Summa: «Bloccano il referendum sui vitalizi»
Summa all’attacco della maggioranza in Regione a nome del comitato promotore: Bloccano il referendum sui vitalizi». Sconcerto per la pioggia di emendamenti che minaccia la consultazione.
«Il centrodestra vuole bloccare il referendum contro i vitalizi e ogni altro referendum. Questo è il significato degli oltre cinquanta emendamenti alla proposta di legge sugli istituti di partecipazione democratica: un accanimento che serve soltanto a fare piazza pulita dei diritti politici dei cittadini lucani». A denunciarlo ieri 26 aprile 2026 è stato Angelo Summa, a nome del comitato promotore del referendum per l’abrogazione del nuovo sistema previdenziale per i consiglieri regionali lucani.
L’ACCUSA DI OSTRUZIONISMO CONTRO LA DEMOCRAZIA DIRETTA
A scatenare la reazione di Summa, che è anche segretario regionale Spi Cgil, sono state le notizie apparse ieri su Quotidiano della Basilicata e Fatto Quotidiano. A proposito della pioggia di emendamenti a firma dei capigruppo di FdI e Lega in Consiglio regionale, che sta prolungando i tempi di approvazione del regolamento richiesto dalla Consulta di garanzia statutaria per dar corso agli istituti di democrazia diretta previsti nella “Carta” regionale, e mai attuati. «Davanti alla giusta indignazione popolare contro il privilegio inaccettabile del vitalizio, Fratelli d’Italia e Lega lo difendono con le unghie e con i denti, togliendo al popolo il diritto di votare su una spesa aggiuntiva di 2mila euro al mese per ogni consigliere, sottratta al bilancio del Consiglio regionale».
SUMMA SUL REFERENDUM DEI VITALIZI: LA STRATEGIA DEL CENTRODESTRA PER BLOCCARE IL VOTO
Aggiunge Summa, animatore del comitato composto Così il composto assieme ad altri sindacalisti della Cgil, Michele Sannazzaro, Eustachio Nicoletti, Giovanna Galeone e Nunzia Armento, più esponenti della società civile come il referente di Libera Basilicata Rosario Gigliotti, il presidente di Arci Basilicata Paolo Pesacane, e l’attore-regista Ascanio Donadio, e i coordinatori regionali di Verdi e Sinistra Italiana , Gianni Rondinone e Donato Lettieri.
«Quando la Consulta regionale per le garanzie statutarie ha dichiarato inammissibile la nostra proposta referendaria perché il Consiglio regionale aveva nel frattempo cambiato la legge, abbiamo preparato un nuovo quesito e chiesto dei chiarimenti sulla procedura». Prosegue il segretario Spi Cgil. «La Consulta aveva affermato, infatti, che il referendum abrogativo si può tenere, nonostante alcune difficoltà normative. Adesso l’obiettivo del centrodestra è approvare una nuova legge sui referendum prima che la Consulta ci fornisca i chiarimenti richiesti, per impedire il voto sui vitalizi. Un atto gravissimo e senza precedenti, una sospensione definitiva della democrazia».
GLI EMENDAMENTI SUI QUORUM E LA CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA
«Ci mobiliteremo per impedire questo attacco diretto alla democrazia e alla partecipazione». Conclude Summa a nome del comitato. «Esigiamo una risposta degli organi competenti alla nostra richiesta di chiarimenti e pretendiamo che nessuno faccia ostruzione contro il diritto di voto dei cittadini». Tra gli emendamenti presentati al regolamento attuativo degli istituti di partecipazione democratica previsti dallo Statuto regionale si parla persino di quorum rialzato, dal 33% alla maggioranza degli aventi diritto al voto, ed effetti limitati per salvare i mini-vitalizi dei consiglieri regionali in carica. L’emendamento numero 26 a firma del capogruppo FdI Michele Napoli, infatti, prevede che «l’attivazione degli istituti di partecipazione disciplinati dalla presente legge non determina, salvo espressa previsione normativa, la sospensione automatica di procedimenti, programmi, atti di spesa o attività amministrative già avviate».
SUMMA SUL REFERENDUM DEI VITALIZI: TUTELA DEGLI ATTI DI SPESA E DISINCENTIVI AI PROMOTORI
Dunque in caso si abrogazione referendaria della norma sui vitalizi non si potranno intaccare non solo i diritti in senso stretto, cioè quelli già acquisiti, ma anche quelli in via di acquisizione. Tipo quelli dei consiglieri che a maggio comunicheranno se intendono accedere o meno al nuovo sistema previdenziale a giugno dovrebbero iniziare a versare i contributi a loro richiesti per accedere alla pensioncina da 600 euro al mese al compimento del 65simo anno d’età (grazie a una generosa integrazione a carico dei cittadini).
IL NODO DELLE PREROGATIVE DEGLI ORGANI ELETTIVI
Un altro emendamento proposto dal capogruppo meloniano punta a disincentivare le iniziative referendarie colpendo al portafogli chi dovesse osare avviarsi lungo questa strada. «E’ soppressa ogni previsione di accollo generalizzato da parte della Regione di imposte, tasse o altri oneri fiscali eventualmente gravanti sui soggetti promotori, salvo i soli casi espressamente previsti dalla normativa statale o regionale vigente». Questo il testo al vaglio delle commissioni competenti.
Un altro emendamento ancora, invece, rischia di ingenerare contenziosi a non finire perché prevede che «gli istituti disciplinati dalla presente legge non possono essere interpretati o applicati in modo tale da comprimere le prerogative degli organi elettivi regionali né da determinare aggravamenti procedimentali non strettamente necessari». Poiché per «prerogative» dei consiglieri regionali talora si intende anche il trattamento economico a loro spettante, quindi, qualcuno potrebbe pensare all’esclusione delle loro pensioncine dalle materie per cui è possibile proporre un referendum abrogativo.
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