Sinner re di Wimbledon: «Sono orgoglioso di me»
Un’esultanza cui di solito Jannik Sinner non si lascia andare: buttato per terra, le mani sul volto dopo il dritto lungolinea che ha chiuso la finale con Sasha Zverev a Wimbledon; gli occhi umidi del coach Simone Vagnozzi; mamma Siglinde che è entrata e uscita due volte dal Centrale perché non reggeva la tensione: è il quinto Slam portato a casa dal numero uno del mondo, il secondo consecutivo a Church Road, ma sembra un po’ speciale, per tante ragioni. Forse perché è arrivato dopo una partita intensissima, a tratti sofferta, in cui per due ore e mezza i due hanno giocato alla pari. Forse perché lo shock di quel secondo turno al Roland Garros, sfuggito a un game dalla vittoria, era sempre in agguato. Forse perché Wimbledon non è proprio un torneo come gli altri. Fatto sta che Sinner, in conferenza stampa, ha detto di essere “orgoglioso” di sé e del suo team che lo “spinge sempre nella direzione giusta”, e ha sottolineato che “c’è tanta felicità”.
Poi si è entrati nel merito di una partita di alta qualità, in una giornata ventosa, contro uno Zverev che serviva in modo implacabile e ritrovava un dritto di solito falloso (il suo colpo più fragile). “Fargli un break, soprattutto su questa superficie, è difficilissimo”, ha detto Sinner, che ha ricordato come nel tennis “la fiducia” sia decisiva: il fatto di tenere i propri servizi gli lasciava più libertà nella risposta, “nei momenti importanti ho cercato di capire dove avrebbe indirizzato la battuta” ed ecco nel tiebreak del secondo set – vinto 7-2 – il salto di qualità. Però “sul 4-2, quando si cambia campo, sai che devi assolutamente vincere il punto sul tuo servizio. Altrimenti diventa 4-3 e, contro grandi battitori, in un attimo ti ritrovi sotto 5-4”: sono sempre pochissimi punti, insomma, a determinare tutto.
Il tedesco, dal canto suo, ha espresso soddisfazione: “Questo è il tennis che voglio giocare. Ho vinto per la prima volta nella mia carriera uno Slam a Parigi, sono giunto in finale qui. E’ tutto perfetto? No, ma le cose stanno funzionando e devo continuare su questa strada”. Ha aggiunto che Sinner è il miglior giocatore del mondo e che solo due, tre tennisti (considerando Novak Djokovic) possono sfidarlo. “Credo di averlo messo alla prova, oggi. Non abbastanza, ovviamente, visto che sono qui da sconfitto. Ma continuerò a farlo”, ha concluso.
Sul servizio che dà sicurezza (Sinner ha concesso un’unica palla break e ha messo a segno 15 ace) si è soffermato anche il coach dell’azzurro, Simone Vagnozzi, ricordando quanto tempo vi hanno dedicato in questi anni: “E’ un lavoro che viene da lontano, dal 2022. Il cambiamento più grande l’abbiamo deciso dopo gli Us Open dell’anno scorso. Come appoggia il piede e spinge, il lancio di palla più vicino, il tempo diverso. Tante piccole cose. Nel tempo Jannik ha acquisito fiducia, sta prendendo gli angoli sempre meglio, è più preciso anche se non potentissimo. Ogni anno ha migliorato il servizio, compresa la seconda”. Vagnozzi ha detto che adesso ci sarà una settimana di riposo, “il Sinner di oggi non è quello di 22 anni che era dedito solo al tennis, vuole prendersi tempo per sé, per la sua ragazza e la sua famiglia. Dobbiamo essere bravi a non stressarlo troppo, avrà una carriera lunga”. Il contratto con l’altro coach Darren Cahill scade a fine 2026 e non ci sono per ora novità, ma Vagnozzi ha detto chiaramente che qualora Darren non dovesse rimanere nella squadra, “arriverà senz’altro qualcun altro, io da solo non ce la faccio ed è giusto alternarsi in alcuni tornei per ricaricarsi”.
Intanto, però, ci si gode una bellissima vittoria nel tempio del tennis, portata a casa sotto gli occhi del principe William e della principessa Kate oltre che di campioni del passato sull’erba londinese quali Stefan Edberg (due volte vincitore, nell’88 e nel ’90), Lleyton Hewitt (2002), Jan Kodes (1973), Richard Krajicek (1996) e Stan Smith (1972) presenti nel Royal box. Né mancavano stelle del cinema come Nicole Kidman, Ben Stiller e Dustin Hoffman. Con gli oltre 14mila spettatori del centrale si sono goduti quasi quattro ore di grande tennis.
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