Suicidio assistito in Francia: cosa consente la nuova legge – ViPiù alias VicenzaPiù

La Francia ha promulgato la legge sull’aiuto a morire, subordinata a cinque condizioni cumulative e a una procedura medica collegiale. Il suicidio assistito in Francia sarà operativo dopo i decreti attuativi. Diego Silvestri richiama il divario con l’Italia e il voto atteso in Veneto.
Suicidio assistito in Francia: una legge approvata dopo quattro anni di confronto
La Francia ha introdotto nel proprio ordinamento il diritto all’“aiuto a morire”. La legge è stata approvata definitivamente dall’Assemblea nazionale il 15 luglio 2026 con 291 voti favorevoli, 241 contrari e 29 astensioni, validata il 14 agosto dal Consiglio costituzionale e promulgata dal presidente Emmanuel Macron il 18 agosto. La pubblicazione sul Journal officiel è avvenuta il giorno successivo; per l’applicazione effettiva saranno ora necessari i decreti attuativi.
Il percorso è stato preceduto da una Convenzione sul fine vita composta da 184 cittadini estratti a sorte e da un lungo confronto parlamentare. Il resoconto ufficiale dell’Assemblea nazionale sottolinea che si tratta di un diritto aggiuntivo e non sostitutivo delle cure palliative.
Chi potrà accedere all’aiuto a morire
Il suicidio assistito in Francia sarà consentito soltanto quando ricorreranno cinque condizioni cumulative. La persona dovrà:
- essere maggiorenne;
- avere la cittadinanza francese oppure risiedere stabilmente e regolarmente in Francia;
- essere affetta da una malattia grave e incurabile che comprometta la prognosi vitale;
- trovarsi in una fase avanzata o terminale della patologia;
- soffrire in modo refrattario ai trattamenti o ritenuto insopportabile.
La domanda dovrà inoltre essere personale, libera, informata e confermata durante la procedura. La valutazione sarà affidata a un medico con il contributo di un collegio multiprofessionale. L’interessato potrà ritirare la propria richiesta in qualsiasi momento.
Il principio generale è l’autosomministrazione della sostanza letale alla presenza di un sanitario. Soltanto quando il paziente sia fisicamente impossibilitato a compiere il gesto potrà intervenire un medico o un infermiere.
Cosa la legge non permette
Non potranno accedere alla procedura i minorenni né le persone incapaci di manifestare una volontà libera e consapevole. La domanda non potrà essere anticipata attraverso le disposizioni di fine vita né delegata a familiari o altre persone.
La vecchiaia, la disabilità o una sofferenza esclusivamente psichiatrica non costituiscono da sole requisiti sufficienti. Nessun sanitario sarà obbligato a partecipare: la legge riconosce una specifica clausola di coscienza. Il modello francese, quindi, non introduce un’eutanasia disponibile su semplice richiesta, ma un percorso eccezionale sottoposto a condizioni mediche e controlli rigorosi.
Silvestri: «L’Italia è attorniata da paesi civili»

Diego Silvestri, coordinatore della cellula Vicenza-Padova e componente del Consiglio generale dell’Associazione Luca Coscioni, collega il passaggio francese alla discussione che riprenderà in Veneto:«Per quanto riguarda la legge in Francia, mi vien da dire che l’Italia è attorniata da paesi civili. Alla legge francese ha contribuito una assemblea di cittadini estratti a sorte, democrazia partecipata impensabile in Italia, ed è stata udita un’associazione come la Ass Luca Coscioni quale esperta e portatrice di interesse nella materia del fine vita. In Veneto a settembre vedremo da che parte han deciso di stare i nostri rappresentanti, che su questo tema non rappresentano i loro elettori».
Il riferimento è alla proposta “Liberi Subito”, attesa nuovamente in Consiglio regionale. Come abbiamo già scritto, Silvestri considera decisivo il livello regionale davanti all’inerzia del Parlamento nazionale.
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