Riutilizzo delle acque reflue, il consigliere regionale Bruno presenta la proposta di legge: “Così la Calabria colma un vuoto normativo e guarda al futuro”
Aggiungi come fonte la Gazzetta del Sud

«Questa proposta di legge è il frutto dell’esperienza che ho maturato negli ultimi anni occupandomi, anche come funzionario regionale, del sistema della depurazione. È una battaglia che nasce dalla conoscenza diretta di questo settore e dalla convinzione che la Calabria abbia bisogno di una visione nuova nella gestione della risorsa idrica».
Così il consigliere regionale Enzo Bruno, capogruppo di Tridico Presidente, intervenendo oggi in Quarta Commissione, dove ha illustrato la proposta di legge sul riutilizzo delle acque reflue urbane, un provvedimento che punta a colmare un vuoto normativo che ancora caratterizza la Calabria.
Bruno ha ricordato come l’idea della legge sia nata anche da una riflessione condivisa con l’ex medico provinciale Luigi Lazzaro, che durante la presentazione di un volume dedicato alla depurazione sintetizzò il tema con un’affermazione destinata a lasciare il segno: «Il mare può ricevere solo l’acqua meteorica. Tutto ciò che non è acqua meteorica può rappresentare una forma di inquinamento, comprese le acque depurate». Da quella considerazione è maturata l’esigenza di costruire uno strumento legislativo capace di cambiare approccio culturale prima ancora che amministrativo.
L’analisi tecnico-normativa e il vuoto legislativo regionale
«L’aspetto più importante emerso anche dall’Analisi tecnico-normativa dell’Area giuridica del Consiglio regionale – ha sottolineato Bruno – è il riconoscimento che questa proposta contribuisce a colmare l’assenza di una disciplina organica regionale sul riutilizzo delle acque reflue, attraverso disposizioni di carattere programmatorio coerenti con la normativa nazionale ed europea. Per me questo rappresenta un punto fondamentale».
Un modello innovativo ispirato all’economia circolare
La proposta introduce un modello innovativo di governo del ciclo dell’acqua ispirato ai principi dell’economia circolare, della sostenibilità ambientale e dell’efficienza amministrativa. L’obiettivo è passare da una gestione fondata sull’emergenza a una programmazione capace di valorizzare una risorsa oggi ancora troppo spesso dispersa.
I punti qualificanti del testo
Tra i punti qualificanti del testo figurano la progressiva separazione delle reti destinate alle acque reflue e a quelle meteoriche, il censimento delle infrastrutture esistenti, la trasformazione degli impianti di depurazione in centri di recupero della risorsa idrica, il riutilizzo delle acque affinate per usi irrigui, industriali, civili, ambientali e antincendio nel pieno rispetto del Regolamento europeo 2020/741 e dei più rigorosi standard di sicurezza sanitaria.
La proposta affronta inoltre il tema del recupero dei nutrienti contenuti nei fanghi di depurazione, promuove l’efficienza energetica degli impianti, incentiva il ricorso alla fitodepurazione nelle aree interne e nei piccoli centri, prevede sistemi di accumulo dell’acqua affinata e rafforza il sistema dei controlli, attribuendo un ruolo centrale alla tutela della salute pubblica.
Ambiente ed economia: interessi non contrapposti
«Troppo spesso ambiente ed economia vengono considerati interessi contrapposti – ha affermato Bruno –. Io ritengo invece che un sistema ambientalmente corretto debba essere anche economicamente sostenibile. Solo così può produrre benefici duraturi per le comunità».
Il testo coordinato e le osservazioni dell’Area legislativa
Nel corso dell’istruttoria, il consigliere regionale ha inoltre annunciato di avere già predisposto un testo coordinato che recepisce integralmente le osservazioni formulate dall’Area legislativa del Consiglio regionale. «I rilievi non mettono in discussione l’impianto della proposta né la sua legittimità costituzionale, ma contribuiscono a migliorarne il coordinamento con la normativa vigente e la qualità tecnica del testo».
Nessun onere per il bilancio regionale
Bruno ha infine ribadito che la proposta non comporta nuovi oneri a carico del bilancio regionale, opera nel pieno rispetto delle competenze costituzionali tra Stato e Regione e punta a creare le condizioni per utilizzare con maggiore efficacia le risorse nazionali ed europee destinate al settore.
Una scelta strategica per il futuro della Calabria
«Non stiamo semplicemente disciplinando un settore tecnico – ha concluso Bruno – ma proponendo una nuova visione della gestione della risorsa idrica. In un contesto segnato dai cambiamenti climatici e dalla crescente scarsità d’acqua, il riutilizzo delle acque reflue rappresenta una scelta strategica per lo sviluppo della Calabria. Mi auguro che il confronto in Commissione possa arricchire ulteriormente il testo e consentire al Consiglio regionale di dotare finalmente la nostra regione di una legge moderna, organica e capace di affrontare una delle più importanti sfide ambientali, economiche e sociali dei prossimi anni».
Source link




