Lazio

smantellato il sistema criminale in Via Salvo d’Acquisto

Dietro le finestre apparentemente anonime di un appartamento in via Salvo d’Acquisto, a Velletri, si nascondeva un sistema organizzato nei minimi dettagli, lontano dall’improvvisazione e più vicino a una vera e propria impresa.

Un’attività strutturata, secondo gli inquirenti, per gestire e massimizzare i profitti legati allo sfruttamento della prostituzione.

All’alba di oggi, l’intervento delle forze dell’ordine ha posto fine a questo meccanismo: un uomo e una donna sono stati arrestati in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere disposta dal Gip del Tribunale di Velletri, su richiesta della Procura.

Per gli investigatori, i due rappresentavano il fulcro di un sistema definito ad “alta organizzazione”.

Un’organizzazione strutturata

L’indagine ha fatto emergere una gestione tutt’altro che occasionale. All’interno dell’appartamento venivano ospitate diverse donne, per lo più sudamericane, inserite in un contesto regolato da norme precise.

Non solo la disponibilità degli spazi: ai gestori spettava anche il controllo sull’immagine e sulle modalità di lavoro, con indicazioni mirate a rendere l’offerta più “competitiva”.

Il ruolo del web

Determinante il ricorso alla rete. Gli indagati curavano direttamente la pubblicazione degli annunci sui siti specializzati, selezionando fotografie e contenuti, oltre a gestire i primi contatti con i clienti. Un’attività che, secondo gli investigatori, rappresentava il vero motore del sistema.

Controllo e sorveglianza

Nell’appartamento, la tecnologia giocava un ruolo centrale. Un impianto di videosorveglianza permetteva ai due di monitorare costantemente ingressi, uscite e attività interne, garantendo un controllo continuo su quanto accadeva nelle stanze.

Il meccanismo economico

Il modello di guadagno era rigido. Le donne erano tenute a versare una quota fissa per l’utilizzo degli spazi, oltre a una percentuale sui compensi delle prestazioni. Un sistema che assicurava entrate costanti ai gestori, configurando – secondo l’accusa – una vera e propria attività imprenditoriale illecita.

Il blitz e le prove

Durante l’operazione, gli investigatori hanno sequestrato denaro contante e documentazione dettagliata, una sorta di contabilità interna in cui venivano annotati incassi e spese. Elementi ritenuti fondamentali per ricostruire l’ampiezza e l’organizzazione del giro.

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