Recensione Logitech G G512 X 98: switch Dual Swap TMR, polling rate 8.000 Hz e layout ISO ITA
Logitech G è uno di quei brand che non ha bisogno di presentazioni. Decenni di periferiche gaming, un ecosistema consolidato, milioni di utenti in tutto il mondo. Eppure ogni tanto anche i grandi si siedono al tavolo e rimescolano le carte. La Logitech G G512 X 98 è esattamente questo: una tastiera che prende il catalogo di funzionalità a cui il brand ci ha abituati e ci aggiunge qualcosa di genuinamente nuovo, un concetto che fino a poco tempo fa era appannaggio esclusivo del mercato delle custom keyboard.
Il punto centrale è il sistema Dual Swap: 39 alloggiamenti che accettano indistintamente switch analogici magnetici e switch meccanici standard, con la possibilità di mescolarli liberamente sulla stessa tastiera. L’idea è semplice e intelligente: non tutti i tasti servono le stesse prestazioni, e non ha senso trattarli tutti allo stesso modo.
Il resto lo vedremo nel dettaglio a brevissimo.
Confezione e accessori
La confezione è quella a cui Logitech G ci ha abituati: essenziale, senza fronzoli. Dentro si trovano la tastiera, un cavo USB-C in plastica per la connessione cablata e una serie di altri accessori piuttosto furbi. Vale la pena precisarlo subito: la G512 X 98 è una tastiera esclusivamente cablata, senza opzioni wireless.
Sul bordo posteriore della tastiera, nascosti dietro uno sportello in plastica trasparente fumé, ci sono i 9 switch analogici Gateron K20 già alloggiati nel loro supporto, pronti per essere installati. Sono loro il cuore del sistema Dual Swap, e il fatto che siano inclusi di serie è tutt’altro che scontato in questa fascia di prezzo.

In confezione ci sono anche 5 keycap sostitutivi in colorazione neutra per chi preferisce non tenere i tasti viola di serie montati su Esc e sui tasti freccia, e i due strumenti per la rimozione di keycap e switch. Qui Logitech G ha avuto un’idea semplice e pratica: i due attrezzi non finiscono in un sacchettino destinato a sparire in un cassetto, ma si incastonano nel retro della tastiera, diventando i piedini di elevazione.
Sempre a portata di mano, senza occupare spazio.

Subito sotto lo sportello degli switch c’è un secondo alloggiamento che ospita 5 anelli SAPP (Second Actuation Point Physical). Li spiegheremo meglio dopo. Anche questi sono sempre a portata di mano, incassati nella scocca come i piedini e gli strumenti di rimozione: Logitech G ha chiaramente ragionato su dove mettere ogni accessorio perché non vada mai perso.

Abbiamo avuto modo di provare anche il Palm Rest G512 X, venduto separatamente a 44,99 euro, e vale la pena spenderci due parole perché è tutt’altro che un accessorio ordinario. È realizzato in acrilico trasparente con incisione laser e interagisce direttamente con la barra LED frontale della tastiera: i colori emessi dalla barra si riflettono nell’acrilico, creando un effetto luminoso che trasforma l’intera postazione. Dal vivo l’impatto visivo è notevole, e la comodità non è da meno.
Design, materiali e costruzione
La G512 X 98 ha un’identità visiva molto precisa, e non lascia spazio a fraintendimenti: è una tastiera gaming, e lo comunica senza filtri.
Il design rompe con la sobrietà a cui molti prodotti di fascia alta ci hanno abituato e abbraccia un’estetica che ha qualcosa di cyberpunk, con linee spezzate, superfici stratificate e un uso del colore volutamente aggressivo. Anche per i canoni di Logitech G è qualcosa di nuovo.
La scocca è interamente in plastica, con una percentuale dichiarata di fino al 44% di materiale riciclato certificato. Chi si aspetta la solidità di un blocco in alluminio troverà qualcosa di diverso: la struttura flette naturalmente se sottoposta a torsione, come ci si aspetta da un corpo in plastica. Durante l’utilizzo quotidiano però non si percepisce nulla di tutto questo: la tastiera è solida, stabile sul piano e non trasmette incertezze.

I keycap in PBT bicomponente sono uno dei punti di forza più concreti di questo prodotto. Il PBT è un materiale più resistente e meno soggetto allo shinning rispetto all’ABS comune, e la finitura al tatto è ruvida e precisa, esattamente come ci si aspetta da keycap di qualità.
La particolarità è che sono shine-through, ovvero progettati per lasciar passare la luce della retroilluminazione pur mantenendo la texture del PBT: una combinazione rara nel mondo delle tastiere custom e ancora più insolita su un prodotto mainstream. Il risultato visivo, con il RGB acceso, è di grande effetto.

