(Ri)scompare il murale storico Cgil? Macchè, cronaca della frenesia social

Un post d’allarme di Antonio Topitti e Luca Di Massimantonio denuncia la nuova copertura dell’opera storica di Sandro Melarangelo nella sede Adsu. La presidente Manuela Divisi: “Prove di misurazione, i pannelli andranno sulla parete opposta”. Finisce con l’invito all’artista a restaurare l’opera
TERAMO – Nel mondo dei social, il confine tra battaglia civile e abbaglio è sottilissimo. È quanto accade a Teramo, dove è scoppiato – e subito rientrato – un caso politico attorno al monumentale murale di Sandro Melarangelo, custodito nell’ex sede Cgil di via Delfico, oggi sede dell’Adsu.
A innescare la miccia è stato un post di Antonio Topitti, libraio in pensione che ha rilanciato un appello di Luca Di Massimantonio, figlio dello storico e indimenticato sindacalista (entrambi indotti in errore da alcune foto), per denunciare una “scellerata iniziativa”. Si è di “atto vergognoso” e “scempio”: il timore di un nuovo oscuramento dell’opera – che racconta le lotte operaie del Vomano ed era già rimasta sepolta dietro il cartongesso dagli anni ’90 al 2021 – è nato alla vista di una scala e di un telaio appoggiati alla parete dipinta, dentro la sede Adsu, interpretati come l’inizio di una censura culturale.
La tempesta si è però placata con la smentita della presidente dell’Adsu, Manuela Divisi: “Nessuno ha mai pensato di oscurare il murale“. L’ente ha spiegato che alcuni “fotografi sprovveduti” – entrati senza autorizzazione e rubando gli scatti – hanno ritratto non un oltraggio, ma le semplici prove tecniche per il posizionamento di pannelli celebrativi della nuova opera edilizia in costruzione a viale Crucioli, di proprietà Adsu. Pannelli che – ironia della sorte – saranno installati sulla parete opposta. L’appoggio temporaneo al murale era solo funzionale alle misurazioni.
Nessun intento censorio, dunque, ma un errore visivo ingigantito dalla fretta del web. Stigmatizzando l’accaduto come l’errore tipico di chi “ragiona solo per ideologie”, la presidente Divisi ha infine teso la mano all’artista Sandro Melarangelo, invitandolo ufficialmente a valutare un restauro del dipinto. Niente paura dunque, la storia e la memoria di Teramo restano al loro posto, visibili a tutti.
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