Scolmatore, slitta l’operatività di emergenza della galleria. Polveri: superati i limiti di pm10 a Molassana
Genova. Lo scolmatore del Bisagno resta al centro del confronto politico. Il grande cantiere, strategico per la messa in sicurezza della Valbisagno, è stato oggetto di discussioni sia in Consiglio regionale che in Consiglio comunale, dove sono emersi i numeri dello stato dell’arte dei lavori e delle criticità che stanno caratterizzando i lavori di questa grande opera idraulica: da un lato le difficoltà tecniche dello scavo e i cambi nell’assetto societario, dall’altro i disagi ambientali sofferti dai quartieri della Val Bisagno, dove i primi dati di monitoraggio confermano lo sforamento di alcuni limiti legati alle polveri sottili.
Il resoconto fornito in Consiglio Regionale dall’assessore alle Infrastrutture Giacomo Giampedrone traccia uno stato d’avanzamento rallentato sia da problemi geologici sia da vicende aziendali. Il fronte più critico riguarda la TBM, la talpa meccanica impegnata nello scavo della galleria verso valle. Come anticipato durante il sopralluogo tenutosi in cantiere la scorsa settimana, in occasine della posa della grande trave che sosterrà corso Italia durate lo scavo della parte finale della galleria, ad oggi la macchina ha posato 412 anelli complessivi, registrando una media giornaliera di quattro anelli, pari a circa sette metri lineari, a causa della presenza inattesa di roccia argillitica. Questo materiale friabile costringe la talpa a frequenti e complesse soste di manutenzione al fine di evitare che rimanga incastrata nel sottosuolo.
Per tentare di recuperare il ritardo accumulato, a partire dalle prime settimane di ottobre verrà avviato il terzo turno di scavo, introducendo il lavoro notturno in accordo con l’azienda e le sigle sindacali. A condizioni del terreno favorevoli, l’obiettivo è salire a una media di dodici anelli al giorno, corrispondenti a oltre ventuno metri lineari. Nel frattempo si valuta l’impiego di conci prefabbricati di tipo pesante per consolidare il tratto.

Il cantiere in corso Italia
Agli ostacoli tecnici si sommano le riorganizzazioni interne alla compagine d’impresa. L’Associazione Temporanea di Imprese ha infatti perso un componente fondamentale: la cooperativa CMC di Ravenna ha formalizzato la richiesta di uscita dall’ATI tramite atto notarile. Di conseguenza, il prosseguimento e il completamento del cantiere resteranno in capo esclusivamente alla ditta D’Agostino, impresa già attiva in altre opere della regione.
L’insieme di questi fattori incide inevitabilmente sul cronoprogramma generale. La scadenza contrattuale per la messa in funzione provvisoria della galleria in condizioni di emergenza, originariamente prevista per il 1° gennaio 2027, non potrà essere rispettata. Un nuovo termine intermedio verrà rideterminato tra la fine di settembre e le prime settimane di ottobre a seguito di un tavolo di confronto tra la struttura commissariale, i tecnici dell’impresa e il Comune di Genova. L’amministrazione regionale conferma invece la data di chiusura definitiva dell’intero intervento fissata per aprile 2028.
Inquinamento e quartieri: superati i Pm10 nell’area Ex Canile
Parallelamente, il dibattito in Consiglio Comunale si è concentrato sulle ripercussioni quotidiane del cantiere nei quartieri di via Terpi, San Gottardo e Molassana. Attraverso un’interrogazione a risposta immediata, la consigliera Erika Veneturini della Lista Civica Silvia Salis Sindaca ha portato in aula le proteste dei residenti legate all’aumento delle polveri, al traffico dei mezzi pesanti e alla scarsa percezione di efficacia delle bagnature del terreno per contenere la dispersione dei materiali.
Durante la presentazione dell’interrogazione, Venturini ha evidenziato l’esclusione dell’area dell’Ex Cava Montanasco dal Piano di Monitoraggio Ambientale ufficiale, pur trattandosi di uno snodo interessato dal passaggio e dalle movimentazioni dei mezzi. Pur ribadendo che la responsabilità diretta del cantiere fa capo alla Regione e non a Palazzo Tursi, la consigliera ha chiesto all’amministrazione comunale di farsi garante della tutela della salute dei cittadini, esigendo massima trasparenza sui dati rilevati e controlli rigorosi sulle misure di mitigazione.

La risposta dell’assessore comunale all’Ambiente Silvia Pericu ha confermato l’esistenza di precise criticità rilevate nelle campagne di misurazione. La documentazione trasmessa dalla struttura commissariale ha mostrato che, a fronte di livelli regolari per quanto riguarda il rumore e il biossido di azoto, sul parametro delle polveri sottili pm10 sono emersi superamenti dei limiti di legge. Nello specifico, la stazione di rilevamento situata presso l’area dell’Ex Canile ha registrato un primo sforamento nel corso del primo semestre 2025 e ulteriori superamenti nel primo semestre 2026, questi ultimi direttamente associati all’intensificazione delle lavorazioni di cantiere. Altri superamenti sono stati rilevati dalla centralina dello sbocco a mare, anche se riconducibili principalmente al traffico urbano stradale e a sorgenti esterne.
Alla luce di questi dati, il Comune di Genova ha richiesto formali chiarimenti agli enti regionali e ha sollecitato l’apertura immediata di un tavolo tecnico per revisionare il piano di monitoraggio ambientale. Tra le richieste avanzate dall’assessorato figurano l’incremento della frequenza delle rilevazioni e l’inserimento obbligatorio dell’ex Cava Montanasco all’interno della rete delle stazioni di controllo.




