Lazio

svastiche e croci celtiche a pochi giorni dal 25 Aprile

Non è solo vandalismo, è un segnale. Un guanto di sfida lanciato nel cuore della notte contro l’istituzione che, per definizione, dovrebbe essere il tempio della tolleranza.

All’Istituto Livia Bottardi, nel quadrante Est della Capitale, i muri sono tornati a parlare la lingua dell’odio. Svastiche, fasci littori, croci celtiche e la firma, inequivocabile, di Forza Nuova.

Il tempismo non è casuale: l’incursione arriva a meno di una settimana dalla Festa della Liberazione, in un clima di tensione crescente che vede ancora una volta le scuole come trincea ideologica.

Lo sfregio dopo la riqualificazione

Ciò che rende l’episodio ancora più amaro è il contesto. Solo sabato scorso, quel medesimo muro era stato il centro di un evento di segno opposto.

La Rete degli Studenti Medi aveva organizzato un presidio antifascista per ripulire le superfici, cancellando precedenti scritte neonaziste e restituendo decoro e dignità all’ingresso del plesso scolastico.

Un gesto di partecipazione collettiva che i militanti dell’estrema destra hanno voluto “punire” con una nuova ondata di vernice spray. «Avevamo riqualificato quello spazio proprio per dare un segnale di cura», spiegano dal sindacato studentesco, «ma quanto accaduto stanotte è un atto provocatorio contro chiunque scelga la via della democrazia».

Il ritorno dello squadrismo grafico

La comparsa della firma di Forza Nuova – organizzazione già finita al centro delle cronache nazionali per l’assalto alla sede della CGIL – riaccende i riflettori sulla persistenza di certe pratiche politiche nel quadrante est. Non si tratta di semplici “ragazzate”, ma della rivendicazione di una simbologia che richiama direttamente il periodo più buio della storia italiana.

“La scuola deve essere un presidio invalicabile” commentano gli studenti. “Questa è una minaccia concreta ai valori antifascisti su cui si fonda la nostra convivenza civile.”

La reazione del territorio

L’episodio ha immediatamente sollevato un’ondata di solidarietà da parte di associazioni, residenti e forze politiche locali. L’obiettivo ora è duplice: cancellare nuovamente i simboli della vergogna prima delle celebrazioni del 25 Aprile e chiedere un monitoraggio più stretto davanti agli istituti sensibili.

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