Sistema di tangenti: indagato Zapatero
Per la prima volta in assoluto nella storia democratica spagnola, un ex primo ministro potrebbe finire alla sbarra per corruzione. La Corte Nazionale attribuisce a José Luis Rodríguez Zapatero tangenti per un valore superiore a 1,5 milioni di euro nell’ambito del programma di salvataggio per la compagnia aerea Plus Ultra, per questa ragione lo accusa di tre reati: appartenenza a un’organizzazione criminale, traffico di influenze e falsificazione di documenti. La società di comunicazione delle sue figlie potrebbe essere stata il tramite per far veicolare la bustarella per aver salvato la compagnia con un finanziamento di 53 milioni di euro. L’ex segretario generale del Psoe è stato formalmente incriminato martedì scorso ed è stato convocato a testimoniare il prossimo 2 giugno.
In quasi 100 pagine, il giudice istruttore José Luis Calama scrive che il contatto tra Plus Ultra e la cerchia di Zapatero «non è stato casuale», ma parte dell’esistenza di un’organizzazione criminale dedita al traffico illecito di influenza, guidata dall’ex presidente socialista, che selezionava i clienti e impartiva istruzioni per la creazione di società in paradisi fiscali. Inoltre il giudice ha identificato sia Zapatero sia le sue due figlie tra i destinatari finali delle tangenti distribuite nell’ambito del sistema. Secondo il tribunale stiamo parlando di un milione e mezzo di euro per il premier e quasi 450mila euro per le sue figlie.
Ma come avrebbero convinto il governo a scucire i 53 milioni? Il giudice punta il dito sull’allora ministro dei Trasporti, José Luis Ábalos (a sua volta coinvolto in un altro recente procedimento) e sullo stesso Zapatero. Sebbene entrambi i canali operassero simultaneamente, è stato quest’ultimo ad acquisire un «ruolo predominante» e a consentire a Plus Ultra di raggiungere i propri obiettivi.
Le indagini sono state condotte senza clamore dagli investigatori dell’Unità per i reati economici e fiscali della Polizia nazionale, mesi durante i quali il caso è rimasto sotto traccia: proprio per questa riservatezza, secondo il giudice, è stato possibile dimostrare come la struttura indagata non si limitasse a operare esclusivamente in Spagna. Infatti almeno una società sarebbe stata creata in un paradiso fiscale: in sostanza l’accusa ritiene che la società sia stata concepita come copertura per giustificare i pagamenti illeciti.
Lo scandalo si somma alle aspre difficoltà in cui si trova il Psoe per via delle inchieste che hanno interessato l’inner circle del premier Pedro Sanchez: non bastava il batacazo, come è stato definito il crollo alle elezioni amministrative in Andalusia, dopo i ko in Estremadura, Aragona e Castiglia e León. Il partito sconta lo scandalo Koldo, il capitolo nomine internazionali (in cui Sánchez punta a Oms e Fao) e l’inchiesta su Begona Gomez, incriminata per corruzione, traffico di influenze, malversazione e appropriazione indebita. Tutti elementi che precipitano la Spagna forse nel peggiore momento politico degli ultimi 20 anni.
E pensare che Zapatero era diventato, negli anni al governo, il perno di una certa eresia politica anti-sistema, volto molto popolare tra i progressisti europei per due mosse ultraideologiche: il ritiro delle truppe in Iraq e l’allargamento dei diritti sociali.
Una delle sue celebri frasi durante gli anni del zapaterismo fu questa: «Uno Stato degno è quello che non umilia i suoi membri». Se le accuse fossero confermate, a umiliare la Spagna e le sue regole sarebbe stato proprio chi aveva il compito di guidarla.
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