Basilicata

Sanità, serve un salto di qualità nella proposta e nella visione politica

Il cambiamento e lo sviluppo della sanità calabrese non deve limitarsi a un semplice progresso di facciata, bensì stabilire una solida visione politica per risollevare quanto possibile la questione sanitaria.


Che non sarebbe bastata l’uscita dal Commissariamento per il Piano di rientro dal debito sanitario (con o senza bollinatura della Corte dei Conti) per risolvere automaticamente i problemi, che assillano la salute dei calabresi, lo sapevano tutti. A partire dal terzo livello della Cittadella dove siedono i responsabili del Dipartimento, fino a ieri subcommissari del Piano. Ma soprattutto lo sapevano Direttori e Commissari delle ASP e delle Aziende Ospedaliere, che al 30 giugno hanno dovuto chiudere i bilanci consuntivi 2025. Spesso in costante precarietà di linee di indirizzo da parte degli uffici regionali e in cronica deresponsabilizzazione degli uffici delle Aziende sanitarie.

In questo clima è evidente che anche il pesante deficit con cui chiudono i bilanci le ASP di Catanzaro e Cosenza, almeno per quello che riguarda l’ASP catanzarese, sembra proprio che il cambio di indirizzo da parte della Regione nella valutazione di alcune rilevanti poste gestionali, come ad esempio il calcolo delle prestazioni, sia di mobilità attiva, che principalmente passiva, costituisca una voce pesante del deficit che grava sulla gestione tipica della sanità calabrese. È evidente, cioè, che senza affrontare i problemi strutturali che ormai attanagliano la sanità diventa quasi irrilevante che la gestione sia affidata ad un Commissario piuttosto che ad un Assessore.
La differenza dovrebbe farla la Politica.

UNA SANITA’ CHE DEVE ESSERE ORIENTATA A UNA VISIONE POLITICA SOLIDA

Perché non si è più credibili, a prescindere dal colore politico, se si continua a lamentarsi degli ormai prossimi a 350 milioni che ogni anno escono dalle finanze regionali per pagare tutte le prestazioni che vengono erogate a cittadini calabresi nelle strutture pubbliche e private del Nord, attraverso la famigerata “mobilità passiva”. Senza considerare i gravosi costi sociali collegati. Un bubbone che la politica calabrese, da quasi un ventennio ha avallato non ponendosi mai il problema di come arginarlo, se non azzerarlo. Accettandolo ormai quasi in forma cronica e strutturale.

Perché tutti i governi, di centrodestra o centrosinistra, in questi anni hanno messo in atto politiche non di perequazione effettiva tra i bisogni e i diritti dei cittadini del Nord e del Sud, ma legittimando di fatto la migrazione sanitaria, che conclama il fallimento della politica e dei Governi nel loro obbligo costituzionale di garantire la soddisfazione dei diritti prioritariamente là dove i diritti e i bisogni si manifestano. E tutto questo ha concretizzato la vera “autonomia differenziata” sostenuta da tutte le forze le politiche, che da anni all’interno della Conferenza Stato – Regioni hanno realizzato un vero e proprio compromesso storico a favore delle regioni del Nord, nella ripartizione del Fondo Sanitario Nazionale e, in particolar modo, attraverso i finanziamenti aggiuntivi della mobilità passiva.

UN SALTO DI QUALITA’ CHE FACCIA GIUSTIZIA ALLE CONTRAPPOSIZIONI

Una regione come la Lombardia, che vanta sicuramente una sanità d’eccellenza, senza i circa 800 milioni derivanti dagli introiti per le prestazioni erogate in favore di cittadini dell’altra Italia, rischierebbe il default finanziario. Un problema che evidentemente sta a cuore non solo a Salvini o a Calderoli, ma al nuovo arco costituzionale che si alterna al timone del Paese.
Peccato però che questo tema non trovi e non abbia sin qui trovato il giusto ascolto in Calabria, attraverso la ricerca unitaria di una politica che metta al primo posto la necessità che le strutture pubbliche e private calabresi possano garantire ai cittadini tutte le prestazioni di cui hanno bisogno. A partire da quelle di alta specialità, che non possono rimanere di dominio esclusivo delle strutture del Nord, aumentando così le differenze e le disuguaglianze sotto forma di Pre Intese.

In Calabria occorre un salto di qualità nella proposta e nella visione politica, che faccia giustizia delle perenni contrapposizioni tra i territori, che a volte non risparmiano neanche le gerarchie ecclesiastiche, quando rompono il proverbiale riserbo e scendono in campo per alzare vecchi vessilli localistici in nome del sacrosanto diritto alla salute.
Purtroppo questo male oscuro continua ad allignare pernicioso all’interno delle stesse città, vedi Cosenza e Catanzaro, dove la difesa ottusa del particolare rispetto all’interesse generale arriva a bloccare da anni la scelta strategica della localizzazione del Nuovo Ospedale.

SANITA’, L’UMG DESTINATA A UNA FUNZIONE ANCILLARE

Condannando Catanzaro, soprattutto, ad un presente di irrilevanza politica e ad un futuro di decadenza sociale e culturale. Nel silenzio colpevole dei maggiori protagonisti, Sindaco e Rettore UMG. Mentre dilaga il livore populista di chi guarda a Cosenza come la vera causa del depauperamento progressivo e della perdita di centralità del capoluogo di Regione. Certo non sono neutre alcune narrazioni che quotidianamente sembrano privilegiare la componente sanitaria dell’UNICAL.

Come in queste ore leggiamo, ad esempio, per quello che riguarda la stipula del protocollo d’intesa tra il Dipartimento alla Salute della Regione e UNICAL, che dovrebbe costituire una vera e propria alleanza strategica per consolidare i percorsi di alta qualificazione per la dirigenza sanitaria, affidati al Dipartimento di Scienze Aziendali e Giuridiche dell’ateneo cosentino. La notizia che è circolata è che l’importante atto è stato firmato dal Rettore Gianluigi Greco e dal Direttore Generale del Dipartimento Salute della Regione Ernesto Esposito, alla presenza addirittura del Presidente della Commissione Consiliare regionale Angelo Brutto.

Peccato che non si dia conto che analoghi Protocolli sono stati da tempo siglati con l’UMG di Catanzaro, con la Direzione scientifica del Prof. Rocco Reina e dell’Università Mediterranea di Reggio del Prof Francesco Manganaro. Purtroppo questo ennesimo difetto di comunicazione non esime dal considerare quanto terreno abbia perso in questi ultimi anni l’UMG di Catanzaro, che pur essendo partita tanto prima e avendo goduto per anni dell’esclusività della Facoltà di Medicina, oggi sembra destinata ad una funzione ancillare, con negative ricadute sulla mancata crescita sociale, economica e culturale del territorio. Ma credo che anche questo non possa passare inosservato ad una politica e ad un Governo regionale che, finalmente, si ponga l’obiettivo del riequilibrio territoriale, sociale e culturale. Perché, giova ricordarlo, il declino definitivo del Capoluogo di Regione non aiuta affatto il futuro alla Calabria.


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