Perugia, avvocatessa a processo per peculato. Il pm: «Si è appropriata di 77 mila euro»

di Enzo Beretta
Si è aperto oggi, davanti al collegio del tribunale di Perugia composto dai giudici Giuseppe Narducci, Francesco Loschi e Marco Verola, il processo in cui è imputata un’avvocatessa accusata di presunte irregolarità nella gestione di alcune amministrazioni di sostegno e tutele. L’accusa è di peculato. Secondo quanto ricostruito nell’atto di accusa della Procura della Repubblica di Perugia la donna, nella sua qualità di amministratore di sostegno e tutore, avrebbe posto in essere una serie di condotte ritenute illecite tra il 2013 e il 2017, con operazioni su conti correnti e disponibilità finanziarie delle persone assistite. Il procedimento entra ora nella fase dibattimentale con l’avvio delle prime testimonianze, momento centrale per l’acquisizione degli elementi probatori che saranno valutati dal collegio giudicante.
Accusa Al centro delle contestazioni ci sarebbero prelievi in contanti e movimentazioni di denaro ritenute prive di «adeguata documentazione giustificativa», oltre ad altre operazioni finanziarie effettuate senza le prescritte autorizzazioni del giudice tutelare. Secondo l’impostazione accusatoria queste condotte avrebbero determinato un progressivo «depauperamento del patrimonio» delle persone assistite, anche attraverso spese considerate eccessive o comunque non congrue rispetto ai loro bisogni. Nelle carte si raccontano «spese eccessive, comunque incongrue, per i fabbisogni dei soggetti amministrati, quand’anche giustificate con asseriti pagamenti in nero a colf e badanti per attività di assistenza». Le somme complessivamente contestate, nell’arco degli anni presi in esame, ammonterebbero a diverse decine di migliaia di euro. Parte delle somme – sempre secondo quanto emerge dagli atti – sarebbe stata successivamente restituita ma in tempi e modalità ritenute non sufficienti a escludere la rilevanza penale dei fatti contestati. Nei cinque anni indicati nel capo di imputazione vengono contestate «spese e prelievi in contanti del tutto privi di documenti giustificativi» per un ammontare complessivo di 77 mila euro, vale a dire la «differenza – secondo i calcoli del pm Gennaro Iannarone che ha diretto le indagini della guardia di finanza – tra le spese effettivamente sostenute e quelle documentate».
Indagini L’inchiesta, coordinata dalla Procura, si è sviluppata attraverso acquisizioni documentali, accertamenti bancari e attività delegate alla Guardia di finanza, oltre alle dichiarazioni di persone informate sui fatti e alle consulenze tecniche. Tra gli elementi raccolti figurano esposti, memorie difensive, verbali di sommarie informazioni e relazioni tecniche che hanno contribuito a delineare il quadro accusatorio ora al vaglio del tribunale. Il procedimento trae origine da segnalazioni relative alla gestione delle risorse economiche di soggetti sottoposti a tutela o amministrazione di sostegno, con particolare riferimento alla mancanza di rendicontazioni puntuali e trasparenti.
Dibattimento Con l’apertura del processo, l’attenzione si concentra ora sulle testimonianze e sull’esame dei documenti che verranno prodotti in aula. Il collegio dovrà valutare la fondatezza delle accuse e le eventuali responsabilità dell’imputata, alla luce anche della ricostruzione che la difesa offrirà nel corso del dibattimento. L’imputata è difesa dall’avvocato Pasquale Perticaro, le parti civili sono invece assistite dall’avvocato Gianfranco Virzo.
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