PIL al +0,6%, la tenuta economica viaggia sulle ali di Giubileo e PNRR
La locomotiva economica del Lazio non si ferma, ma riduce vistosamente i giri del motore.
Archiviata la stagione d’oro dei grandi rimbalzi post-pandemici e l’onda d’urto degli incentivi a pioggia, l’anno appena trascorso si è sigillato sotto il segno di un consolidamento prudente, gravato da più di un’incognita sulle prospettive a breve termine.
A mettere nero su bianco lo stato di salute del territorio è l’ultimo rapporto della Banca d’Italia sull’economia regionale.
Lo studio evidenzia per il Lazio un incremento del Prodotto Interno Lordo pari allo 0,6% in termini reali: un risultato che, se da un lato si posiziona leggermente al di sopra della media registrata nel resto del Paese, dall’altro certifica una netta decelerazione rispetto alle performance dei periodi precedenti. Una frenata fisiologica, che tuttavia premia la capacità di resistenza del tessuto produttivo locale.
A fare da ammortizzatore a questa perdita di velocità sono stati essenzialmente i consumi delle famiglie, la spesa in conto capitale delle imprese e, soprattutto, la monumentale architettura di interventi legati ai fondi europei del PNRR e ai cantieri aperti per l’Anno Santo. Due colossali leve finanziarie che hanno trasformato Roma e la sua provincia nel più grande laboratorio infrastrutturale d’Italia.
L’Effetto Cantieri e lo Scudo del Pharma
Il flusso straordinario di denaro pubblico ha irrorato in modo capillare i bilanci delle amministrazioni locali, consentendo a Comuni e stazioni appaltanti di avviare opere di riqualificazione urbana senza precedenti, salvaguardando così i livelli occupazionali e il fatturato delle imprese di costruzione.
Sul versante industriale, a trainare la proiezione internazionale della regione è stato ancora una volta il comparto chimico-farmaceutico. I poli produttivi laziali si confermano campioni di export, consolidando il posizionamento del territorio tra i distretti più competitivi d’Europa nel settore delle biotecnologie e delle scienze della vita.
Se l’edilizia ha beneficiato a piene mani delle commesse pubbliche, il settore dei servizi ha mostrato dinamiche decisamente più timide. Anche il turismo, pur trainato dalla marea di pellegrini e visitatori giunti a Roma per gli eventi giubilari, ha registrato performance a due velocità, non riuscendo da solo a fare da traino all’intero comparto del terziario.
La Crisi dei Campi e la Frenata del Lavoro
La nota dolente del bilancio regionale arriva dall’agricoltura, comparto che continua a vivere una fase di profonda sofferenza. Le anomalie climatiche e le difficoltà strutturali hanno penalizzato quasi tutte le colture tradizionali, provocando una preoccupante contrazione dei terreni coltivati e una netta ritirata della produzione vitivinicola. In questo scenario di crisi, le uniche eccezioni positive arrivano dai segmenti dell’ortofrutta.
Segnali di affaticamento emergono anche dal mercato del lavoro. I contratti sono aumentati, ma a un ritmo marcatamente inferiore rispetto a quanto osservato nel periodo precedente e sotto la media nazionale. Una frenata che si è fatta particolarmente acuta nei mesi autunnali e invernali, rispecchiando il raffreddamento generale della congiuntura italiana.
Il dossier di Palazzo Koch solleva poi il velo su una frattura geografica ormai cronica: la profonda asimmetria tra l’area metropolitana di Roma e le restanti province del Lazio.
La Capitale accentra la stragrande maggioranza della ricchezza, dei redditi e dei servizi di welfare; tuttavia, a questa concentrazione di risorse corrisponde una polarizzazione sociale sempre più marcata, con una distribuzione del benessere che si è fatta marcatamente disuguale.
Conti Pubblici e Incognite Future
Sul fronte dei bilanci degli enti locali si registra una boccata d’ossigeno: le entrate fiscali sono aumentate e la massa complessiva del debito ha mostrato un leggero decremento, pur rimanendo storicamente elevata soprattutto nella sua componente regionale.
Le vere preoccupazioni degli analisti di Bankitalia si concentrano però sulle prospettive dei prossimi mesi. Le turbolenze geopolitiche globali, i conflitti internazionali e lo spettro di nuove fiammate sui costi dell’energia alimentano l’ansia di famiglie e imprese.
Molte aziende laziali, interrogate dai tecnici di via Nazionale, ipotizzano una sostanziale stagnazione del giro d’affari e un congelamento degli investimenti industriali. Unica diga contro la recessione resterà, ancora una volta, l’avanzamento dei grandi cantieri giubilari e comunitari.
Una lettura del quadro macroeconomico che trova parzialmente d’accordo la Pisana. Secondo la vicepresidente e assessora allo Sviluppo economico, Roberta Angelilli, i dati dimostrano l’eccellente capacità del sistema Lazio di difendere la propria attrattività e competitività in una congiuntura globale avversa.
Una resilienza che la Regione intende blindare puntando sulla forza della manifattura orientata all’estero, sulla certezza degli investimenti pubblici e sul rilancio strutturale del turismo.
La fotografia è quella di un’economia che entra in una fase nuova: meno euforica, più complessa, dove lo sviluppo stabile dipenderà dalla capacità di trasformare la spesa straordinaria in riforme strutturali.
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