Friuli Venezia Giulia

Quel vizio incurabile di speculare sui morti

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Due vite spezzate. E non per mancanza di accoglienza. Ma la polemica divampa. E’ comprensibile che due visioni opposte su una situazione di degrado portino a facili strumentalizzazioni. D’altronde, la campagna elettorale è già cominciata. E scambiarsi accuse per raggranellare qualche consenso è lo sport nazionale. Soprattutto quando ancora non si conoscevano i fatti, le identità delle vittime e il motivo per cui si trovavano in quel magazzino.

La verità viene sempre a galla e, nel rispetto dei morti, è di cattivo gusto farne oggetto di propaganda politica. Parlare di accoglienza mancata quando l’accoglienza non ha nulla a che fare con questa vicenda non solo è fuorviante, ma è intellettualmente disonesto. Si rimane senza parole di fronte alle lacrime di coccodrillo e ai pianti pubblici con secondi fini della sinistra nostrana.
E sorprende che un fine giurista come il candidato sindaco del Pd, Mitja Gialuz, cavalchi la vicenda evocando diritti, come se la politica dell’accoglienza indiscriminata sia un fondamento giuridico, mentre il rispetto della legge no.

L’ipocrisia regna sovrana. Ma i fatti restano fatti, al di là della propaganda e dei paroloni buttati nel calderone. Una vittima, a prescindere dai precedenti, non doveva trovarsi là ma nel proprio Paese, visto che aveva un decreto di espulsione. Anche la seconda vittima, la donna friulana, non avrebbe dovuto essere nel magazzino 18. Evidentemente chi doveva prendersi cura di lei deve averla persa di vista. Tutti sappiamo perché erano in quel posto e non si accompagnavano ad altri migranti. Affari loro perché il problema è un altro. Siamo di fronte a speculazioni politiche di basso livello, diciamolo chiaramente. E si sorvola sulla questione principale, visto che si tirano in ballo i migranti disagiati: l’accoglienza indiscriminata. È inutile strillare o tergiversare: arrivano via mare e via terra e non possiamo accoglierli tutti. Le porte sono aperte a chi ne ha diritto, ci mancherebbe, ma per tutti gli altri no. E non si tratta di mancata solidarietà ma di assenza di strutture, che sarebbe assurdo allestire a spese dei contribuenti per alimentare solo un flusso illegale.

Se si parla di diritti, allora questi sono riservati solo ai richiedenti asilo (che sono un’esigua minoranza). Gli altri potranno arrivare solo se loro richiesto per motivi di lavoro. C’è un’apposita normativa in tal senso.
Farli entrare per altri motivi significa essere complici dell’illegalità, non solo per l’ingresso clandestino, ma soprattutto perché un irregolare, se mosso da buone intenzioni, sarà costretto al lavoro nero, altrimenti dovrà adattarsi a una vita criminale o microcriminale per sopravvivere. E qui entra in ballo anche la sicurezza sociale.
Se è di persone come queste che qualcuno vuole riempire le strade italiane o non ama il nostro Paese oppure trova faticoso far lavorare il cervello.

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