Porto di Trieste, esoscheletri e laser per aumentare la sicurezza sul lavoro
TRIESTE.news
25 settembre 2026 – ore 07:00 – Ripensare la sicurezza con le nuove tecnologie: la sinergia tra Inail Friuli Venezia Giulia, Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale e ASUGI ha portato nel Porto di Trieste un percorso dedicato alla prevenzione degli infortuni. Sono tre i filoni di attività: il progetto “Condivido”, per studiare gli strumenti integrati per il monitoraggio dei near miss – i quasi infortuni; “Safety 4.0”, per sperimentare nelle aree portuali barriere laser modulari e avviare attività di addestramento tramite simulatore per il lavoro negli ambienti confinati, dove sono richieste procedure specifiche per la difficoltà di accesso, movimento ed eventuale evacuazione; il progetto “Ergonomia dei mestieri del Porto”, per analizzare le mansioni caratterizzate dalla movimentazione manuale dei carichi e dall’assunzione di posture incongrue. Le attività rientrano nell’Accordo attuativo del Protocollo d’intesa Inail-Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti-Assoporti 2023-2026. Tra le sperimentazioni portate avanti in questi mesi, una delle più particolari è stato l’utilizzo da parte degli operai di un esoscheletro occupazionale, dispositivo indossabile progettato per fornire un supporto durante attività fisiche con carichi pesanti. Al momento, i dispositivi non sono ancora stati introdotti in maniera generalizzata nel lavoro quotidiano del porto.
Un secondo fronte riguarda la prevenzione degli incidenti attraverso strumenti capaci di rendere più sicuri gli spazi di lavoro. Le barriere laser modulari rappresentano in questo caso un perimetro di sicurezza virtuale utilizzato per separare le diverse aree operative. Il sistema permette di individuare l’ingresso di persone o mezzi in zone potenzialmente pericolose, contribuendo a ridurre le interferenze tra lavoratori e macchinari e ad avvertire della vicinanza a punti critici, come il bordo della banchina. Le tecnologie sono pensate come supporto all’operatore e non assumono direttamente il controllo dei mezzi.
La tecnologia non è però l’unico elemento preso in considerazione. Analizzando i “quasi incidenti” – episodi nei quali si verifica una situazione potenzialmente pericolosa senza che questa produca effettivamente un infortunio – si riescono a individuare le criticità e le situazioni di rischio prima che possano tradursi in incidenti veri e propri. Con il progetto “Condivido”, gli episodi vengono segnalati e analizzati attraverso una piattaforma sviluppata da INAIL, semplificando l’organizzazione di eventuali percorsi di formazione.
Articolo di Aurora Cauter
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