Statuto Regione Calabria, il Governo promuove le modifiche
Il Governo ha approvato le modifiche allo Statuto della regione Calabria: non sarà impugnata la revisione che allarga la Giunta e introduce i sottosegretari
LA modifica dello statuto calabrese, che ha previsto l’ampliamento a 9 membri della Giunta e la possibilità di nominare sottosegretari, supera la prova del Governo nazionale. Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro per gli affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli, ha deliberato di non impugnare la legge di revisione statutaria approvata dal Consiglio regionale calabrese, in seconda lettura, lo scorso 29 gennaio.
La modifica della ‘costituzione’ calabrese supera così lo scoglio principale. O, meglio, l’unico scoglio dal momento che in parallelo il Consiglio regionale calabrese nelle settimane scorse ha messo mano anche alla legge che disciplina il referendum confermativo sullo statuto. Facciamo un passo indietro per capire di cosa stiamo parlando.
La Costituzione italiana, all’articolo 123, prevede per gli statuti regionali – in modo più o meno analogo a quanto avviene per la nostra Carta fondamentale – un iter di approvazione aggravato. «Lo statuto – dice la Costituzione – è approvato e modificato dal Consiglio regionale con legge approvata a maggioranza assoluta dei suoi componenti, con due deliberazioni successive adottate ad intervallo non minore di due mesi».
Il Governo, poi, «può promuovere la questione di legittimità costituzionale sugli statuti regionali dinanzi alla Corte costituzionale entro trenta giorni dalla loro pubblicazione». Infine, lo statuto regionale – dice la Costituzione – è sottoposto a referendum popolare qualora entro tre mesi dalla sua pubblicazione ne faccia richiesta un cinquantesimo degli elettori della Regione o un quinto dei componenti il Consiglio regionale».
In Calabria, l’aula di Palazzo Campanella ha invece da poco deciso – con i voti della maggioranza di centrodestra – che il referendum confermativo potrà esser richiesto solo in caso di approvazione di un nuovo statuto o di sua sostituzione integrale. Le leggi di revisione, invece, vengono escluse da questo passaggio. Poi ha fatto un mezzo passo indietro, richiamata dal Governo nazionale che paventava il rischio di una impugnativa, e ha precisato che a essere escluse dal referendum sono le leggi di revisione parziale che riguardano adeguamenti a nuove norme nazionali o modifiche organizzative.
La modifica di statuto fresca di approvazione rientra in queste categorie: l’allargamento della Giunta, in particolare, è stato previsto da una legge nazionale. Tirando quindi le fila di quanto detto finora, con il via libera del Governo la nuova legge di revisione dello Statuto su assessori e sottosegretari può essere già promulgata (in realtà la Regione lo aveva fatto, per errore, a gennaio, affrettandosi poi pochi giorni fa a fare un passo indietro), senza attendere i tre mesi per la richiesta di eventuale referendum.
Una volta in vigore, il presidente Occhiuto potrà rimetter mano alla Giunta e soddisfare le richieste degli alleati rimaste inevase: un assessore a ‘Noi Moderati’, rimasti a secco, e una seconda poltrona alla Lega. Per i sottosegretari bisognerà attendere ancora, invece, perché la Giunta dovrà definire una serie di aspetti: dall’indennità alla compatibilità o meno, nel caso di nomina interna, con il ruolo del consigliere. E tuttavia i dubbi degli esperti sulla recente novella legislativa che ha ritoccato la legge sul referendum, – e quindi l’iter di approvazione dello statuto regionale – non sono caduti. Neanche dopo la modifica che ha semplificato l’iter solo per alcuni tipi di revisioni parziali.
«Le mie perplessità restano – ci dice al telefono il costituzionalista Guerino D’Ignazio, professore emerito di diritto pubblico dell’Unical – Io continuo a ritenere illegittimo sottrarre alla possibilità di richiedere il referendum confermativo alcune leggi di revisione statutaria, perché non rispetta le previsioni dell’articolo 123 della Costituzione. Se per l’approvazione dello Statuto è prevista una procedura aggravata anche la modifica dello Statuto deve seguire un procedimento aggravato. Si rischia altrimenti un vizio d’origine su tutti gli atti che deriveranno da modifiche dello statuto non approvate secondo l’iter corretto. In questo caso, ad esempio, sulle nomine di nuovi assessori e di sottosegretari. Non si può escludere, quindi, che in futuro qualcuno, impugnando ad esempio proprio una nomina o un atto di un assessore o un sottosegretario, decida di rimettere in discussione la nuova legge calabrese sul referendum, ponendo, in via incidentale, la questione di legittimità costituzionale».
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