Mondo

Separazione delle carriere, Forza Italia ci riprova (ignorando il referendum): “Ripresentiamo la proposta, le riforme ambiziose richiedono tempo”

Poco più di sei mesi fa, i cittadini hanno bocciato quel progetto con 15 milioni di No. Eppure, come gli ultimi giapponesi nella giungla dopo la Seconda guerra mondiale, c’è chi continua a combattere la sua battaglia ignorando completamente l’esito del referendum: “Forza Italia alla Camera e al Senato ripresenterà la proposta di legge di iniziativa popolare sulla separazione delle carriere, promossa dall’Unione delle Camere penali, già depositata in Parlamento e sottoscritta da oltre 70mila cittadini. Un atto simbolico in ossequio ai 13 milioni di Sì, ma anche un segnale concreto della nostra determinazione a portare avanti questa battaglia”, ha annunciato il capogruppo azzurro a Montecitorio Enrico Costa, a margine del congresso delle Camere penali in corso a Brescia. “Le criticità sono ancora tutte sul tavolo e, se qualcuno pensa di voler voltare pagina, dovrà confrontarsi con la nostra convinzione”, sottolinea Costa, in un messaggio implicito anche agli alleati di Fratelli d’Italia, che dopo il referendum hanno deposto le armi sulla giustizia. “Siamo consapevoli che le riforme più ambiziose hanno bisogno di tempo per maturare, ed è fondamentale tenere accesa la fiammella riformatrice di fronte a un tentativo di conservazione delle correnti” dei magistrati, afferma in riferimento alle elezioni dei membri togati del nuovo Consiglio superiore della magistratura, appena stravinte dalla “sinistra giudiziaria”. A suonare la carica, dal palco del congresso, anche il presidente dell’associazione politica degli avvocati penalisti, Francesco Petrelli: “La separazione delle carriere resta un obiettivo necessario, inequivoco ed ineludibile dell’azione politica dell’Unione delle Camere penali, in quanto consustanziale alla concreta realizzazione del giusto ed equo processo penale”, arringa.

L’annuncio di Costa è l’avvio di un progetto a lungo termine dei berlusconiani: far approvare la separazione dei percorsi professionali di giudici e pm – storica battaglia del partito – “depurata” però dall’altro pilastro della fu riforma Nordio, il sorteggio dei componenti del Csm voluto da Fratelli d’Italia (“L’unica cosa figa è il sorteggio”, ammise off the records l’ex sottosegretario Andrea Delmastro) e vero motivo, secondo gli azzurri, della sconfitta referendaria. Il primo passo per arrivare all’obiettivo sarà proprio la riproposizione, nelle prossime settimane, del testo delle Camere penali, già depositato da Costa il primo giorno di legislatura e poi assorbito da quello firmato dal ministro della Giustizia. Anche questa proposta modifica la Costituzione istituendo due Csm separati, uno per i giudici e uno per i pm, entrambi presieduti dal presidente della Repubblica; a differenza della riforma bocciata nelle urne, però, i componenti togati non verrebbero sorteggiati, ma eletti come adesso dai colleghi magistrati. L’altra grossa differenza riguarda la proporzione tra i togati e i laici, cioè i consiglieri eletti dal Parlamento tra avvocati e professori universitari: la riforma Nordio manteneva l’attuale rapporto di due a uno in favore dei magistrati, mentre il testo promosso dai penalisti prevede la metà dei seggi per ciascuna categoria. Non solo: la proposta di iniziativa popolare interviene anche sull’obbligatorietà dell’azione penale, cioè l’obbligo dei pm di indagare su qualsiasi notizia di reato di cui vengano a conoscenza. In base al testo, il principio contenuto nell’articolo 112 della Carta varrà solo “nei casi e nei modi previsti dalla legge“: una frase che apre la porta a uno svuotamento dell’obbligo, consegnando alla politica il potere di decidere i reati da perseguire.

Ma quella della riforma costituzionale non è l’unica strada a disposizione di Forza Italia: l’altra è l’ipotesi di separare le carriere con legge ordinaria, senza creare due Csm ma semplicemente riorganizzando quello esistente in due distinte sezioni, una per i giudici e una per i pm, come avviene in Francia. A suggerirlo apertamente, giovedì, è stata la ministra delle Riforme Elisabetta Casellati: “La separazione delle carriere si può rifare con legge ordinaria”, ha detto, rispondendo alla domanda se la riforma verrà riproposta da una futura maggioranza di centrodestra. Se ne parlerà, in ogni caso, solo nel prossimo Parlamento. Per ora gli azzurri sono concentrati a portare a casa l’obiettivo numero uno di questa legislatura in tema giustizia: la riforma del sequestro degli smartphone a firma del senatore Pierantonio Zanettin, bloccata da due anni e mezzo alla Camera dopo il via libera al Senato. Nelle ultime settimane sul provvedimento si è finalmente trovato l’accordo tra FI e Fratelli d’Italia, ma il provvedimento è ancora fermo per il veto della Lega, che pretende in cambio l’approvazione (senza modifiche) del disegno di legge per riaprire il tribunale veneto di Bassano del Grappa, terra del sottosegretario alla Giustizia del Carroccio Andrea Ostellari. Per i berlusconiani, l’approvazione della proposta – che prevede una complessa procedura governata dal gip per il sequestro dei telefoni – sarebbe il fiore all’occhiello “garantista” della legislatura da aggiungere agli altri risultati ottenuti: il ritorno dei benefici penitenziari per i condannati per corruzione, la limitazione delle intercettazioni a 45 giorni, il divieto ai giornali di pubblicare brani delle ordinanze di custodia cautelare e l’obbligo (diventato legge nei giorni scorsi) di pubblicare invece le sentenze di assoluzione.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »