Storia di Marius, il 18enne greco con sindrome di Alagille salvato con un trapianto di fegato a Torino
Salvato con un trapianto di fegato eseguito in super-urgenza nazionale. Marius, un ragazzo greco di appena diciotto anni, è arrivato alle Molinette di Torino dopo un trasferimento a dir poco drammatico, compiuto con un volo militare dell’Aeronautica Militare Ellenica Patrasso – Pisa e un viaggio notturno in ambulanza fino a Torino sotto la pioggia torrenziale.
Marius soffre della sindrome di Alagille, una rara malattia genetica che danneggia progressivamente il fegato fino alla cirrosi epatica. Dopo essere già stato ricoverato ad Atene il maggio e ottobre scorsi, a novembre le sue condizioni erano precipitate: insufficienza epatica terminale, problemi renali trattati con dialisi, insufficienza respiratoria e un quadro di multiorgano compromesso. Viene trasferito in terapia intensiva a Patrasso, dove i medici capiscono che il tempo stava finendo e attivano l’Hellenic Transplant Organization che a sua volta attiva il protocollo di collaborazione con l’Italia.
Il Centro Nazionale Trapianti (diretto dal dottor Giuseppe Feltrin), immediatamente dirama la richiesta ai Coordinamenti Regionali italiani.
La disponibilità arriva dal Centro Trapianto Fegato di Torino, diretto dal professor Renato Romagnoli, attraverso il Centro Regionale Trapianti Piemonte – Valle d’Aosta (CRT, diretto dal dottor Federico Genzano Besso). Da quel momento si mette in moto una macchina complessa. Partito con un Aereo militare alle 18.30, costretto ad atterrare a Pisa per il maltempo, Marius viene poi traportato in ambulanza fino a Torino, e solo all’1.30 di notte viene ricoverato nella Rianimazione Centrale delle Molinette. La madre di Marius, Evangelia, assistita dall’ambasciata greca in Toscana, lo raggiunge poche ore dopo.
Le condizioni erano davvero critiche. «Il ragazzo sarebbe morto nel giro di una settimana», racconta il professor Romagnoli. «Era in insufficienza multiorgano, con il fegato ormai al termine del suo percorso. Abbiamo dovuto tirarlo fuori da una situazione disperata, e la mamma, Evy, una collega dentista, è stata davvero determinata e coraggiosa: si è battuta per poter dare al figlio un’opportunità di cura impossibile da ottenere in Grecia».
Meno di 60 ore dopo il suo arrivo in Italia, Marius è entrato in sala operatoria per un intervento durato nove ore. Il trapianto è andato a buon fine. Il ragazzo, molto piccolo per i suoi diciotto anni, aveva da tempo smesso di crescere: «Quando il fegato non funziona«, spiega Romagnoli «il corpo usa tutte le energie per sopravvivere. Non può crescere. È come costruire un edificio con un pilastro rotto: puoi restare in piedi al primo piano, ma non arriverai mai al decimo. Ora, con un fegato nuovo, potrà recuperare almeno in parte».
Una storia di collaborazione internazionale, competenza medica e determinazione familiare. «Un fegato trapiantato può durare tutta la vita», precisa il professore. «Se non ci sono complicanze, non ha una scadenza. Diversamente dal trapianto di rene, può accompagnare il paziente per sempre».
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