Saldi: Come Evitare I Finti Sconti
04.01.2026 – 13.30 – In occasione dei saldi invernali Federconsumatori dà alcuni consigli pratici per evitare di farsi abbindolare da finti sconti o acquisti poco convenienti. Il contesto è la previsione di un calo nella spesa, dovuto a precarietà economica delle famiglie e acquisti già effettuati durante le precedenti vendite promozionali, a partire dal Black Friday. Innanzitutto secondo l’associazione bisogna attenzionare i cartellini sulle merci: rappresentano un obbligo di legge (art. 15 del D.Lgs. n. 114/98); devono indicare il prezzo pieno, quello ridotto, la percentuale di sconto nonché il prezzo più basso applicato dal professionista alla generalità dei consumatori nei trenta giorni precedenti la riduzione del prezzo (art. 17-bis del Codice del Consumo, introdotto dal D. Lgs. 7 marzo 2023, n. 26). I commercianti che non si attengono a questa disposizione possono essere segnalati alla Polizia Locale o alla Guardia di Finanza: rischiano una sanzione da 516 a 3.098 euro. Le uniche deroghe previste riguardano la vendita di prodotti agricoli e alimentari deperibili, nel caso di “prezzi di lancio” caratterizzati da successivi annunci di incremento di prezzo e nel caso in cui i prodotti in promozione siano stati immessi sul mercato da meno di 30 giorni: in questo caso il “prezzo precedente” sarà quello che il venditore ha applicato nell’arco di tempo inferiore a 30 giorni che precede la promozione. Il prezzo dovuto è sempre quello esposto: qualora in cassa il commerciante dovesse richiedere una cifra differente, il consumatore può rivendicare il prezzo indicato sullo scaffale o sul cartellino e, qualora riscontrasse difficoltà, può rivolgersi ancora una volta alla Polizia Locale o alla Guardia di Finanza. In generale Federconsumatori sconsiglia di acquistare da chi non espone la percentuale di sconto e i tre prezzi (pieno, scontato, più basso applicato nei 30 giorni antecedenti); invita a diffidare delle offerte eccessivamente vantaggiose (pari o superiori al 60%) dietro cui potrebbero nascondersi un tentativo di truffa o un prodotto contraffatto; avverte che tra la merce in saldo i commercianti “creativi” potrebbero aggiungere rimanenze di magazzino, non così convenienti da acquistare. Per quanto riguarda prove e cambi, i punti vendita non sono tenuti per legge a concedere il passaggio in camerino prima dell’acquisto dei capi di abbigliamento, così come in assenza di vizi o difetti la sostituzione del prodotto è rimesso alla discrezionalità del commerciante. È quindi sempre meglio accertare questi aspetti prima di mettere mano al portafogli. La situazione cambia radicalmente in caso di prodotto difettoso: in quel caso il periodo di garanzia (per prodotti nuovi) è di due anni, anche nel caso di merce acquistata a saldo. Si consiglia di conservare lo scontrino (e fotocopiarlo, per tutelarsi dallo sbiadire veloce della carta chimica), allo scopo di poter chiedere al negoziante la sostituzione del prodotto che presenti un vizio di conformità tale da pregiudicarne l’utilizzo, emerso entro i 24 mesi dall’acquisto. In alternativa alla sostituzione, è possibile usufruire della riparazione, richiedere una riduzione proporzionale del prezzo, scegliere la risoluzione del contratto. Riparazioni e sostituzioni devono essere richieste direttamente al negoziante: sarà poi quest’ultimo, in presenza di garanzia convenzionale, ad indirizzare eventualmente il cliente al servizio assistenza del produttore. In ogni caso l’opzione non deve risultare eccessivamente onerosa o oggettivamente impossibile per il venditore. Qualora il venditore rifiuti di ottemperare ai propri doveri, il consumatore potrà chiedere assistenza ad uno sportello Federconsumatori per ricorrere al Giudice di pace del Tribunale più vicino. Il pagamento tramite Pos (carta di credito o bancomat) è garantito dalla legge: se l’esercente non lo consente, si può chiamare la Guardia di Finanza. Nel caso di acquisti online, in base al Codice del consumo il consumatore ha sempre 14 giorni di tempo a partire dal momento della consegna per avvalersi del diritto di ripensamento e ottenere il rimborso totale dell’importo pagato una volta restituita la merce al venditore. L’Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha stimato una spesa media di 171,90 euro a nucleo familiare (-1,7% rispetto a gennaio 2025) e che solo un terzo delle famiglie italiane approfitterà delle promozioni, avendo già usufruito degli sconti che si sono susseguiti in maniera continuativa a partire dal Black Friday passando per i cosiddetti pre-saldi. Alcune famiglie spenderanno cifre ben superiori alla media (anche oltre 340 euro), altre acquisteranno solo l’indispensabile e altre ancora rinunceranno del tutto.
[l.g.]



