solo 5 anni di condanna al bengalese che mise incinta una bambina – Il Tempo

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Un Giudice per l’Udienza Preliminare ha condannato a soli 5 anni un bengalese che in un centro di accoglienza ha messo incinta una bambina di dieci anni. Si dice non essere stata superata la prova che ci sia stata violenza sessuale, nonostante la piccola avesse testimoniato il contrario. Questo — e un freddo calcolo tra attenuanti generiche e riduzione automatica della pena per il rito abbreviato — ha portato ad una condanna ridicola. Gli occhi di questa bimba hanno vissuto il dramma della violenza, del suo corpo è stato fatto strazio, il suo cuore sarà per sempre dilaniato da ferite non rimarginabili. È una bambina ed è figlia di tutti noi e dobbiamo garantirle giustizia e accudimento. Ma sembra che se il reo sia bengalese, per i campioni dell’inclusione e del falso progressismo abbia meno diritti di chi invece soffre per mano di un italiano. Un inaccettabile cortocircuito a cui non dobbiamo prestare il fianco.

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Chi ha minima dimestichezza col diritto sa che la verità processuale spesso è differente dalla verità storica, perché la libertà dell’individuo in Occidente ha un valore altissimo e non negoziabile, ma questi principi sono nati in una società che per almeno due millenni ha elaborato, coltivato e plasmato il diritto. Che giustizia e libertà fossero le sorelle nemiche lo abbiamo acquisito naturalmente, ce ne siamo abbeverati come un neonato fa con il seno della madre. Poi però abbiamo iniziato a confrontarci con chi di questi principi non ha mai sentito parlare. Con una cultura ed una religione che ha scoperto qui — e solo qui — che le garanzie dello Stato di diritto avrebbero potuto tornargli comode. Perché è facile applicare nella propria vita le regole di diritto sostanziale islamico ed essere giudicati con le regole del diritto processuale italiano. Qui paradossalmente, non si hanno più remore, né nel commettere reati di criminalità comune, perché se rubi in Italia fortunatamente non ti tagliano una mano, né nel velare le proprie donne, picchiarle, sposarle bambine, violentarle, perché le garanzie del processo li salveranno. Purtroppo parte della nostra magistratura ha sugli occhi il velo dell’ideologia. Nega i segnali del fondamentalismo islamico, del radicalismo e dell’islam politico, che con i suoi mille tentacoli vestiti da pro pal, da fratelli musulmani, o da Imam di periferia, si sta insinuando nelle nostre comunità.

“Dal fatto sorge il diritto” diceva un antico brocardo latino, e i fatti oggi non consentono più a nessun giudice di giustificare sulla base dell’appartenenza religiosa o della “cultura” determinati abomini. Che i progressisti si rendano conto che i loro silenzi determinano le sofferenze di donne e bambine inermi, si confrontino con l’ipocrisia buonista e immigrazionista una volta per tutte e la vincano. Noi, per parte nostra, continueremo a lottare per restituire sicurezza, dignità e diritti. Per questo Fratelli d’Italia ha chiesto al Ministro della giustizia che si verifichi se il freddo calcolo delle attenuanti possa giustificare una pena tanto lieve per un reato tanto grave. Per questa bimba e per tutte le bimbe che vedono negati i propri diritti di bambine.
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