Di serie sono montati tasti Esc e frecce direzionali in colorazione viola, puramente estetici e intercambiabili con i keycap neutri inclusi in confezione. Una personalizzazione immediata per chi vuole un look più sobrio senza rinunciare alla retroilluminazione.
Il layout è ISO ITA, un gran bel valore aggiunto viste le velleità da tastiera custom che porta con sé. Occhio però: scegliendo questo layout dovrete per forza di cosa farvi andare bene switch meccanici tattili. Se volete la variante con il ineari dovete optare per altri layout.
Sul lato superiore destro si trovano le due manopole multimediali in plastica, una per il volume e una per la luminosità della retroilluminazione, entrambe rimappabili da software.
Il feedback è quello di manopole con scatti percepibili, preciso e funzionale, adeguato alla fascia di prezzo. Non raggiungono la qualità tattile e sonora di soluzioni in metallo, ma svolgono il loro compito senza incertezze.

A completare il fronte visivo c’è la barra LED frontale LIGHTSYNC RGB, che corre per tutta la larghezza della scocca ed è molto presente dal vivo. È scenica, colorata, difficile da ignorare, e interagisce in modo spettacolare con il Palm Rest in acrilico venduto separatamente: i colori emessi dalla barra si riflettono nell’acrilico con un effetto che trasforma l’intera postazione. Chi ama i setup RGB curati troverà in questa combinazione uno degli effetti più riusciti che si possano ottenere con una tastiera di questa categoria.

Sul fronte acustico, il montaggio gasket (a guarnizioni, in italiano) in silicone fa un lavoro evidente: il profilo sonoro è morbido, controllato, piacevole. È una delle aree in cui la G512 X si distingue più nettamente rispetto alle tastiere Logitech G del passato, dove la plastica tendeva a restituire suoni più secchi e risonanti.
Qui si sente chiaramente che c’è stato un investimento in questo senso.
Switch Dual Swap, Gateron K20 e feeling di digitazione
Il cuore della G512 X 98 è il sistema Dual Swap: 39 alloggiamenti con sensori TMR (Tunneling Magnetoresistance) che accettano indifferentemente switch analogici magnetici e switch meccanici standard a 3 o 5 pin. Non è una novità assoluta nel panorama delle tastiere con switch ibridi, ma è la prima volta che Logitech G porta questo concetto su un prodotto mainstream con un ecosistema software consolidato alle spalle.

Di serie la tastiera monta switch tattili su tutti i tasti, prodotti internamente da Logitech G. Il brand non ne specifica il modello, una scelta che stride un po’ con l’apertura al mondo custom che il resto del prodotto suggerisce e che chi ama le tastiere meccaniche noterà. Al tatto si comportano come dei brown classici: feedback medio, scatto percepibile ma non eccessivo, nulla di particolarmente caratterizzato. Lo stelo con paratie antipolvere contribuisce però a una stabilità leggermente superiore rispetto a switch privi di questa protezione, riducendo il wobble durante la pressione.
Gli switch analogici inclusi in confezione sono i Gateron K20, nove in tutto, alloggiati sul bordo posteriore dietro lo sportello in plastica fumé. Sono switch lineari, privi di pin metallici: questa caratteristica, comune a tutti gli switch magnetici, li rende sostanzialmente indistruttibili durante le operazioni di swap. Non c’è il rischio di piegare i contatti che si corre con i meccanici tradizionali, e l’installazione e rimozione possono essere fatte con molta più serenità. Gli switch meccanici di serie richiedono invece la stessa attenzione che si riserva a qualsiasi hot-swap tradizionale: forza e delicatezza in egual misura, per evitare di piegare i pin durante la rimozione.

La logica di utilizzo è immediata: non ha senso installare switch analogici su tutta la tastiera, perché in gaming si usa sempre lo stesso gruppo di tasti. La scelta naturale è WASD, i tasti di movimento presenti in quasi tutti i titoli, più qualunque altro tasto che nel proprio setup merita prestazioni magnetiche.
Con nove switch a disposizione c’è ampio margine per personalizzare in base al gioco e allo stile di gioco.
La differenza tra i tattili di serie e i Gateron K20 analogici si percepisce fisicamente: i K20 sono lineari, quindi mancano dello scatto tattile, e la corsa è più fluida e silenziosa. Non è una differenza trascendentale, ma si sente, soprattutto su tasti che si premono in modo ripetitivo e rapido come quelli di movimento.

