Sfregiato da vandali il Riparo del Cavone, sito archeologico a Spinazzola: la denuncia
“Il gravissimo atto vandalico compiuto presso il sito archeologico del Riparo del Cavone, nel territorio di Spinazzola, potrebbe configurare il reato di ‘Distruzione, dispersione, deterioramento, deturpamento o imbrattamento di beni culturali o paesaggistici’ (Art. 518-duodecies del Codice Penale). Sotto accusa c’è anche l’assenza di tutele reali per un’area lasciata all’abbandono istituzionale. La segnalazione ufficiale di quanto scoperto è stata inviata a mezzo PEC alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Barletta-Andria-Trani e Foggia, all’attenzione diretta del responsabile dell’Area Patrimonio Archeologico, il Dott. Italo Maria Muntoni.” A dichiararlo è lo scrittore e giornalista Cosimo Forina, che nel 2006 scoprì l’importante sito preistorico.
La denuncia di Francesco Calderoni e il silenzio degli altri
“A rilevare lo scempio – spiega Forina – è stato Francesco Calderoni, guida ambientale escursionistica dell’Alta Murgia di Gravina in Puglia, durante un sopralluogo sul campo effettuato in data 22 maggio 2026. Francesco mi ha subito contattato con sgomento e incredulità, inviandomi le foto del graffito fallico inciso ex novo direttamente sulla roccia istoriata. Voglio sottolineare con forza la straordinaria determinazione e la fermezza di Francesco nel portare avanti la tutela del territorio. Dopo la pubblicazione del mio primo post di denuncia pubblica sui social, molti si sono voltati dall’altra parte o se ne sono completamente fregati. Francesco Calderoni, invece, ha dimostrato un senso civico non comune: non si è limitato all’indignazione virtuale, ma ha preso in mano la situazione, firmando e depositando formalmente l’esposto agli organi competenti. Questo dimostra che c’è ancora una gioventù che sceglie di restare e difendere attivamente questa terra.”
Un filo rosso lungo vent’anni e il rimpallo delle responsabilità
“Questo drammatico evento – continua Cosimo Forina – evidenzia una linea di continuità temporale e di impegno personale: fui io a scoprire e segnalare per la prima volta questo sito nel 2006. A distanza di vent’anni, la stessa rete di presidio territoriale si trova ancora costretta a denunciare alle istituzioni lo stato di pericolo e di violazione del patrimonio. Il Riparo del Cavone rappresenta l’unico racconto inciso conosciuto sulla Murgia, realizzato circa 6.000 anni fa (Età dei Metalli). La roccia istoriata presenta figure antropomorfe, zoomorfe,pettiniformi, losanghe e stelle a cinque punte. Si tratta di una simbologia rarissima, studiata dall’Università di Pisa e paragonabile esclusivamente a reperti presenti in Francia e in Spagna.
Nonostante questo valore, sono serviti ben 17 anni dalla mia scoperta affinché l’area venisse formalmente acquisita dallo Stato e sottoposta a vincolo archeologico dal Ministero della Cultura, con provvedimento del 30 dicembre 2022. Eppure, la burocrazia non ha fermato l’inerzia: il bene ricade pienamente nel territorio del Comune di Spinazzola ed è situato nel cuore dell’area protetta del Parco Nazionale dell’Alta Murgia. Inoltre, l’area in questione è di proprietà della Regione Puglia. Davanti a questa filiera istituzionale, com’è possibile che nessuno vigili e si continui a fare gli struzzi?”



Il paradosso educativo: formare i giovani mentre il territorio viene devastato
“C’è un profondo motivo di indignazione personale e civile che mi ferisce come autore – rimarca con forza Cosimo Forina – ed è legato al mio ultimo libro, ‘Viaggio con un topolino impertinente – dal mesozoico alla preistoria’. In quel testo, un intero capitolo unisce fantasia e scienza proprio per narrare le incisioni del Cavone e i relativi studi scientifici. Vado costantemente nelle scuole a raccontare ai ragazzi la bellezza delle Murge, cercando di educarli alla difesa dell’ambiente, della natura e della storia, per renderli veri e propri ambasciatori del proprio territorio. Trovo che sia un’enorme, intollerabile contraddizione istituzionale impegnarsi per formare le nuove generazioni e poi dover scoprire che i siti descritti vengono sfregiati nell’indifferenza generale. L’azione distruttiva di pochi deficienti rischia di impoverire e annullare un percorso educativo fondamentale. Quel sito, per la sua assoluta eccezionalità e unicità, non è solo un ammasso di rocce: rappresenta l’identità stessa e l’anima delle Murge.”
“L’indignazione non basta, il sito va protetto”
“Se questo stupro della storia è stato possibile è perché l’area è totalmente lasciata a se stessa, priva di recinzioni, sistemi di protezione o videosorveglianza, e ad accesso completamente libero. Il sopralluogo di Calderoni ha infatti evidenziato che la roccia non sta subendo soltanto l’azione dei vandali, ma anche gravi distacchi strutturali causati dalle intemperie. Scrivere che si è indignati sarebbe riduttivo. Mi torna in mente quanto sia costato caro a chi, a Pompei o al Colosseo, ha lasciato segni della propria imbecillità sui monumenti, richiamando l’attenzione della cronaca nazionale. Ci sarà la stessa reazione per l’Alta Murgia? Il Comune, il Parco Nazionale e la Regione Puglia interverranno finalmente per mettere in sicurezza il sito e assumersi le proprie responsabilità? I ‘trogloditi’ di 6.000 anni fa hanno voluto lasciarci una testimonianza della loro esistenza. I vandali contemporanei rischiano invece di distruggere tutto. La segnalazione ufficiale inviata alla Soprintendenza da Francesco Calderoni, corredata da dossier fotografico, chiede ora l’avvio immediato di verifiche tecniche d’urgenza e l’attivazione delle procedure scientifiche di documentazione e ripristino conservativo della parte danneggiata.
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