Siccità, Legambiente boccia l’idea della seconda diga in Romagna: “Servono altre soluzioni”

Legambiente Emilia-Romagna si schiera contro la proposta del sindaco di Forlì, Gian Luca Zattini, di costruire una seconda diga in Romagna come risposta alla crisi idrica. L’associazione ambientalista sostiene che una nuova diga non risolverebbe il problema.
“Rendere la nuova diga ‘la priorità di chi governa’ è un’operazione per distogliere l’attenzione pubblica dal problema reale – commenta Francesco Occhipinti, direttore di Legambiente Emilia-Romagna -. Un invaso non crea acqua, ma accumula la pioggia che cade. La condizione di crisi idrica in cui ci troviamo nasce dal calo delle precipitazioni e dall’aumento delle temperature citati dallo stesso sindaco: per questo, un secondo bacino non sarebbe una garanzia di approvvigionamenti certi negli anni più secchi. In più, la costruzione di una nuova diga richiederebbe molti anni e darebbe alcuna risposta alla siccità di oggi”.
Ridracoli rischia l’allarme a dicembre. L’assessora Montini: “Puntiamo sulle falde del Marecchia e sul riuso dell’acqua”
Le alternative proposte da Legambiente
Per l’associazione, le priorità sono altre. “Una strategia per la resilienza idrica deve necessariamente fondarsi su alcuni elementi cruciali – spiega Occhipinti -. In primis, occorre intervenire sulla manutenzione e l’ammodernamento delle reti, riducendo le perdite. È poi necessario garantire il recupero e riuso delle acque depurate, in particolare per irrigazione e usi industriali. Infine, serve un’attenta valutazione dei diversi fabbisogni e della loro rilevanza per il territorio, includendo anche un’analisi delle necessità reali del turismo: pensiamo al caso delle nuove piscine previste dal Piano dell’arenile di Rimini e dell’effettivo bisogno di un simile intervento, ad esempio”.
Legambiente non esclude in assoluto nuovi sistemi di accumulo, ma pone condizioni precise: “La loro realizzazione deve basarsi su una valutazione dei fabbisogni al netto degli interventi prioritari, con scala proporzionata alle necessità e attenta analisi degli impatti ambientali”.
Il vincolo del Parco delle Foreste Casentinesi
Occhipinti ricorda anche un ostacolo normativo già esistente. “Il primo vincolo a cui bisogna far riferimento – aggiunge – è quello proveniente dal Piano del Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, datato 2002, che esclude la realizzazione di nuove dighe e nuove grandi derivazioni. Ogni ipotesi di nuovo intervento richiede per questo una valutazione ambientale rigorosa, e crediamo che questa debba essere realizzata anche per le nuove derivazioni previste sul torrente Rabbi”.
L’associazione contesta infine la lettura che Zattini fa del documento Romagna Next, il percorso di pianificazione strategica interprovinciale, citato dal sindaco a sostegno della proposta. “Il quaderno preliminare del progetto Romagna Next non è un via libera ad alcun intervento – conclude Occhipinti -. Che un nuovo invaso compaia come linea d’azione in un documento di pianificazione strategica non lo rende una scelta già fatta: servono studi di fattibilità, valutazione di impatto ambientale e confronto con le comunità dell’Appennino. Chiediamo che il confronto parta dalle alternative, non da un’opera già indicata come soluzione”.
Source link




