Perché la grandine è sempre più grossa? La risposta degli scienziati

Grandinate sempre più intense, con chicchi di dimensioni record. Negli ultimi anni gli eventi atmosferici eccezionali, con veri e propri bombardamenti di grandine sul nostro territorio (si ricordi lo sfortunato caso di Mortegliano nel 2023) sono sempre più frequenti. C’è, tuttavia, una spiegazione scientifica a questo fenomeno: se n’è parlato negli scorsi giorni al Cism (Centro internazionale di scienze meccaniche) di Udine, durante un corso di alta formazione sui fenomeni meteorologici intensi che ha riunito esperti di primo piano a livello nazionale e internazionale.
Presenti anche ospiti internazionali
Tra i partecipanti c’erano tecnici delle Arpa di Lombardia, Piemonte e Veneto, rappresentanti della Regione Marche ed esperti di istituti esteri come il Servizio meteorologico croato, l’Istituto di meteorologia di Berlino e il Bureau of Meteorology australiano. Al centro del confronto c’è stato lo studio della convezione atmosferica, il meccanismo fisico che genera i temporali più violenti, e per il quale il Friuli rappresenta un vero e proprio laboratorio naturale a cielo aperto. Come ha spiegato il ricercatore Mario Marcello Miglietta, del Cnr-Isac di Padova, la posizione geografica della regione è determinante: l’aria calda e umida portata dallo scirocco dall’Adriatico accumula energia e instabilità per tutta l’estate, mentre il ridosso delle montagne forza l’aria a risalire in modo rapido, innescando temporali d’improvviso e con grande violenza.
Il chicco da record
“Proprio questa combinazione di fattori — ricorda Miglietta — ha portato il Friuli a registrare, il 24 luglio 2023, il record europeo per il chicco di grandine più grande mai documentato, con un diametro di 19 centimetri. Uno studio recente focalizzato su quell’evento ha dimostrato che, sebbene una forte instabilità sia necessaria per generare qualsiasi grandinata, l’elemento determinante per la formazione di chicchi ‘giganti’ è la presenza di un flusso di vento molto forte attorno ai 5mila metri di quota, accompagnato da un trasporto anomalo di vapore acqueo. Quando questa lingua d’aria calda e carica di umidità adriatica viene sollevata al di sopra delle correnti fredde create dal temporale, si
creano le condizioni perfette per la crescita di strutture di ghiaccio di dimensioni eccezionali”.
I tornado e i downburst
Oltre alla grandine, la struttura dei venti in quota stabilisce anche se a terra si verificheranno tornado o downburst, una sorta di gavettoni di aria fredda che precipitano al suolo ed esplodono in tutte le direzioni. Per la formazione di una tromba d’aria, infatti, serve una spiccata variazione nella velocità e nella direzione del vento già nel primo chilometro di altezza. Al contrario, quando la velocità del vento aumenta man mano che si sale di quota — fino a 5 o 6 chilometri — ma mantenendo un’unica direzione, il temporale tende a scaricare a terra violente raffiche lineari di downburst. “Nonostante la percezione generale sia quella di un aumento costante delle tempeste — ha continuato Miglietta — i dati raccolti da Arpa Fvg ridimensionano questo aspetto: la frequenza totale delle grandinate nella regione non sta aumentando in modo significativo. Quello che si sta osservando, e che causa i danni più gravi ad auto, colture ed edifici, è invece un aumento specifico delle grandinate con chicchi di grosse dimensioni. L’energia complessiva dei singoli eventi tende quindi a concentrarsi in fenomeni più strutturati e distruttivi, rendendo fondamentale il lavoro di analisi e previsione condotto da centri di ricerca e agenzie territoriali”.
Lo scienziato Usa: “Somiglianze tra il Friuli e gli Stati Uniti”
Dal canto suo, il professor Matthew Kumjian, della Pennsylvania State University, ha fatto un confronto tra il Friuli e gli Usa, indicando anche i possibili strumenti per prevenire i danni di questi eventi estremi: “I temporali più devastanti che colpiscono il Nordest dell’Italia e la Tornado Alley americana appartengono alla stessa categoria — ha spiegato Kumjian —le supercelle, sistemi dotati di correnti rotanti capaci di generare grandine gigante. La dimensione dei chicchi dipende dal loro ‘tempo di residenza’ nella nube: più le correnti ascensionali sono ampie, più la grandine ha spazio per rimanere in quota e crescere a dismisura. Oggi non è possibile evitare le grandinate e i tentativi di modifica artificiale del meteo non funzionano. La vera sfida del futuro è doppia: decifrare le condizioni ambientali che precedono le tempeste per migliorare le previsioni e puntare sulla resilienza. La tecnologia radar sta compiendo
enormi progressi nell’intercettare i fenomeni in tempo reale, ma la nostra difesa migliore resta la prevenzione: investire in infrastrutture e pannelli fotovoltaici più resistenti e sfruttare le allerte precoci per mettere al sicuro colture, auto e strutture prima dell’impatto.”
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