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Stardust – Neil Young – La canzone che Neil Young rubò ai Rolling Stones per raccontare il suo periodo più buio :: Gli Speciali di OndaRock

Ci sono artisti che cercano di nascondere le proprie influenze e altri che le dichiarano apertamente. Neil Young scelse una terza strada: costruire un’intera canzone su una melodia altrui e farne il simbolo del proprio crollo creativo e personale. Accadde in “Borrowed Tune”, uno dei brani più intimi e devastanti di “Tonight’s The Night” (1975), l’album nato come reazione alla morte di due persone fondamentali nella vita di Young: il chitarrista Danny Whitten, membro dei Crazy Horse, e il roadie Bruce Berry, entrambi vittime di overdose.

Il disco del dolore

L’intero “Tonight’s The Night” è attraversato da un senso di lutto, rabbia e disillusione. E “Borrowed Tune” segna uno dei momenti più drammatici del disco. Il biografo Johnny Rogan, nel volume “The Complete Guide to the Music of Neil Young”, sostiene addirittura che “Borrowed Tune” contenga l’interpretazione vocale di Young “più devastata” dell’intera raccolta. Un giudizio significativo, considerando che “Tonight’s The Night” è unanimemente considerato uno dei lavori più sofferti della sua carriera.
Nel brano – un requiem costruito su piano, armonica e la sua caratteristica voce sottile, dolente e nostalgica – il cantautore canadese utilizza una celebre melodia: quella di “Lady Jane”, una delle composizioni più raffinate dei Rolling Stones, scritta da Mick Jagger e Keith Richards e pubblicata nel 1966 nell’album “Aftermath“. Caratterizzata da un’atmosfera rinascimentale, grazie soprattutto al dulcimer suonato da Brian Jones, la canzone evoca l’Inghilterra elisabettiana e, secondo le interpretazioni più diffuse, potrebbe riferirsi a Jane Seymour, terza moglie di Enrico VIII, oppure a Lady Jane Grey, la giovane regina decapitata nel 1554.
Young non tenta minimamente di mascherare il “prestito”. Anzi, lo confessa apertamente nei versi stessi del brano:

I’m singin’ this borrowed tune, I took from the Rolling Stones
Alone in this empty room
Too wasted to write my own

Ovvero: “Sto cantando questa melodia presa in prestito, l’ho presa dai Rolling Stones. Solo in questa stanza vuota. Sono troppo fatto per scriverne una mia”. Non un omaggio o una provocazione, bensì una confessione di totale disarmo, il ritratto di un uomo che sente di aver perso perfino la capacità di scrivere una melodia originale.

Un plagio come dichiarazione artistica

Il prestito della melodia di “Lady Jane” non nasce dalla mancanza di idee, ma diventa parte integrante del significato stesso del brano. Se Young avesse nascosto il riferimento, probabilmente pochi se ne sarebbero accorti. Invece sceglie di renderlo esplicito, trasformando quello che potrebbe sembrare un plagio in una dichiarazione artistica. L’incapacità di comporre qualcosa di nuovo diventa così la dimostrazione concreta del suo stato psicologico. Il gesto di “rubare” una melodia racconta molto più efficacemente di qualsiasi metafora quanto l’autore si sentisse svuotato e privo di energie creative.
In un altro passaggio del brano canta:

I’m climbin’ this ladder, my head in the clouds
I hope that it matters, I’m havin’ my doubts

Ovvero: “Sto salendo questa scala, con la testa fra le nuvole. Spero che tutto questo abbia un senso, ma comincio ad avere dei dubbi”. Versi che riflettono una crisi esistenziale prima ancora che artistica. La “scala” può essere letta come la carriera e il successo raggiunto, ma Young si domanda se tutto ciò abbia davvero un significato. Se la morte arriva comunque per tutti, che senso ha continuare a scrivere canzoni?

Il paradosso di “Borrowed Tune” è proprio questo: l’ammissione del “furto” diventa essa stessa un gesto creativo. Lungi dal voler appropriarsi del lavoro dei Rolling Stones, Young utilizza quella melodia come prova tangibile del suo smarrimento, invece di limitarsi a raccontare di aver perso l’ispirazione, lo dimostra davanti all’ascoltatore.
Non è dato sapere quanto questa scelta fosse pianificata e quanto, invece, fosse nata spontaneamente nel corso delle registrazioni. Del resto, “Tonight’s The Night” non fu concepito come un album destinato al successo commerciale, né come un esercizio di stile. Le sedute di registrazione furono piuttosto uno sfogo collettivo, un modo per elaborare un dolore troppo grande per essere raccontato diversamente.

La rinascita nella disperazione

“Tonight’s The Night” è un album che trasuda dolore, il dolore di chi ha visto persone amate cadere nell’abisso del peccato senza più riemergerne. Ma la manifestazione della sofferenza è in questo caso catarsi e non semplice autocommiserazione; mezzo attraverso cui affrontare la perdita, toccare il fondo del barile per poi iniziare la risalita. Non sappiamo se Young vi sia realmente riuscito, fatto sta che “Tonight’s The Night” è uno di quei casi in cui arte e vita reale si compenetrano indissolubilmente, rendendo inesistente o quantomeno labile il confine tra mera espressione artistica ed esteriorizzazione di un sentimento.
“Tonight’s The Night” è forse il primo concept-album sul dolore della storia del rock, in cui Neil Young, avendo una lucida visione del suo tempo, riesce a cogliere gli eccessi di un’idealità, spostando il tutto nel contesto del suo vissuto personale, elaborando l’esperienza, entrando in dissonanza cognitiva con ciò in cui aveva creduto (operazione analoga fu compiuta dal David Crosby di “If I Could Only Remember My Name“). La grandezza dell’album sta nell’essere un’opera a tutto tondo, in cui la profondità dei contenuti è veicolata da un sound originale, immensamente influente sulle successive generazioni di musicisti.
Così, paradossalmente, proprio quell’album così cupo contribuì a salvare il cantautore canadese. Mettere in musica il proprio dolore gli permise di affrontare il lutto e ritrovare, poco alla volta, la voglia di creare. Per questo “Borrowed Tune” resta uno degli episodi più singolari della sua produzione: una canzone costruita sulla melodia di un altro autore che, proprio grazie a quella scelta, riesce a raccontare con straordinaria sincerità il momento più fragile e disperato della vita di Neil Young.

(Contributi di Antonio Ciarletta)


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