Trentino Alto Adige/Suedtirol

Renzo Caramaschi passa dalla politica al violino: «Realizzo un sogno» – Bolzano



BOLZANO. «Era un anno che aspettavo questo momento: salire a Vipiteno e ritirare il violino creato per me dal liutaio Michael Stauder. E adesso, a 49 anni di distanza dall’ultimo corso, mi rimetto a studiare». È emozionato Renzo Caramaschi, ex sindaco di Bolzano, perché finalmente è riuscito a realizzare un vecchio sogno: imparare a suonare il violino. Da ragazzino in casa non c’erano i soldi, per pagare i corsi; da adulto non c’era il tempo, perché troppo impegnato con il lavoro; adesso – conclusi due mandati da primo cittadino – ha la possibilità di dedicarsi a quella che da sempre è la sua passione: la musica classica in genere, il violino in particolare. «In passato – racconta – ho fatto tre anni di solfeggio e due di violino all’Istituto Vivaldi: adesso devo tornare a lezione. Difficilmente però potrò esercitarmi in casa, i vicini non gradirebbero».

La foresta del Latemar

«Questo strumento – racconta – l’ho visto nascere e prendere forma giorno dopo giorno. Un anno fa con Stauder siamo saliti al Centro forestale provinciale di Nova Levante, dove ci sono le tavole di abete rosso della foresta del Latemar. È lì che assieme abbiamo scelto il pezzo giusto da trasformare in violino. Volevo qualcosa che fosse legato alla storia del nostro territorio. E comunque, arrivano da tutto il mondo alla ricerca di quel legno che ha delle caratteristiche speciali».Il motivo lo spiega Stauder, l’artista che sa trasformare un anonimo pezzo di legno, in uno strumento che – affidato alle mani di un artista – diventa musica capace di regalare a chi ascolta emozioni forti. «Gli abeti rossi – dice – si trovano in tantissimi altri posti, ma quelli cresciuti lassù hanno qualcosa di unico, perché si sviluppano ad una determinata quota, in una zona che non è ripida e cosa, ancora più importante, non è battuta dal vento. Ciò permette alla pianta di crescere lentamente; senza stress, si direbbe se fosse una persona. Una serie di condizioni ideali per i violini e per la loro “voce” che cambia a seconda di chi lo suona».

L’arte del liutaio

È servito un anno di lavoro per creare quello che è diventato un vero gioiellino. «L’albero – racconta Stauder, innamorato del lavoro che ha scelto di fare una ventina di anni fa – era stato abbattuto un anno prima; io però ho lasciato quel pezzo di legno ancora a lungo a stagionare sulla stufa. Nel mio lavoro non bisogna mai avere fretta». Ma Caramaschi, abituato nella sua vita da sindaco e prima da city manager del Comune di Bolzano, ad andare di corsa, telefonava, chiedeva, voleva vedere le foto che descrivevano la metamorfosi. «Nel mio laboratorio – racconta – non ci sono macchine, il mio è un lavoro fatto di manualità e di ascolto del legno. Richiede tempo». A Bolzano nel corso dei mesi sono arrivate le foto che documentavano come il pezzo di abete rosso stesse lentamente prendendo le forme del violino. Quindi è iniziata la delicata fase della verniciatura che si fa con un mix di olio di lino cotto e resine naturali: «Una volta stesa la vernice si lascia seccare. È un’operazione che va ripetuta cinque anche sei volte. Richiede grande attenzione, perché se la vernice è troppo dura spegne il suono; se è troppo morbida non protegge lo strumento». Il risultato: un violino di colore rosso naturale con un fondo dorato; un suono dolce e potente. «Esattamente come lo volevo io», dice Caramaschi. A.M.




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