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“Morì per un infarto”: chiesta l’archiviazione dell’indagine sul decesso del vigilante nel cantiere dei Giochi invernali

Un infarto, una morte naturale. È questa la convinzione della procura di Belluno in merito al decesso di un vigilante, avvenuto l’8 gennaio scorso, di notte, al freddo, nel cantiere delle Olimpiadi invernali, all’interno del Palaghiaccio di Cortina. Non vi sarebbero, quindi, responsabilità per la morte di Pietro Zantonini, pugliese, che era salito in Cadore per lavorare a custodia degli impianti. Il sostituto procuratore Claudio Fabris ha chiesto l’archiviazione del fascicolo per omicidio colposo che era stato aperto subito dopo il fatto, con l’iscrizione nel registro degli indagati del datore di lavoro Michele Grassi, legale rappresentante della SS Security & Bodyguard di Milano.

La richiesta si basa innanzitutto sugli esiti della perizia del medico legale Andrea Porzionato che aveva effettuato l’autopsia riscontrando un evento cardiaco acuto, non collegabile alle condizioni di lavoro. L’avvocato Francesco Dragone di Lecce, che assiste la famiglia del vigilante di 55 anni, già residente a Brindisi, non ha ancora ricevuto da Belluno gli atti del procedimento e prima di valutare una eventuale opposizione attende di leggere tutti i rapporti, non solo l’esito dell’autopsia. A gennaio il legale aveva sottolineato il contesto lavorativo difficile in cui operava Zantonini, che trovava rifugio dal freddo in una custodia, ma doveva uscire nella notte per periodici controlli.

L’episodio aveva destato grande clamore, con una manifestazione sindacale a Cortina che chiedeva di accertare se fossero state rispettate le norme di sicurezza sul posto di lavoro, considerando che a gennaio la temperatura era scesa fino a 16 gradi sotto lo zero. Zantonini era stato assunto a settembre 2025 e dopo i primi tre mesi aveva ricevuto una proroga. Il suo turno di lavoro era iniziato alle 19 e avrebbe dovuto concludersi al mattino seguente. Nel container che occupava si scaldava con una stufetta. Poco prima delle 2 di notte aveva accusato un malore.

Faceva fatica a respirare e aveva chiesto aiuto telefonando a un collega. Erano intervenuti i soccorsi, ma gli infermieri arrivati con un’autoambulanza dal Codivilla Putti (a pochi minuti di distanza) non erano riusciti a rianimarlo. Nei giorni successivi i tecnici del Servizio prevenzione igiene e sicurezza negli ambienti di lavoro hanno svolto un’indagine per verificare lo stato dei luoghi e i documenti riguardanti tempi e modi del servizio prestato da Zantonini. Gli avvocati Andrea Rossi e Marco Secchi di Milano, che assistono Grassi, hanno sostenuto la tesi del rispetto delle prescrizioni di sicurezza e sanitarie.

L’articolo “Morì per un infarto”: chiesta l’archiviazione dell’indagine sul decesso del vigilante nel cantiere dei Giochi invernali proviene da Il Fatto Quotidiano.


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