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Scuola, cala il numero di aggressioni ma resta l’allarme: bullismo e violenza contro i docenti

Dai genitori ai figli. La violenza sugli insegnanti non sembra cessare e, molto spesso, dalle male parole per un brutto voto o per un rimprovero si passa allo scontro fisico. Le cronache più recenti parlano del caso di Bergamo, dove uno studente di 13 anni ha accoltellato l’insegnante di francese finita poi all’ospedale.

I dati del Ministero

Secondo quanto ricostruisce il Ministero dell’istruzione e del merito (in una nota di dicembre) da settembre a dicembre 2025 sono state segnalate «4 aggressioni, a fronte delle 21 registrate nello stesso periodo dell’anno scolastico 2024/2025 e delle 19 del 2023/2024». Una tendenza positiva, secondo il ministero dato che nell’anno scolastico 2024/2025 gli episodi complessivi erano stati 51, mentre nel 2023/2024 erano stati 71. «Le vittime – scrive il ministero – sono prevalentemente gli insegnanti, colpiti, nella maggior parte dei casi, da familiari degli studenti». A fare i conti con la violenza, «non sempre fisica ma, molto spesso, verbale o psicologica», c’è il popolo di insegnanti e del personale scolastico che tutti i giorni varca le porte degli istituti scolastici.

Il polso di chi lavora a scuola

«Il bullismo, nelle sue diverse forme, da quelle più evidenti come la violenza fisica, le minacce e le offese, a quelle più sottili come l’esclusione dal gruppo e l’isolamento tramite la diffusione di pettegolezzi, la manipolazione delle relazioni è purtroppo molto diffuso – dice Anna Tiseo, dirigente scolastico dell’Iiss Marco Polo di Cecina in provincia di Livorno – . I dati mostrano che una grande percentuale di ragazzi ha vissuto almeno un episodio di prevaricazione, sia in presenza sia online. I social, infatti, sono diventati uno dei principali contesti in cui si manifestano comportamenti bullizzanti».

L’altra faccia della medaglia

L’altra faccia della medaglia è quella che riguarda la violenza contro il personale scolastico: «Si tratta di un fenomeno che esiste e preoccupa, ma va interpretato con attenzione – aggiunge la dirigente scolastica che nel suo istituto ha fatto dell’inclusione il punto di forza della scuola -. Gli episodi sono relativamente pochi rispetto al numero totale delle scuole, e negli ultimi anni, come ha annunciato il Ministro ultimamente, è stato registrato anche un leggero calo. È innegabile che molti ragazzi oggi mostrino una maggiore fragilità emotiva: faticano ad accettare i “no”, a gestire la frustrazione e ad affrontare le difficoltà. Proprio per questo diventa fondamentale il ruolo educativo della scuola, che deve accompagnarli nello sviluppo di competenze emotive e relazionali, aiutandoli a crescere in modo più consapevole ed equilibrato».

Genitori e figli

Non è comunque tutto, perché la dirigente scolastica sottolinea un altro aspetto: «Molto spesso la violenza nei confronti del personale scolastico è perpetrata dai genitori. Accanto alle violenze fisiche che risaltano sulla stampa, esiste una forma più sottile ma diffusa di aggressività: quella verbale dei genitori, fatta di pretese, pressioni e atteggiamenti svalutanti nei confronti dell’autorità scolastica. Questo comportamento, pur non essendo visibile nei dati ufficiali, contribuisce a indebolire il ruolo educativo della scuola e influenza negativamente anche il comportamento degli studenti». Secondo la docente si tratta di un “ponte” tra il disagio degli adulti e quello dei ragazzi. «Se i genitori adottano un atteggiamento irrispettoso e conflittuale legittimano comportamenti irrispettosi da parte dei figli, far loro percepire la scuola come “nemica”».


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