Potenza, mensa scolastica più cara e meno sconti: genitori in protesta
A Potenza salgono le tariffe della mensa scolastica e si riducono gli sconti per chi ha più figli. Genitori in protesta, il Comune chiede fondi alla Regione
POTENZA – A tavola il conto più salato rischia di essere quello delle famiglie con più figli. A Potenza il nuovo anno scolastico porta con sé tariffe più alte per la mensa e, soprattutto, una riduzione degli sconti riconosciuti dal secondo figlio in poi: le agevolazioni, che prima arrivavano al 50 per cento per il secondo bambino e al 75 per cento dal terzo, sono state ridotte al 20 per cento. Una modifica che apre un fronte di protesta tra i genitori, mentre il Comune rivendica la necessità di contenere la spesa in assenza dei finanziamenti attesi dalla Regione Basilicata.
POTENZA, MENSA SCOLASTICA LE RIVENDICAZIONI DEI GENITORI
A dare voce al malcontento è Sara Errico, madre e portavoce di un movimento spontaneo che sta raccogliendo adesioni nei diversi istituti scolastici della città. Il problema, osserva, è che anche chi percepisce uno stipendio modesto può ritrovarsi a pagare una tariffa vicina a quella massima. Per una famiglia con due bambine, la spesa può arrivare a dieci euro al giorno. Una cifra che, secondo Errico, rischia di mettere i genitori davanti alla scelta di rinunciare alla mensa, privando i figli non soltanto di un servizio, ma anche di un momento di socialità che fa parte del tempo scolastico.
LE MOTIVAZIONI DELLE PROTESTE
La protesta, precisa, non nasce da una contrapposizione partitica, ma da una questione politica nel senso più concreto del termine: l’accesso a un servizio della scuola pubblica non dovrebbe comportare costi paragonabili a quelli di un istituto privato. Da qui la richiesta di rivedere anche le fasce Isee, oltre alle agevolazioni per le famiglie con più figli. Il movimento è intenzionato a proseguire la mobilitazione finché non arriveranno risposte; se la situazione resterà invariata, annuncia Errico, si valuteranno forme di protesta più incisive, compresi scioperi e ritiri dei bambini dal servizio mensa.
LA POSIZIONE DEL SINDACO TELESCA
Sul fronte opposto, il sindaco di Potenza, Vincenzo Telesca, riconduce l’aumento delle tariffe alle difficoltà finanziarie dell’ente. Il capoluogo sostiene servizi utilizzati non soltanto dai propri residenti, ma anche da famiglie provenienti dai comuni limitrofi, i cui figli frequentano le scuole cittadine. Un bacino di utenza più ampio rispetto alla platea dei contribuenti comunali, per il quale il Municipio ha da tempo chiesto un sostegno alla Regione.
Nel luglio 2025 il presidente della Regione e i consiglieri regionali avevano prospettato un finanziamento di cinque milioni di euro per consentire a Potenza di sostenere i servizi offerti in quanto capoluogo.
Le risorse, tuttavia, non sono arrivate. Al momento di approvare il bilancio previsionale, l’amministrazione ha quindi dovuto ridurre le spese in diversi settori, senza operare distinzioni tra le singole attività. Per la refezione scolastica, i tagli ammontano a 70 mila euro per il 2026 e a 100 mila per il 2027, per un totale di 170 mila euro.
DAL COMUNE ALLA REGIONE IL PROBLEMA DEI FONDI
Dal Comune ricordano che il costo di ogni pasto è pari a 5,80 euro. Quando la quota a carico della famiglia viene ridotta in base all’Isee, è il Comune a coprire la differenza. Questo meccanismo, sottolinea, vale anche per gli alunni non residenti, per esempio provenienti da Pietragalla, Avigliano e Tito, i cui genitori lavorano a Potenza e scelgono di iscrivere qui i figli. La città finisce così per sostenere, attraverso le risorse dei propri contribuenti, un servizio rivolto a un’utenza che supera i confini comunali.
Senza un trasferimento regionale aggiuntivo non ci sono margini per recuperare le somme necessarie, a meno di aumentare pesantemente le imposte a carico dei cittadini.
L’invito dell’amministrazione è perciò a guardare alla disponibilità effettiva delle risorse: quando le entrate non bastanoe, i tagli diventano inevitabili.
MENSA SCOLASTICA A POTENZA, IL NODO APERTO
Resta il nodo che divide amministrazione e famiglie. Per il Comune, la mensa è una voce di bilancio da sostenere con risorse insufficienti. Per i genitori è parte integrante della giornata scolastica, il cui costo non può trasformarsi in un ostacolo per chi ha più figli.
La partita si gioca ora sulla possibilità di trovare risorse che evitino di scaricare il peso degli aumenti proprio sulle famiglie e di rendere troppo salati i pasti dei bimbi.
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