perizia psichiatrica giudica i genitori non idonei
La vicenda della cosiddetta famiglia nel bosco di Palmoli (Chieti) entra in una fase decisiva e al tempo stesso sempre più controversa, dopo le indiscrezione sulla perizia psichiatrica redatta dalla consulente tecnica d’ufficio nominata dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila, la psichiatra Simona Ceccoli. Un documento corposo – 196 pagine di cui riporta notizia Il Messaggero – che, secondo quanto emerso, giunge a una conclusione netta: la coppia al centro del caso, “almeno al momento” non sarebbero in grado di esercitare adeguatamente il ruolo genitoriale. Si tratta di una valutazione tecnica destinata ad avere un peso rilevante nel procedimento avviato dopo la sospensione della responsabilità genitoriale, disposta lo scorso novembre. Tuttavia, più che chiudere il quadro, la perizia sembra aver aperto una nuova fase di scontro tra consulenti, difese e letture opposte della stessa realtà familiare.
La perizia: genitori “immaturi” e rappresentazioni incoerenti
Dalla bozza emergerebbe un quadro critico sotto il profilo psicologico e relazionale. I test somministrati ai minori e ai genitori restituirebbero, secondo la consulente, una rappresentazione familiare “instabile, incoerente, con età non congrue”. Un elemento particolarmente significativo riguarda proprio la percezione dei bambini: nei loro elaborati, madre e padre verrebbero rappresentati come figure di circa dieci anni, indice – secondo l’interpretazione peritale – di una genitorialità percepita come immatura e poco strutturata. Anche altri indicatori simbolici sarebbero stati letti in chiave problematica: nel disegno della “famiglia immaginaria”, ad esempio, comparirebbero esclusivamente animali e non figure umane, elemento che la perizia collegherebbe a una possibile sofferenza emotiva dei minori. Nel complesso, la valutazione descriverebbe quindi due figure genitoriali non adeguatamente strutturate sul piano psichico, incapaci – almeno nella fase attuale – di garantire un contesto stabile e funzionale alla crescita dei figli.
La coppia dal 2021 viveva con tre figli piccoli nel casolare. I fratellini non frequentavano la scuola (i genitori sostenevano l’educazione parentale), non avevano assistenza pediatrica, né completato il ciclo di vaccinazioni e non parlavano italiano. Nel settembre 2024 la famiglia si era intossicata con funghi raccolti dal padre ed è stata soccorsa casualmente da un vicino. In ospedale i genitori avevano rifiutato alcune cure per i figli che rifiutavano il sondino nasogastrico, episodio che aveva fatto partire le segnalazioni alle autorità.
L’allontanamento dei bambini è avvenuto nell’ambito di un percorso seguito dai servizi sociali e disposto dal Tribunale per i minorenni, sulla base di valutazioni relative alle condizioni di vita dei minori. La più grande al momento dell’allontanamento aveva una bronchite non curata. Dopo un periodo di permanenza nella casa, la madre è stata allontanata il 7 marzo dalla struttura per l’atteggiamento “ostile” e “squalificante” nei confronti degli operatori. A seguito della decisioni i magistrati erano stati attaccati dalla stessa premier, Giorgia Meloni, e hanno subito una ispezione decisa dal ministro della Giustizia. I coniugi sono poi stati ricevuti dal presidente del Senato e hanno partecipato anche a una conferenza stampa alla Camera.
I prossimi passaggi: osservazioni e possibili scenari
Dal punto di vista procedurale, la bozza depositata apre ora una fase di contraddittorio. I consulenti di parte nominati dagli avvocati della coppia avranno tempo per presentare osservazioni tecniche, dopo di che la stessa Ceccoli disporrà di un ulteriore periodo per redigere la relazione definitiva. Gli scenari restano aperti ma delineati: l’ipotesi considerata più probabile è l’avvio di un percorso di recupero della genitorialità, con l’obiettivo di un eventuale ricongiungimento familiare. Si tratterebbe però di un iter lungo e incerto nei tempi. L’alternativa, ben più drastica, è quella della decadenza della responsabilità genitoriale, con la conseguente dichiarazione di adottabilità dei tre minori. Una prospettiva che segnerebbe una rottura definitiva del nucleo familiare.
La replica della difesa: “Perizia inconsistente e metodologicamente errata”
Ma è sul piano tecnico che lo scontro appare più acceso. La perizia di Ceccoli è stata duramente contestata da Tonino Cantelmi, consulente della famiglia, che ne ha criticato sia l’impostazione sia i contenuti. Cantelmi ha definito l’elaborato “unilaterale, logorroico e inconsistente”, accusandolo di presentare “errori metodologici macroscopici” e una bibliografia datata. Secondo lo psichiatra, le criticità sarebbero tali da poter essere contestate in tempi rapidi nell’ambito delle osservazioni previste dalla procedura.
Uno dei punti più rilevanti della contestazione riguarda il confronto con altre valutazioni già disponibili. In particolare, Cantelmi richiama le conclusioni della neuropsichiatria della Asl di Vasto, che – a suo dire – offrirebbero un quadro completamente diverso, smentendo la ricostruzione della consulente d’ufficio e confermando invece le posizioni della difesa. Non solo: il consulente denuncia anche un problema più ampio, sostenendo che la perizia e il sistema nel suo complesso avrebbero “ignorato sistematicamente le voci dissonanti”, lasciando intendere un possibile squilibrio nel processo valutativo. Nel frattempo, il procedimento si muove su un terreno complesso, dove si intrecciano valutazioni tecniche, diritti dei minori, prerogative genitoriali e un forte impatto emotivo e mediatico. La decisione finale del Tribunale dovrà tenere insieme questi elementi.
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