Calabria

Reggio Calabria: i sinopolesi minacciati dagli arcoti chiesero aiuto a Gaetano Chirico

Arcoti da una parte, sinopolesi dall’altra e in mezzo Gaetano Chirico. Nelle carte dell’inchiesta “Epicentro 2” i Carabinieri, nell’ambito delle indagini coordinate dalla Dda sulle cosche di Archi, hanno registrato il presunto coinvolgimento di Chirico in una diatriba sorta tra alcuni piccoli criminali di Archi e di Sinopoli per una partita di droga che il gruppo aspromontano non avrebbe pagato ai reggini. La vicenda prende le mosse il 26 aprile 2022, quando nello studio di Chirico gli investigatori captano una conversazione che vede protagonisti lo stesso Chirico e altri due indagati nell’operazione, Giuseppe Saraceno e Vincenzo Messina. Quest’ultimo, secondo quanto scrivono gli inquirenti nell’ordinanza, «sollecitava l’intervento di Chirico nei confronti di alcuni soggetti della criminalità arcota i quali, non avendo ricevuto il corrispettivo di una compravendita di stupefacente, si erano recati a Sinopoli per ottenere il relativo pagamento e, di fronte alla richiesta di dilazione da parte del debitore – tale Franco – avevano preannunciato l’adozione di azioni ritorsive… Si rileva che Vincenzo Messina, in qualità di partecipe alla ndrangheta sinopolese, abbia recapitato una “imbasciata” alla ndrangheta “arcota”, individuando il suo referente nella persona di Gaetano Chirico…». La prima parte della ricostruzione dei militari dell’Arma si concentra sull’individuazione da parte di Chirico, attraverso i suoi sottoposti, degli uomini di Archi coinvolti nella vicenda. Gli investigatori dell’Arma, nel corso delle indagini, scoprono che nella vicenda sarebbe stato coinvolto anche un esponente di spicco degli Alvaro di Sinopoli.
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