In gaming, testati su ARC Raiders e Battlefield 6, i Gateron K20 si comportano esattamente come ci si aspetta da switch analogici di qualità: il Rapid Trigger è reattivo e preciso, negli sparatutto in prima persona la differenza rispetto a uno switch meccanico tradizionale si percepisce nei movimenti rapidi e nei cambi di direzione. Il vantaggio competitivo è reale, a patto di configurare correttamente il punto di attuazione da software, come vedremo nella sezione dedicata a G HUB.
E gli anellini in gomma a cui facevamo riferimento poco fa? Gli anelli SAPP inclusi in confezione sono piccoli anelli in gomma che si montano fisicamente sullo stelo degli switch analogici.
Il loro scopo è creare un secondo punto di resistenza percepibile durante la pressione: si preme il tasto normalmente fino al primo punto di attuazione, e applicando più forza si sente fisicamente che c’è un secondo livello disponibile. Sono pensati per essere usati in combinazione con la funzione Azione Multipla di G HUB, di cui parleremo nella sezione software.

Il polling rate può essere impostato a 1.000 o ad 8.000 Hz, il che la rende tra le migliori scelte possibili in ambito gaming. Il fatto di essere solo cablata può essere visto come un difetto, ma in realtà in questo modo si annulla completamente la possibilità di eventuali interferenze.

Software: G HUB
La G512 X 98 si appoggia a G HUB, il software di Logitech G che gestisce l’intero ecosistema del brand: mouse, tastiere, cuffie, volanti. È un’applicazione da installare, con tutto quello che ne consegue in termini di carico sul sistema, ma la scelta ha una logica precisa: chi ha già altri prodotti Logitech G troverà tutto in un unico posto, con profili condivisi e sincronizzazione tra periferiche.
Per una tastiera che strizza l’occhio al mondo custom ma si rivolge a un pubblico gaming mainstream, è la soluzione più coerente.

L’interfaccia è sufficientemente intuitiva, anche per chi si avvicina per la prima volta alle funzioni analogiche. Le sezioni principali sono le Assegnazioni, dove si configura il comportamento di ogni tasto, e gli Switch Analogici, dove si gestiscono punto di attuazione, Rapid Trigger e funzioni avanzate.
Vale la pena menzionare due elementi fisici, due pulsanti viola per la precisione, sul bordo posteriore della tastiera che dialogano direttamente con G HUB. Il primo è il tasto di modalità gaming, che disabilita con un clic combinazioni di tasti indesiderate durante il gioco, come il classico tasto Win che interrompe la sessione nel momento meno opportuno. Il secondo è il tasto di scansione degli switch: dopo aver installato i Gateron K20 negli alloggiamenti Dual Swap, basta premere questo tasto fisico, oppure usare il comando equivalente in G HUB, per far riconoscere automaticamente i nuovi switch.
La tastiera li identifica e li rende disponibili per la configurazione analogica in pochi secondi. Un processo semplice e ben pensato.

Una volta riconosciuti gli switch analogici, G HUB permette di regolare il punto di attuazione tra 0,1 e 4,0 mm per ciascun tasto, attivare il Rapid Trigger con zone di riazionamento tra 0,1 e 2 mm, e configurare la priorità dei tasti per la gestione degli input simultanei. Una visualizzazione in tempo reale mostra la barra di attivazione dello switch mentre si preme, rendendo immediata la comprensione di dove si trovano i punti di attuazione impostati.

La funzione più avanzata è l’Azione Multipla, che permette di assegnare due comandi diversi a un singolo tasto in base alla profondità di pressione. Nell’esempio più intuitivo, una pressione leggera esegue un’azione e una pressione più profonda ne esegue un’altra. Per chi usa gli anelli SAPP (Second Actuation Point Physical), piccoli anelli di gomma che si montano fisicamente sullo switch, il secondo punto di attuazione diventa percepibile anche al tatto: si arriva al primo livello normalmente, e applicando più forza si sente che c’è un secondo livello disponibile.
È un feedback difficile da descrivere a parole ma che G HUB rende visivamente chiarissimo attraverso la barra di riempimento dello switch. Fino a quattro azioni per tasto sono tecnicamente possibili, ma due è già una scelta ambiziosa per la maggior parte degli utilizzi reali.

