stop al divieto sulle infiorescenze di canapa

Riceviamo e pubblichiamo da Antonio Macchia, presidente di Alpaa Puglia
La Corte Suprema di Cassazione, quarta sezione penale – udienza 12 giugno 2026, deposito 8 luglio 2026 – è intervenuta esattamente dove il Governo Meloni si è ostinato a non ascoltare, sordo ai gridi d’allarme di un intero settore ma anche ai precedenti pronunciamenti e alle sentenze che avevano indicato chiaramente la via del diritto. Come Alpaa Puglia sentiamo il dovere di intervenire pubblicamente per dare la massima risonanza e la trasparenza che merita a questa storica decisione, squarciando il velo di silenzio che lo stesso governo vorrebbe cavalcare sulla vicenda.
Con questo provvedimento, la Suprema Corte ha annullato l’ordinanza che vietava la restituzione di infiorescenze di canapa industriale già analizzate e dichiarate prive di efficacia drogante. I Giudici hanno così dovuto ricordare al legislatore un principio elementare dello Stato di diritto: non si può sequestrare ciò che non è offensivo.
È il fallimento logico e giuridico di un Decreto Sicurezza che ha preferito ignorare la realtà dei fatti e i pregressi orientamenti della magistratura, trascinando un’eccellenza agricola in una crociata ideologica fondata sulla paura, con il solo risultato di mettere in ginocchio lo sviluppo buono e l’innovazione dei nostri territori.
Da anni Alpaa Puglia denuncia, tra l’altro, come sia stata scelta la strada della propaganda più becera, equiparando una filiera a un problema di ordine pubblico e criminalizzando il lavoro delle aziende, piccoli produttori e – in molti casi – giovani agricoltori. Questa cecità politico/istituzionale si sta ora scontrando con il muro della Costituzione e del Diritto Europeo: i tribunali di Brindisi e Trani hanno sollevato la questione davanti alla Corte Costituzionale, ravvisando evidenti profili di illegittimità della norma; Il Consiglio di Stato ha investito della questione la Corte di Giustizia dell’UE, evidenziando il rischio di violazione della libera circolazione delle merci; la Commissione Europea ha parallelamente avviato una valutazione formale sulla compatibilità del Decreto con il diritto dell’Unione.
Cassazione, giudici di merito e istituzioni europee convergono su un punto essenziale: la legalità si tutela applicando il diritto, non piegando un’intera filiera produttiva, sacrificando il lavoro dei giovani, per una cinica speculazione politica. Ora la parola passa alla Corte Costituzionale. Nessun decreto può cancellare il valore di una filiera pulita: Alpaa resterà in prima linea per tutelare una filiera che genera occupazione, innovazione e sostenibilità ambientale, restituendo al settore la certezza che merita.
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