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Sull’assedio dei coloni a Qusra ecco la proposta di Giorgio Gori: pregare (su Twitter). Tajani condanna ma rimanda le decisioni all’Europa

Se da mesi il governo Meloni è sotto accusa per l’atteggiamento timido nei confronti di Israele e delle sue opere ed omissioni a Gaza e in Cisgiordania, l’alternativa la dà Giorgio Gori, l’eurodeputato del Pd, esponente della corrente cosiddetta “riformista” che un giorno sì e l’altro sì chiede chiarimenti e certezze alla segreteria del partito sulla politica estera. Scrive Gori su X commentando l’assedio dei colonie al villaggio di Qusra: “Poche persone mi fanno orrore come i coloni suprematisti ebrei. Pazzi fanatici, crudeli criminali. Prego perché il voto di ottobre li metta all’angolo, e così chi li protegge, e gli uni e gli altri abbiano a pagare per le loro violenze. Prego perché Israele possa riscattarsi da questa immensa vergogna”. Finalmente è chiara la proposta dei riformisti del Pd: davanti alla sciagura del governo Netanyahu, dello strazio della Striscia di Gaza e dello scandalo dei coloni in Cisgiordania la strada è pregare su Twitter.

Nel frattempo, certo, si è dovuto attendere un po’ prima di sapere quale fosse la linea del governo Meloni su ciò che è successo a Qusra. Per giorni il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha toccato, legittimamente, tutti i temi più importanti di politica internazionale e ha diligentemente informato sul terremoto in Indonesia, ha di nuovo polemizzato nell’ambito della barbosa partita di padel con la Spagna su Ceuta, ha onorato com’è giusto che sia le vittime del Ponte Morandi, ha perfino chiamato al telefono la formidabile nuotatrice azzurra Sara Curtis, avendo evidentemente a disposizione un po’ di tempo. Ma dopo giorni di notizie di aggressioni dei coloni al villaggio di Qusra, in Cisgiordania, la posizione dell’esecutivo è arrivata ieri, con una frase di poche parole all’interno di un’intervista al Corriere della Sera: “Inaccettabile e sanzionabile l’atteggiamento aggressivo dei coloni israeliani, in sede europea decideremo le misure da prendere”. Per il resto la Farnesina si è limitata a far sapere che stava “monitorando” la situazione quando in mezzo alla storia di Qusra sono spuntati alcuni cittadini italiani, allontanati dalla zona (“evacuati”, con il linguaggio dell’Idf). Insomma ci penserà l’Europa chissà come, chissà quando. L’Unione Europea ha approvato sanzioni mirate contro organizzazioni e leader di coloni israeliani estremisti responsabili di violenze in Cisgiordania, ma non ha mai adottato sanzioni economiche o commerciali generali contro lo Stato d’Israele, a causa della mancanza di un’unanimità politica tra i 27 Stati membri. A mettere il veto, com’è stato più volte ricostruito, è stata anche l’Italia.

Nel frattempo si sono espressi tutti. Addirittura l’ambasciatore americano in Israele Mike Huckabee – non certo un nemico dello Stato ebraico – ha parlato di “atti ripugnanti di terrorismo”. La Spagna ha condannato e chiesto al governo di Netanyahu di intervenire per proteggere la popolazione, mentre la Francia ha chiesto senza mezzi termini a Israele di arrestare e processare i coloni protagonisti dell’assalto. L’estremo del paradosso è toccato dal fatto che a condannare i fatti di Qusra è stato prima dell’Italia non solo e non tanto il rivale di Netanyahu alle elezioni Gadi Eisenkot (“È il risultato di una politica irresponsabile, di un governo gestito con impotenza e irresponsabilità” dice) ma perfino il capo del “Consiglio Yeshà“, organizzazione che riunisce tutti i cosiddetti “insediamenti” israeliani in Cisgiordania: “Quello che sta accadendo a Qusra è grave e non rispecchia il nostro modo di agire. Non c’è posto per decidere privatamente di costruire ‘una collina’ nel cortile di una casa, nemmeno quando si tratta di un’abitazione abusiva o di un tentativo di prendere il controllo dell’area. Non c’è alcuna giustificazione per la violenza contro persone innocenti o contro le forze di sicurezza”.

L’Europa, dunque, dice Tajani. L’altro giorno l’Ue ha ribadito che “non abbiamo altro da aggiungere oltre alla nostra posizione precedente, ovvero che la violenza dei coloni, le intimidazioni e la distruzione di armi e beni devono cessare, e chiediamo a Israele di intraprendere azioni concrete per prevenire la violenza dei coloni e garantire che gli autori di questi crimini siano chiamati a risponderne”. Certo, Bruxelles poi quando deve passare dal dire al fare non attraversa mai il mare.

In una prima versione di questo articolo era scritto erroneamente che l’Italia non si era espressa su quanto accaduto a Qusra. In realtà il ministro Tajani ha condannato i fatti rispondendo brevemente a una domanda nel corso di un’intervista sul Corriere della Sera del 15 agosto. L’inizio delle violenze è stato l’11 agosto.

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