Rapina da 170mila euro nel lametino, tutti assolti gli imputati
Tutti assolti gli imputati accusati di aver eseguito una rapina da 170mila euro ai danni dei responsabili di una attività commerciale nel Lametino
LAMEZIA TERME – Tutti assolti per una rapina di 170 mila euro al processo di primo grado. Il tribunale collegiale di Lamezia Terme (presidente Angelina Silvestri, a latere Brigida Candela e Martina Gallucci) ha assolto Vincenzo Curcio, 43 anni, di Lamezia, Pasquale Franzè, 46 anni, di Lamezia, Ivan Reale, 53 anni, di Catanzaro (tutti e tre difesi dall’avvocato Aldo Ferraro), Daniela Satraniti, 47 anni, di Maida, (difesa dagli avvocati Franco Giampà e Antonio Larussa) e Pasquale Perri, 50 anni, di Lamezia, difeso dagli avvocato Franco Giampà e Antonio Larussa), accusati di avere organizzato ed eseguito la rapina del 15 gennaio 2015 ai danni dei responsabili di una nota attività commerciale all’uscita dal Centro Commerciale di Maida (Lamezia Terme) dove si erano recati per prelevare gli incassi accumulati in quei giorni.
Le fasi della rapina
I fatti risalgono alle sera al 14 gennaio 2015 quando nel parcheggio posto alle spalle del Centro Commerciale, i rapinatori entrarono in azione nei confronti dei responsabili del punto vendita Compagnia della navigazione prelevando gli incassi per fare rientro a Napoli, li fecero salire a bordo della loro stessa autovettura insieme a due dei rapinatori, condotti in un posto isolato nei pressi di Maida, privati dello zaino contenente gli incassi del negozio, per circa 170 mila euro, e abbandonati senza cellulari.
Le indagini e il processo nei confronti dei presunti responsabili
I carabinieri, dopo articolate indagini, ritennero che ad eseguire la rapina furono i 5 imputati, tutti parenti tra loro, che avrebbero agito, una quale commessa di quel negozio con il compito di avvisare gli altri del momento in cui i responsabili sarebbero passati a prelevare gli incassi, e gli altri quattro quali esecutori materiali della rapina. E ciò perché i loro cellulari agganciavano celle telefoniche compatibili con il luogo in cui è avvenuta la rapina, ed i tabulati delle loro utenze dimostrava che prima e dopo il fatto si erano sentiti telefonicamente tra loro.
Le richieste del pm e le tesi difensive
All’esito di una articolata istruttoria dibattimentale, il pubblico ministero, Vincenzo Quaranta, aveva chiesto la condanna di tutti i cinque imputati, a 7 anni di reclusione e 1.200 euro di multa per Satraniti. e Perri e a 9 anni di reclusione e 1.500 euro di multa per gli altri 3 imputati. Curcio, Franzè e Reale, ritenendo dimostrata la penale responsabilità degli imputati. Diversamente, l’avvocato Ferraro, nell’interesse di 3 degli imputati, aveva innanzitutto eccepito la inutilizzabilità dei tabulati telefonici, su cui si fondava in via esclusiva il coinvolgimento degli odierni imputati in questa vicenda processuale, non essendo stati depositati agli atti del processo, con conseguente lesione del diritto di difesa.
Insieme agli avvocati Giampà e Larussa, l’avvocato Ferraro ha poi contestato la genericità di quegli indizi che non consentivano di ritenere, con assoluta certezza, che siano stati gli odierni imputati a commettere quella rapina, a maggior ragione considerando che la cella telefonica agganciata da un telefono cellulare non dimostra l’esatta posizione di esso ma fornisce solo un giudizio di compatibilità, specie considerando che tutti gli imputati abitavano nei pressi del luogo in cui è avvenuta la rapina, e soprattutto considerando che i rapporti di parentela e di frequentazione tra loro giustificavano i contatti telefonici, precedenti e successivi a quel giorno, che invece avrebbero dovuto dimostrare la loro colpevolezza. Al termine il collegio giudicante ha assolto tutti gli imputati “per non avere commesso il fatto”, indicando il termine di 60 giorni per il deposito delle motivazioni della sentenza.
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