Coldiretti Calabria in protesta. Economia sotto pressione, campi in rivolta e barche ferme
La guerra non è solo bombe e droni che cancellano pezzi di civiltà. La guerra è anche motori che si fermano e conti che non tornano dentro le case e gli stabilimenti delle imprese. Dallo stretto di Hormuz alla Calabria, la linea della crisi è continua con il carburante che aumenta, i fertilizzanti che rincarano, le filiere che si spezzano sotto il peso delle speculazioni. Qui il prezzo delle bombe e dei droni passa dalla terra al mare e presenta un conto salato per l’economia regionale.
Sabato notte sono partiti dozzine di pullman verso il Brennero: agricoltori, dirigenti, bandiere gialle. La delegazione di Coldiretti Calabria, guidata dal presidente Franco Aceto e dal direttore, Francesco Cosentini, ha attraversato l’Italia per portare una protesta che è insieme economica e politica. «Abbiamo bisogno della pace», continua a ripetere Aceto, perché «sono i campi i primi a pagare quando si chiudono le rotte e si impennano i prezzi».
Energia, gasolio, fertilizzanti, ogni voce è cresciuta, comprimendo margini già ridotti. E mentre i costi salgono, sugli scaffali entrano prodotti stranieri che diventano “italiani” grazie a quello che Coldiretti definisce «artificio normativo», che permette di tagliare reddito e fiducia.
Oggi, la manifestazione nel luogo (il Brennero) simbolo dell’ingresso delle merci straniere nel nostro Paese, per difendere il reddito degli agricoltori e del diritto dei cittadini a un cibo sicuro e senza inganni. L’obiettivo è garantire piena trasparenza in etichetta sull’origine degli alimenti e chiedere la modifica della norma del codice doganale che, attraverso il principio dell’ultima trasformazione sostanziale, consente di far diventare italiano un prodotto che italiano non è.
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