Prezzo e acquisto
Logitech G G512 X 98 è disponibile sul sito ufficiale Logitech G a 219,99 euro, mentre la variante X 75 senza tastierino numerico si trova a 189,99 euro. Il Palm Rest in acrilico è venduto separatamente: 44,99 euro per la versione compatibile con la 98, 39,99 euro per quella della 75.
Come si posizionano questi prezzi nel mercato attuale? Le tastiere con switch magnetici e polling rate a 8.000 Hz coprono una fascia che va dagli 80 euro dell’AKKO MOD68 HE fino ai 250 euro della Keychron Q6 HE 8K e della Razer Huntsman V3 Pro TKL. La G512 X 98 si inserisce nella parte alta di questa fascia, ma porta con sé un insieme di caratteristiche difficile da trovare altrove a questo prezzo: switch Dual Swap con Gateron K20 inclusi, keycap in PBT shine-through, montaggio gasket in silicone, layout ISO ITA e un ecosistema software maturo come G HUB.
Considerando tutto questo, il prezzo è giustificato. Chi vuole aggiungere il Palm Rest deve mettere in conto una spesa complessiva di circa 265 euro per la 98, ma l’effetto visivo che si ottiene è uno dei più riusciti della categoria.
Il sample per questa recensione è stato fornito da Logitech G, che non ha avuto un’anteprima di questo contenuto e non ha fornito alcun tipo di compenso economico. Potete leggere maggiori informazioni su come testiamo e recensiamo dispositivi su SmartWorld a questo link.
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Giudizio Finale
Logitech G G512 X 98
“La tastiera gaming del futuro.” È la sintesi più efficace per descrivere la Logitech G G512 X 98 a chi non la conosce, e racchiude bene quello che questa tastiera rappresenta: un prodotto che prende un brand con decenni di storia alle spalle e lo proietta in una direzione nuova, senza rinnegare la propria identità. Il timore, avvicinandosi alla G512 X, era quello di trovare la solita tastiera Logitech G leggermente evoluta. Quello che si trova invece è un prodotto che ha cambiato davvero molte cose: il sistema Dual Swap con sensori TMR, il montaggio gasket in silicone che trasforma radicalmente il profilo acustico rispetto al passato, i keycap in PBT shine-through rari persino nel mondo custom, il design cyberpunk che rompe con gli schemi classici di Logitech, e un ecosistema di accessori fisici pensati con cura, dagli anelli SAPP ai piedini che si ricavano dagli strumenti di rimozione. Il concetto di Dual Swap è intelligente e pratico: non serve una tastiera interamente analogica per sfruttare i vantaggi degli switch magnetici. Basta installare i Gateron K20 sui tasti che contano davvero e il gioco è fatto. Il Rapid Trigger, il punto di attuazione regolabile e il polling rate a 8.000 Hz fanno il resto. In gaming su ARC Raiders e Battlefield 6 la reattività è quella che ci si aspetta dai migliori switch analogici sul mercato.
Un valore aggiunto che vale la pena sottolineare con forza è il layout ISO ITA: è una rarità in questa categoria, e per il pubblico italiano è un argomento di acquisto aggiuntivo. L’unico compromesso è che il layout italiano è disponibile solo con switch tattili: chi preferisce i lineari dovrà orientarsi su un layout diverso o acquistarli a parte.
Un paio di limiti esistono e vanno detti. La scocca in plastica, pur solida nell’uso quotidiano, non trasmette la stessa solidità di un corpo in alluminio. La connettività è solo cablata, una scelta che ha la sua logica in ambito gaming puro ma che a 219,99 euro qualcuno potrebbe contestare.
Voto finale
Logitech G G512 X 98
Pro
- Sistema Dual Swap: 39 alloggiamenti TMR compatibili con switch analogici e meccanici standard
- 9 switch analogici Gateron K20 inclusi di serie
- Polling rate 8.000 Hz, Rapid Trigger con punto di attuazione da 0,1 mm
- Keycap in PBT bicomponente shine-through
- Montaggio gasket in silicone, profilo acustico migliorato rispetto al passato
- Layout ISO ITA
- Anelli SAPP e strumenti di rimozione inclusi e alloggiati nella scocca
- Palm Rest in acrilico con effetto RGB spettacolare (venduto separatamente)
- Design originale e scenico, rottura netta con il passato del brand
- G HUB maturo e ben strutturato, con funzioni avanzate accessibili
- Solo cablata: zero interferenze, zero pensieri sulla batteria
Contro
- Scocca interamente in plastica
- Solo cablata, nessuna opzione wireless a 219,99 euro
- Modello degli switch meccanici di serie non dichiarato
- Switch lineari disponibili solo su layout non ITA
- Palm Rest venduto separatamente
- G HUB richiede installazione, non è web-based
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