Salgono i titoli del petrolio in tutta Europa, a Milano brillano Eni e Tenaris
(Il Sole 24 Ore Radiocor) – La corsa dei prezzi del petrolio, che non accenna a fermarsi, spinge al rialzo i titoli europei del settore. In una giornata piatta per i principali listini del Vecchio Continente, il sottoindice di settore Stoxx Europe 600 Oil & Gas mette a segno uno dei rialzi settoriali migliori (fino a oltre +1,2%). Così, a Milano corrono Eni , Tenaris e Saipem, che beneficia anche dell’indiscrezione secondo cui la joint venture saudita-kuwaitiana Kjo – come riporta Intermonte citando Upstream – avrebbe selezionato il consorzio formato dal gruppo italiano e dall’indiana Larsen & Toubro come preferred contractor per il Package 2B del progetto offshore Dorra, in Kuwait. Il pacchetto comprende la piattaforma centrale di raccolta, le pipeline di esportazione e i cavi. Tornando ai titoli, a Parigi Totalenergies è la migliore del listino principale con rialzi di oltre 1 punto e mezzo percentuale, a Londra brilla Bp e fa bene Shell, entrambe con rialzi superiori all’1%. Acquisti di portata simile a Madrid per Repsol, mentre a Oslo si mette in evidenza Equinor.
A spingere i prezzi del petrolio è la situazione di stallo nello Stretto di Hormuz: ieri il presidente americano, Donald Trump, ha dichiarato che l’Iran dovrebbe pagare un risarcimento per le persone uccise in guerre, attacchi e proteste, in risposta alle richieste di Teheran di ottenere risarcimenti e la fine delle sanzioni. Sempre ieri, l’Iran aveva dichiarato di essere vicino a un accordo definitivo con l’Oman per definire nuove rotte marittime attraverso lo Stretto, ribadendo tuttavia che gli Stati Uniti devono soddisfare alcune condizioni, tra cui il pagamento di risarcimenti, prima della riapertura della strategica via d’acqua per il trasporto dell’energia.
«Un accordo per riaprire lo Stretto di Hormuz rimane un obiettivo sfuggente», commentano da Anz. «Lo Stretto di Hormuz rimane fortemente limitato, con il traffico navale che non mostra una ripresa significativa», aggiungono gli esperti. «Siamo tornati a una situazione in cui non è in corso una guerra, ma lo Stretto di Hormuz rimane chiuso», dichiarano da Jefferies. «Più a lungo lo Stretto rimarrà chiuso, più le scorte si ridurranno e maggiore sarà l’impatto sui prezzi del petrolio», continuano gli analisti. Il contratto di ottobre del Brent, infatti, si avvicina ai 90 dollari al barile toccati l’ultima volta 10 giorni fa, mentre il Wti è tornato vicino ai livelli di fine luglio, riavvicinandosi agli 84 dollari al barile.
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