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Sanzioni Russia, perché Usmanov e Fridman sono stati esclusi dalla lista Ue

Due oligarchi russi potentissimi hanno bloccato per un intero pomeriggio i rappresentanti permanenti dei 27 Stati membri dell’Ue. Solo intorno alle 19 di martedì, dopo un’intera giornata di discussioni, è stato raggiunto un accordo auspicato dai vertici delle istituzioni: le sanzioni nei confronti di quasi 3mila persone ed entità legate alla Russia di Vladimir Putin rimarranno sotto sanzioni per almeno tre anni, senza la necessità di un rinnovo semestrale del provvedimento. Ma due di loro, secondo alcuni Paesi, dovevano rimanere fuori dal provvedimento e, anzi, essere di nuovo liberi da qualsiasi vincolo. Sono il miliardario uzbeko naturalizzato russo, Alisher Usmanov, e il magnate della finanza russo-israeliano, Michail Fridman. Nonostante le pressioni di Volodymyr Zelensky e di alcuni Paesi membri dell’Ue, a garantire loro un lasciapassare sono state Francia, Slovacchia e Lussemburgo.

Usmanov, Parigi e uno scambio di prigionieri

A differenza della Slovacchia, che in Europa ha in parte raccolto l’eredità dell’Ungheria nell’opporsi all’inasprimento delle sanzioni nei confronti di Mosca, la Francia ha preteso che nella lunga lista dei soggetti sanzionati non figurasse il nome di Usmanov. Il motivo, secondo quanto ricostruito da alcuni media internazionali, non è di tipo economico, ma diplomatico. La Francia da tempo sta lavorando per la liberazione di due suoi cittadini imprigionati in Azerbaijan. Apparentemente, i due casi non hanno alcun punto di contatto. A meno che non si conosca la grande influenza che l’oligarca, da uzbeko di origine, ha in tutta l’Asia Centrale e nel Caucaso. Anche il presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan, primo alleato internazionale di Baku, chiede da tempo che Usmanov venga escluso dalla lista dei sanzionati. Una pressione che, con la necessità di Parigi di riportare a casa i propri connazionali, sembra aver portato i suoi frutti: la Francia ha usato il proprio potere di veto per imporre all’Ue il salvataggio del miliardario russo che ha legami strettissimi col presidente Vladimir Putin e il suo ex delfino Dmitry Medvedev.

Fridman e la causa col Lussemburgo

L’uso delle sanzioni per interessi puramente nazionali, sfruttando il diritto di veto all’interno del Consiglio europeo, rischia di creare un precedente pericoloso per l’Unione. E quello di Usmanov non è un caso isolato. L’altro nome di primo piano finito nel braccio di ferro tra i 27 è quello del magnate della finanza, Mikhail Fridman, che ha citato in giudizio il Lussemburgo per aver congelato i suoi beni, quantificati in circa 16 miliardi di dollari, chiedendo al Granducato anche un risarcimento. Oltre a questo, il miliardario ha denunciato anche il Consiglio Ue che vorrebbe portare di fronte al Tribunale generale europeo. Sfruttando l’imposizione francese, il Lussemburgo ha così pensato di portare sul tavolo il nome che più di tutti gli sta creando problemi legali che potrebbero impattare pesantemente sulle casse del Granducato.

Alla fine, gli Stati membri hanno dovuto cedere di fronte all’insistenza di Francia, Slovacchia e Lussemburgo, in attesa dell’approvazione definitiva da parte del Consiglio Ue. Ma questi due casi rischiano di scatenare un effetto domino e una corsa al ribasso che finirà per depotenziare l’effetto delle sanzioni europee nei confronti della Russia.

X: @GianniRosini


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