Respinto il ricorso di Zappi, arbitri verso il commissariamento
“Non sono influenzabile né da destra né da sinistra. In questo momento non ci sono i presupposti per commissariare la Federcalcio”. Il presidente del Coni Luciano Buonfiglio chiude la porta all’ipotesi che, sulla scia del caso arbitri, era tornata a circolare in questi giorni, soprattutto sul tavolo della politica. “Non sono uno sceriffo”, precisa il numero uno del Comitato olimpico italiano arrivando a Palazzo H. E ancora: “Io sono stato eletto per far rispettare le regole, ma il primo a rispettarle devo essere io. Quando ci sono stati i presupposti per commissariare l’ho fatto, oggi no”, sostiene Buonfiglio.


“Io sono fiero di essere il presidente del Coni e sono orgoglioso di rappresentare tutti gli organismi sportivi. Al tempo stesso, come le rappresento e le sostengo, devo anche monitorarle, ma non significa che devo essere uno sceriffo”, spiega. “Non vuol dire nemmeno che mi lasci influenzare da destra, da sinistra o da chi vuole parlare al posto mio”, conclude.
Abodi spinge per il commissariamento
L’inchiesta sugli arbitri ha offerto una sponda per rilanciare l’idea del commissario a capo della Figc, obiettivo del ministro Abodi. Il senatore di Fdi Paolo Marcheschi ha accantonato il disegno di legge che stava redigendo, per tagliare i tempi: “Vista la necessità e l’urgenza potremmo agire anche con un decreto-legge”. Circola già pure il nome dell’eventuale commissario, Marco Mezzaroma, presidente di Sport e Salute e fedelissimo della premier Giorgia Meloni. Dagli ambienti federali circola un certo fastidio per il pressing dell’esecutivo che lede l’autonomia dello sport: l’unico organo che può commissariare una federazione è il Coni. Che ha oggi detto “no”.
Zappi, respinto il commissariamento
Al Collegio di garanzia si è discusso anche il ricorso del presidente degli arbitri Antonio Zappi contro la squalifica a tredici mesi. L’accusa contro di lui è di aver indotto alle dimissioni i designatori della serie C e della serie D della scorsa stagione, Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi. Le sezioni unite del Collegio di garanzia hanno respinto però l’istanza di Zappi e lo hanno condannato a pagare duemila euro di spese. Ora per Zappi si apre lo scenario della decadenza, come prevede lo Statuto Figc per squalifiche superiori all’anno (Zappi aveva già accumulato altri 10 mesi di squalifica). Per questo la Federcalcio, nonostante le dimissioni del presidente Gravina, potrebbe ora decidere per il commissariamento dell’Associazione italiana arbitri che Zappi presiede: dovrà riunirsi il Consiglio federale e decretare sia la sua decadenza, sia la nomina di un commissario per costituire gli organici della prossima stagione. Un altro colpo all’associazione, che ha già perso il suo designatore Rocchi, costretto ad autosospendersi dall’inchiesta della procura di Milano.
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