, ritmo ipnotico e un pessimismo di fondo che permea ogni suo lavoro.

Il breve teaser mostrato da Netflix in questi giorni aveva già lasciato intravedere questa direzione: immagini notturne, atmosfere noir, una Los Angeles luccicante ma minacciosa. Cliff Booth seduto in una Cadillac anni Settanta, la sigaretta tra le labbra, lo sguardo indurito da otto anni in più di vita vissuta. Non più il giovane leone al servizio di Rick Dalton, ma un uomo che ha imparato a navigare le zone grigie del sistema.

C’era una volta a Hollywood – Sony Pictures

La vera domanda che aleggia su questo progetto è se riuscirà a esistere come opera autonoma o se resterà per sempre legato al film che l’ha preceduto. C’era una volta a Hollywood era un punto di arrivo per Tarantino, una lettera d’amore al cinema della sua giovinezza, un’elegia per un mondo perduto. Questo nuovo film rischia di essere percepito come un’appendice, un cash-grab mascherato da operazione d’autore. Oppure, nelle mani di Fincher, potrebbe trasformarsi in qualcosa di completamente diverso: non un sequel nostalgico ma un capitolo nuovo, una riflessione su cosa significa invecchiare in un’industria che divora i suoi figli.

Netflix ha scommesso forte, Fincher ha accettato la sfida, Tarantino ha affidato a un altro autore il suo personaggio più amato. Brad Pitt deve dimostrare ancora una volta che Cliff Booth non era solo un colpo di fortuna, ma un personaggio destinato a restare nell’immaginario collettivo. Il 25 novembre , dove uscirà prima in sala per due settimane e poi il 23 Dicembre in streaming, sapremo se questa combinazione impossibile ha funzionato, se l’incontro tra due giganti del cinema contemporaneo ha generato qualcosa di memorabile o semplicemente un esperimento interessante ma incompiuto.


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