Su Prime Video, Mark Wahlberg dà un’ottima prova in questo film che tutti hanno dimenticato
Prime Video ha recentemente aggiunto al suo catalogo Patriots Day – Caccia all’uomo, film del 2016 diretto da Peter Berg che rappresenta una testimonianza cristallina di cosa significhi vedere Mark Wahlberg al massimo delle sue capacità attoriali. Un’occasione preziosa per riscoprire un interprete che, negli ultimi anni, sembra aver smarrito la bussola della qualità, scivolando tra progetti dimenticabili e flop commerciali che hanno appannato una carriera un tempo luminosa. La parabola di Wahlberg è emblematica. Partito negli anni Novanta con Renaissance Man, l’attore ha costruito la sua reputazione con scelte coraggiose e collaborazioni prestigiose: da Fear al fianco di Reese Witherspoon fino all’acclamato Boogie Nights di Paul Thomas Anderson, dove ha dimostrato un talento drammatico inaspettato per chi lo conosceva solo come rapper. Quella capacità di sorprendere, di abitare personaggi complessi con naturalezza disarmante, sembrava destinata a definire un’intera carriera.
Eppure, scorrendo la filmografia recente, il panorama si fa desolante. Certo, qualche sprazzo di luce come Arthur the King del 2024, ma sono eccezioni che confermano una regola scomoda: gli ultimi anni hanno visto una sequenza imbarazzante di fallimenti artistici e commerciali. Film dimenticati prima ancora di uscire dalle sale, scelte produttive discutibili, personaggi bidimensionali che non rendono giustizia alle sue potenzialità. Come se qualcosa si fosse inceppato nel meccanismo. Patriots Day arriva quindi come un promemoria necessario, quasi doloroso nella sua efficacia. Il film racconta la tragedia del Boston Marathon Bombing del 14 aprile 2013, quando due bombe esplosero durante la maratona cittadina, seminando morte e terrore. La narrazione mescola abilmente realtà storica e finzione: Wahlberg interpreta il sergente Tommy Saunders del dipartimento di polizia di Boston, personaggio inventato che funziona come rappresentante composito dei veri primi soccorritori presenti quel giorno.
La performance di Wahlberg in Patriots Day è stata accolta con un 86% su Rotten Tomatoes, dato che testimonia non solo la qualità del film ma l’efficacia del suo lavoro attoriale. Qui non ci sono guizzi narcisistici o protagonismi soffocanti: c’è un attore maturo che serve la storia, che sa quando ritirarsi e quando occupare lo schermo, che bilancia vulnerabilità e determinazione con un controllo millimetrico del registro emotivo. Guardare Patriots Day oggi significa confrontarsi con una domanda scomoda: dove è finito questo Mark Wahlberg? Quello capace di ancorare una narrazione complessa, di portare credibilità a materiale difficile, di essere contemporaneamente everyman e eroe senza scadere nella caricatura? La risposta probabilmente risiede nelle scelte produttive degli ultimi anni, nella tentazione di progetti commerciali facili, nel progressivo allontanamento da registi e sceneggiature di sostanza. Il film di Berg dimostra che il talento non è evaporato, semplicemente è stato mal indirizzato.
Wahlberg possiede ancora gli strumenti per essere un interprete rilevante nel panorama hollywoodiano contemporaneo, ma serve la volontà di tornare a rischiare, di affidarsi a progetti che abbiano qualcosa da dire oltre al mero intrattenimento mordi e fuggi. Patriots Day funziona anche come cinema civico, quel genere di racconto che trasforma una tragedia collettiva in narrazione condivisa, elaborazione pubblica del trauma. Non cade nella retorica patriottarda né nella spettacolarizzazione del dolore: rispetta le vittime, onora i soccorritori, racconta il male senza compiacersene. È cinema adulto, responsabile, quello che dovrebbe essere la norma ma che è diventato raro in un’industria sempre più infantilizzata.
La disponibilità su Prime Video rende questo recupero particolarmente accessibile. In un’epoca di scrolling infinito e attenzione frammentata, Patriots Day chiede concentrazione e restituisce coinvolgimento autentico. Non è intrattenimento passivo: è un’esperienza che lascia il segno, che ricorda perché il cinema può ancora essere uno strumento potente di comprensione e memoria collettiva. Per chi ha seguito la carriera di Wahlberg con affetto e crescente disillusione, questo film rappresenta una sorta di boccata d’ossigeno. La prova tangibile che l’attore non è perduto, solo temporaneamente smarrito. Resta da vedere se questa riscoperta in streaming possa fungere da stimolo, da spinta verso scelte future più consapevoli. Il talento c’è, dimostrato nero su bianco in Patriots Day. Manca solo la voglia di utilizzarlo di nuovo al massimo delle sue potenzialità, lontano dalle sirene dei progetti facili e dalle tentazioni del box office a tutti i costi. Se sei fan di Mark Wahlberg, non puoi perdere questo film che sta spopolando su Netflix.
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