Basilicata

Sanità e bambini, Matera: il Tar dice di curarla ma nessuno lo fa

Il Tar della Basilicata e il diritto alla sanità di un minore di Matera che non riesce a sottoporsi alle terapie che sono state prescritte


MATERA – «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti». È l’articolo 32 della Costituzione italiana, bistrattato e a volte ignorato. Una violazione accaduta a una minore del Materano di cui si è occupato il Tar che il 2 luglio scorso ha emesso un decreto cautelare.

A entrare nel merito è proprio l’avvocato Angela Bitonti che di diritti negati si occupa da tempo e che ripercorre la vicenda cronologicamente più vicina a questo nuovo caso, segnalato al presidente della Regione, Bardi, in una lettera aperta. «A dicembre scorso – ricorda – avevamo ottenuto dal Tar una ordinanza cautelare molto importante dal Collegio del Tribunale di Matera in cui si sottolineava la violazione dell’articolo 32: il diritto alla salute implica interessi di rango costituzionale, perchè è l’unico definito fondamentale dalla Costituzione. In seguito a quella ordinanza, la minore di cui io e il collega Stefano Zacchetti ci eravamo occupati, era stata presa in carico e ancora oggi è sottoposta alle terapie del caso».

Il ricorso al Tar, che ne discuterà in udienza il prossimo 29 luglio, nella nuova vicenda di cui si stanno occupando i due legali, continua ancora l’avvocato, dipende da un particolare non secondario: «La minore non aveva mai iniziato le terapie che le erano state prescritte per la prima volta più di un anno fa dall’Unità di neuropsichiatria infantile dell’ospedale di Matera. Dopo essere stata sottoposta a visita – prosegue l’avvocato – le terapie sono state prescritte specificando che le stesse non erano potute iniziare per carenza di fondi e che sarebbe stato necessario iniziarle per non compromettere il suo stato di salute».

Perchè, allora, non tornare a rivolgersi al Tribunale ma ricorrere al Tar per il diritto alla sanità di questo minore di Matera? È sempre l’avvocato a rispondere: «Per la minore non è mai stato predisposto il Piano di riabilitazione. In questo caso è coinvolto il potere discrezionale della Asm che deve organizzarsi in questo senso». E il Tar, accogliendo il caso, ha previsto «L’immediata presa in carico da sussistenti presupposti di estrema urgenza».

L’avvocato Bitonti, questa volta, all’impegno legale unisce quello di cittadina e per questo si è rivolta a Bardi: «La Basilicata non può permettersi di lasciare indietro i suoi bambini. Non può permettersi che siano i tribunali a supplire a ciò che dovrebbe essere garantito in via amministrativa. Non può permettersi che famiglie già provate debbano ricorrere alla giustizia per ottenere ciò che è loro dovuto. Le chiedo, con fermezza ma con spirito costruttivo, di intervenire immediatamente affinché sia assicurata la presa in carico tempestiva dei minori con disabilità, siano potenziati i servizi riabilitativi, eliminando le liste d’attesa incompatibili con i tempi della cura, sia garantita una programmazione stabile, trasparente e rispettosa dei diritti dei bambini e delle loro famiglie, sia avviata una verifica interna sulle cause che hanno determinato queste ripetute violazioni. La tutela dei più fragili è il primo indicatore della qualità democratica di un territorio. La Basilicata può e deve dimostrare di essere all’altezza di questo principio».

La palla, ora, passa a via Anzio che ci si augura non scelga il silenzio a cui gli avvocati materani ricordano, tra l’altro, nella lettera: «La riabilitazione non è un favore, non è un servizio accessorio, non è una concessione amministrativa. È un diritto soggettivo pieno, tutelato dalla Costituzione e dalla normativa nazionale, e come tale deve essere garantito senza ritardi, senza ostacoli, senza rimpalli burocratici».

L’iter in entrambi i casi è anche costoso, nonostante i due legali lavorino a titolo gratuito. «Con il mio collega – sottolinea Bitonti – ci siamo ripromessi di creare una Fondazione per i bambini in terapia». Il tema dei tetti di spesa e delle difficoltà di rientrare nei limiti di spesa, è ormai parte di un dibattito pubblico senza soluzione. Il servizio sanitario nazionale d’altronde, si muove su due livelli di Governo: quello centrale attraverso il Ministero e quello regionale con l’assessorato alla Sanità. «Al Governo centrale – spiega ancora l’avvocato – spetta individuare le risorse per garantire i Lea in cui rientrano le terapie. La Regione deve organizzare strutture e personale che realizzino quanto stabilito dalla Costituzione, risolvendo il problema».


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