Reggio Emilia, respinta l’istanza per fermare gli abbattimenti di Bosco Ospizio. E gli attivisti pensano già a nuove azioni
Il Consiglio di Stato ha detto no all’istanza urgente presentata da Legambiente e dall’assemblea di Bosco Ospizio per cessare i lavori di abbattimento dell’area verde di 45mila metri quadri appena fuori dal centro di Reggio Emilia. L’udienza collegiale per la decisione sul merito resta fissata per l’8 ottobre: del bosco, però, non rimane più niente. La protesta è contro il consumo di suolo da parte di Conad, che aveva acquistato l’area nel 2015 per poi far valere i propri diritti edificatori con una convenzione siglata col Comune di Reggio a inizio anno: il progetto prevede un nuovo supermercato, ma anche una biblioteca, una casa della salute, ambulatori medici e un polo sociale. Intanto, la petizione sostenuta da Legambiente e da altre associazioni e comitati cittadini per fermare i lavori della costruzione del superstore ha superato le 62mila firme su Change.org, dove si chiedeall’amministratore delegato di Conad Centro Nord di rinunciare agli abbattimenti e di donare l’area alla città. I numeri del progetto sono contestati: per i promotori il cantiere cancella oltre quattro ettari di verde, più di 154 alberi adulti e 31.000 metri quadrati di suolo mentre Conad, viene evidenziato nel testo della petizione, sul sito dedicato all’intervento parla invece di 98 alberi abbattuti e 1.348 nuove piantumazioni. I firmatari della petizione contestano lo scambio: “Sostituirli con giovani piantine non sarebbe sufficiente: ci vorrebbero decenni prima che queste nuove piante possano offrire gli stessi benefici”.
Dopo l’arrivo inaspettato delle ruspe lo scorso 30 settembre, per tre giorni la via Emilia si è riempita di cittadini solidali dalle 6 del mattino fino a sera: nei primi due giorni di lavori diversi attivisti sono riusciti a introdursi nel cantiere e arrampicarsi sulle ruspe, mentre altri hanno bloccato la circolazione stradale. Dodici di loro sono stati portati per diverse ore in questura, facendo scattare un totale di 14 provvedimenti, tra cui dei fogli di via per quattro persone non residenti a Reggio Emilia, che non potranno tornare in città per i prossimi due anni. Altre 13 persone sono state identificate, ma al momento non risultano denunciate.
Dalla sera del 2 ottobre è stata bloccata l’entrata sui due vialetti d’ingresso di proprietà di Conad, ma a uso pubblico. Qualcuno si chiede se l’amministrazione ne sia al corrente, dal momento che la gestione delle strade a uso pubblico ricade tra le sue responsabilità. “Quel vialetto è attraversato ogni giorno dai cittadini, dagli anziani che devono raggiungere la farmacia e dai bambini che vanno a scuola, che negli ultimi giorni hanno dovuto allungare il tragitto e sono stati scortati per raggiungere le aule” spiega Stefano Roggiero, residente del quartiere Ospizio. “È una città a forma di carrello: per gli interessi di un privato si sta militarizzando un intero quartiere, circondato dalle camionette, dalle recinzioni e dagli scudi, arrecando un disservizio ai residenti del quartiere e a tutta la cittadinanza”, continua. I genitori degli alunni della scuola dell’infanzia hanno già mandato una lettera all’amministrazione in cui denunciano ciò che è accaduto mercoledì scorso, chiedendo un incontro che è stato già fissato per la prossima settimana.
Il presidio, che è ancora in piedi, si può raggiungere facendo il giro largo. E infatti alle 19 comincia l’assemblea quotidiana, la sessantaduesima dal primo blocco il 3 agosto, sempre nello stesso posto a eccezione di quella del giorno prima: esattamente a un anno dalla marea che si era riversata spontaneamente in piazza Prampolini dopo l’abbordaggio della Global Sumud Flotilla, il 1 ottobre lo stesso moto – di rabbia, ma anche di partecipazione civica – ha spinto centinaia di cittadini a riunirsi per un’assemblea pubblica proprio davanti al municipio.
Il cerchio parte stretto, ma man mano si è costretti ad allargarsi sempre di più: anche nella serata del 2 ottobre un centinaio di persone ha deciso di fare un po’ di strada in più per partecipare. “È molto rincuorante vedere tutta questa gente nonostante tutto quello che è successo negli ultimi tre giorni” dice Alessia Busani, una delle attiviste dell’assemblea del Bosco Ospizio. In assemblea si parla già delle prossime azioni: viene rilanciata la campagna di boicottaggio “Spesa senza Conad”, che ha già oltrepassato i confini di Reggio Emilia, con cui già da diverse settimane gli attivisti invitano a non scegliere i punti vendita del supermercato e restituire la tessera fedeltà insieme a una lettera con le motivazioni della decisione. “Ci arrivano diverse richieste anche da altre città italiane, dove a prescindere dalla nostra campagna delle persone si organizzano, stampano volantini e ci contattano per chiederci aggiornamenti su un’azione coordinata” spiega Nicolò Casucci, che gestisce le pagine social del presidio.
Gli attivisti non hanno alcuna intenzione di abbandonare l’area e hanno già mandato un preavviso fino a lunedì: “Anche se non ci sono più gli alberi il progetto non è ancora stato completato e per certi versi nemmeno iniziato. Altri alberi possono ricrescere, ma il cemento distrugge tutto: l’obiettivo è salvare quelli rimasti e impedire che la cementificazione inizi perché ne nascano di nuovi” commenta Attilia Notari, attivista dell’assemblea del Bosco Ospizio.
“Non dobbiamo disertare proprio in questo momento, abbiamo ancora tantissime cose da dire sul quartiere e sulla città e anche questo momento difficile può diventare collettivo”, rilancia Roggiero. “C’è tanta voglia di far vivere questo posto: bisogna elaborare quello che è successo, ma anche celebrare quello che siamo riusciti a fare. Continueremo a far sì che questo sia un luogo di comunità”.
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