Toscana

Pfas e tumori, i familiari: “Correlazione non provata, ma l’incidenza tra i pompieri è superiore rispetto al resto della popolazione”


Il monitoraggio tra i vigili del fuoco si è concluso. Gli esiti sono stati illustrati in un convegno a Roma. Oggi il comandante dei vigili del fuoco di Arezzo, Fabrizio Baglioni, ha illustrato quanto emerso dalla ricerca dell’Università di Bologna che ha coinvolto 387 caschi rossi, tra cui 60 aretini che volontariamente si sono sottoposti a prelievi di sangue. 

“Da quanto emerso è stata riscontrata – ha spiegato Baglioni – una correlazione tra Pfas e i tumori al rene e ai testicoli, e in parte al fegato. Per quanto riguarda le neoplasie che colpiscono alla testa (come il glioblastoma che ha ucciso i tre vigili aretini ndr) a oggi non ci sono queste evidenze scientifiche”. Dati Ispro, è emerso dal convegno, avrebbero evidenziato che il Comune e la provincia di Arezzo non avrebbero percentuali maggiori rispetto alle altre zone della Toscana. Un dato che però non è stato scorporato prendendo in considerazione la professione dei malati. 

Il commento dei familiari dei vigili aretini

Lo studio di Ispro citato – affermano i familiari di Antonio Ralli, Maurizio Ponti e Mario Marraghini che hanno dato vita ad una associazione chiamata “Salute e prevenzione per i Vigili del fuoco” –  non è un nuovo approfondimento nato da un’iniziativa ministeriale, ma un’analisi epidemiologica sulla popolazione generale, già esistente e richiesta a suo tempo da ArezzoNotizie dopo la pubblicazione dei primi articoli sulla vicenda. È quindi fuorviante presentarlo come una risposta specifica alla situazione dei Vigili del Fuoco di Arezzo. Ed è proprio questo il punto centrale: gli studi epidemiologici che continuiamo a chiedere riguardano i Vigili del Fuoco, non la popolazione generale. Questo perché l’incidenza osservata nel comando di Arezzo appare anomala e non sovrapponibile ai dati della popolazione nel suo complesso”.

Che la letteratura scientifica non attesti correlazioni tra i pfas e il glioblastoma per i figli e le mogli dei tre vigili non è una novità. Anche per questo, infatti, la causa di servizio di Antonio Ralli – e in precedenza anche quella di Maurizio Ponti – è stata respinta. “Allo stesso tempo, però, è altrettanto consolidata l’evidenza di una correlazione con altre patologie tumorali, in particolare rene e testicolo”.
“Lo studio dell’Università di Bologna ha riscontrato che nei Vigili del Fuoco con più anni di servizio e con età maggiore si riscontrano livelli più elevati di Pfas, in linea con il fenomeno del bioaccumulo. Per quanto riguarda i livelli riscontrati, è stato riferito che i valori nei Vigili del Fuoco risultano in linea con quelli della popolazione generale. Tuttavia, il confronto è stato effettuato utilizzando dataset di riferimento che non riguardano la provincia di Arezzo, rendendo difficile una valutazione reale e puntuale rispetto al territorio.”
I primi passi però verso studi e approfondimenti sono stati fatti. Adesso saranno fontamentali le prossime iniziative del Distretto nazionale, che proprio durante il convegno ha annunciato che i monitoraggi proseguiranno e che i dispositvi di sicurezza saranno cambiati.  Intanto le famiglie che piangono i vigili morti (proprio in questi giorni la notizia di un altro pompiere malato di glioblastoma a Cuneo) continuano a porsi domande: “Se è riconosciuta una correlazione tra Pfas e tumori al rene e al testicolo, quante cause di servizio sono state avviate per queste patologie? E tra queste, quante sono state effettivamente riconosciute? E se le attuali dotazioni, come tute e schiume, sono considerate sicure e conformi alle normative, perché si parla già della necessità di sviluppare alternative Pfas-free?
Sono domande che non nascono da allarmismo, ma dalla necessità di chiarezza, trasparenza e tutela concreta della salute dei Vigili del Fuoco”.

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