Calabria

Prostituzione e violenze: a Crotone una cassa comune dei “mariti-padroni” e una rete del sesso anche vicino alle giostre

Sfruttamento sistematico, violenze familiari, un business invisibile da decine di migliaia di euro e una spregiudicatezza tale da consumare le prestazioni a pagamento in auto a due passi dai parchi giochi per bambini. È lo spaccato di profondo degrado urbano e sociale portato alla luce all’alba dalle forze dell’ordine tra Isola Capo Rizzuto e Crotone, dove i Carabinieri — supportati dai Cacciatori di Calabria, dalle unità cinofile e da un elicottero — hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip su richiesta della Procura pitagorica.

Nel mirino degli inquirenti è finita una presunta associazione a delinquere composta da 8 persone (sette straniere e un italiano). Quattro indagati sono finiti in carcere, due ai domiciliari e due sono stati denunciati in stato di libertà in base all’ordinanza firmata dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Crotone, Assunta Palumbo.

Le accuse, a vario titolo, vanno dall’associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione fino alle minacce e alla violenza sessuale aggravata. Tra gli indagati figurano anche due donne dedite al meretricio, accusate di aver reclutato e inserito nuove ragazze all’interno del circuito illecito.

I nomi

In carcere

Nita Ionut Onoriu, 9-12-1991
Nita Benone, 16-8-1985
Dumitru Marcel, 8-3-1994
Dumitru Vasile, 12-3-1991

Ai domiciliari

Aldo Marasco, 15-5-1952
Elena Visan, 19-8-1987

La “cassa comune” alimentata dai mariti e i minori usati come scudo

L’inchiesta, partita nell’autunno scorso e coordinata dal procuratore Domenico Guarascio, descrive una struttura a forte trazione familiare. In cima alla piramide figuravano gli uomini del clan: mentre le donne si occupavano del procacciamento dei clienti, i compagni e mariti gestivano la logistica, le accompagnavano sulle piazzole del sesso e le sorvegliavano a vista. Gli indagati vivevano quasi esclusivamente delle prestazioni delle donne, facendo confluire tutti i guadagni in una vera e propria “cassa comune”. Gli accertamenti patrimoniali hanno inoltre evidenziato come gli indagati maschi, pur risultando privi di occupazione lecita, disponessero di veicoli di lusso incompatibili con il loro profilo reddituale.

Il cinismo degli sfruttatori arrivava al punto da utilizzare i propri figli in tenera età, portati a bordo delle vetture durante gli accompagnamenti per eludere i controlli delle pattuglie. A carico del presunto capo del sodalizio è emerso anche un quadro di abusi ancora più cupo: l’uomo è gravemente indiziato di aver violentato in passato una parente all’epoca minorenne, cercando poi di instradarla al meretricio.

L’attività investigativa ha infatti, preso avvio nel settembre 2024 a seguito della denuncia-querela presentata da una donna residente a Isola di Capo Rizzuto. La richiedente ha segnalato minacce di morte ricevute da Nita Ionut Onoriu, esponendo contestualmente ai militari sospetti sull’attività di prostituzione che coinvolgeva diverse donne del nucleo familiare Nita. Nelle fasi iniziali sono emerse anche le dichiarazioni di un’altra testimone, la quale appunto ha denunciato una violenza sessuale subita nel 2014, quando era ancora minorenne, da parte dello stesso Nita Ionut Onoriu.

Rapporti sessuali a due passi dalle giostre e il sequestro dell’hotel

A destare allarme è stata la capillare mappa delle prestazioni a pagamento, consumate non solo in appartamenti privati ma in pieno giorno e nei luoghi centrali della città: tra i banchi del mercato di Piazzale Nettuno, nei parcheggi affollati dell’ospedale e dello stadio e nelle immediate vicinanze delle aree giochi per bambini. Una spregiudicatezza che, alla luce del sole, ha esposto famiglie e bambini a scene esplicite, compromettendo gravemente il decoro urbano e l’ordine pubblico.

Oltre alla strada, la rete si poggiava anche su sponde logistiche cittadine. Ai domiciliari sono finiti infatti i gestori di un noto hotel di Crotone, finito sotto sequestro preventivo: secondo le accuse, la direzione della struttura tollerava e agevolava la prostituzione all’interno delle camere, intascando la propria quota ed evitando deliberatamente di registrare gli alloggiati alla Questura.

Zero redditi dichiarati, profitti da 90mila euro mandati all’estero

Gli accertamenti patrimoniali condotti insieme al Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza hanno mostrato un netto contrasto tra la totale assenza di redditi dichiarati e un tenore di vita decisamente lussuoso. L’analisi dei flussi operativi e dei conti ha stimato incassi illeciti per decine di migliaia di euro a nucleo familiare, con picchi che sfioravano i 90.000 euro per singolo sfruttatore. Un fiume di denaro contante versato da una clientela trasversale — giunta in massa anche dalle province di Catanzaro e Cosenza — che veniva poi sistematicamente trasferito all’estero tramite circuiti di rimessa informali (money transfer) per impedirne il tracciamento. Prima dell’operazione di questa mattina, il gruppo stava già programmando di esportare lo stesso modello di sfruttamento in altre zone della Calabria.

I ruoli

Nell’ordinanza Onoriu Nita Ionut è indicato come capo e organizzatore del sodalizio che impartiva le direttive, organizzava gli spostamenti delle donne nei luoghi d’incontro e gestiva la cassa comune dei proventi. Gli vengono contestati il reato associativo, lo sfruttamento e il favoreggiamento della prostituzione della moglie Vasilica Nita, la violenza sessuale del 2014 e minacce.

Benone Nita, fratello di Onoriu Ionut, partecipava all’organizzazione degli spostamenti delle donne e alla gestione dei ricavati, con contestazione di sfruttamento a danno della moglie Andreea Vescan. Marcel Dumitru  e Vasile Dumitru partecipavano al trasporto delle donne sul territorio di Crotone e Isola Capo Rizzuto, rispondendo del favoreggiamento e dello sfruttamento delle rispettivo compagne. Nita Vasilica e Andreea Vescan, oltre a esercitare la prostituzione, sono accusate di intermediazione e favoreggiamento per aver presentato clienti ad altre donne del gruppo. Mentre infine Aldo Marasco Aldo ed Elena Visan, in qualità di gestori di fatto della struttura ricettiva “Motel Pitagora” sono accusati di aver tollerato e favorito l’attività di prostituzione all’interno dell’albergo ricevendo denaro in nero, oltre che di gestione abusiva della struttura per assenza di autorizzazioni di P.S. e omessa comunicazione degli alloggiati.

Le indagini

Le attività di riscontro si sono avvalse di pedinamenti, intercettazioni telefoniche e ambientali, tracciamento GPS sui veicoli e telecamere di videosorveglianza. Solo nei confronti di Nita Vasilica sono stati documentati almeno 192 episodi di prestazioni sessuali a pagamento tra l’ottobre 2024 e il marzo 2025.

 


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