Sulla giustizia civile il peso delle domande di asilo
La vera emergenza della giustizia civile rischia di essere la gestione da parte degli uffici giudiziari delle richieste di protezione internazionale. A renderlo evidente sono i numeri dell’ufficio studi del Csm che attestano l’esplosione delle domande: infatti a fronte di una capacità di smaltimento che è rimasta, nella sostanza, stabile nel periodo 2019-2025, intorno al valore medio di circa 35mila procedimenti annui, le sopravvenienze hanno subito invece un notevole aumento, passando dalle circa 38mila del 2023 alle circa 80mila del 2025.
Un andamento che, sottolinea il Csm, ha prodotto inevitabili ripercussioni sulle pendenze, anch’esse raddoppiate nello stesso periodo (dalle circa 67mila del 2023 alle circa 133mila del 2025). Con il Consiglio superiore che mette nero su bianco come «dall’analisi in questione emerge che, al ritmo dei circa 40mila procedimenti definiti nel 2025, occorrerebbero più di tre anni per smaltire l’intero arretrato accumulato al 31 dicembre 2025».
Il nuovo Patto Ue
Ad aggravare la criticità c’è poi l’entrata in vigore a giugno scorso del Patto dell’Unione europea sulla migrazione e l’asilo. Infatti, per effetto della decisione della Commissione europea del 5 agosto 2024 all’Italia è assegnato un numero obbligatorio di 16.032 procedure di frontiera per il primo anno (giugno 2026-giugno 2027), che diventeranno 24.048 nell’anno successivo e 32.064 a regime (da giugno 2028 in avanti). Si tratta del 26,7% di tutte le procedure di frontiera dell’intera Unione europea.
Una progressione che mette evidentemente sotto forte pressione gli uffici giudiziari, soprattutto alcuni e ampliando la prospettiva all’incidenza della protezione internazionale sulla complessiva materia civile. Nella tabella sotto, il focus è sulle sopravvenienze, ma non molto differenti sono gli esiti delle pendenze. Così, a Bologna i procedimenti in materia di immigrazione costituiscono oltre il 30% delle complessive pendenze civili, a Trieste (la sede con i numeri più critici) si tocca il 50%, ma distretti di Corte d’appello come Milano e Torino sfiorano il 20 per cento.
Le risorse
Per questo è centrale il nodo delle risorse, tema sul quale lo stesso Csm insiste con enfasi. Nelle Linee guida approvate nell’ultimo plenum prima della pausa estiva (nelle quali sono contenute le analisi statistiche Corte d’appello per Corte d’appello), l’accento è messo infatti sulle sollecitazioni al ministero della Giustizia, che ha definito una disciplina di intervento con gli ultimi decreti legge che hanno istituito l’ufficio del processo stralcio per affrontare l’emergenza pendenze, alla luce delle garanzie che il quadro comunitario esige per il trattamento di ogni richiesta di protezione internazionale.
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