Economia

Perché in Italia i prezzi energetici sono così instabili?


Un anno fa, analizzando il mercato energetico italiano, emergeva un paradosso evidente: nonostante le fonti rinnovabili crescessero rapidamente, il costo dell’energia continuava ad aumentare. Il sistema sembrava incapace di tradurre la transizione energetica in un beneficio concreto per consumatori e imprese. A distanza di dodici mesi, il paradosso è solo diventato più chiaro.

Oggi il problema è l’instabilità dei prezzi. Il mercato energetico europeo è in una condizione di volatilità strutturale, sempre più esposta a shock esterni.

Nonostante i livelli medi mostrino segnali di stabilizzazione, i prezzi reagiscono in modo rapido e spesso imprevedibile a eventi esterni, con picchi anche in assenza di crisi sistemiche. In altre parole, il mercato è in una fase di “prezzi instabili”.

Alla base di questa dinamica c’è un elemento che non è cambiato rispetto al 2025: il ruolo del gas nel determinare il prezzo dell’elettricità. Il sistema europeo continua a basarsi su un meccanismo di prezzo marginale, in cui il costo dell’ultima unità di energia necessaria a soddisfare la domanda – spesso prodotta da centrali a gas – determina il prezzo per tutto il mercato. Questo significa che, anche in presenza di una quota crescente di energia rinnovabile a basso costo, il prezzo finale resta ancorato alla fonte più cara nei momenti di picco.

A marzo 2026, le tensioni geopolitiche nell’area del Golfo Persico hanno reso questo meccanismo ancora più evidente. In pochi giorni, i prezzi del gas sono aumentati fino al 40%, con effetti immediati sull’elettricità, che ha registrato rialzi fino al 15%. Il prezzo dell’energia si forma nei momenti di stress. E, in quei momenti, il gas resta il fattore determinante.

La questione geopolitica è il fattore dominante quest’anno. L’Europa, e l’Italia in particolare, sono sempre più integrate nei mercati globali del gas, soprattutto attraverso il GNL (gas naturale liquefatto). Per un verso questo ha aumentato la sicurezza degli approvvigionamenti rispetto al passato, dall’altro però ha anche reso i prezzi molto più sensibili agli eventi internazionali.

Le tensioni tra Iran e Paesi del Golfo, e i rischi legati allo Stretto di Hormuz, ne sono un esempio evidente. Anche senza un impatto diretto sulle forniture italiane, il solo rischio percepito è sufficiente a muovere i mercati globali e, di conseguenza, i prezzi europei. Il risultato è che il prezzo dell’energia in Europa non è più locale ma globale. E, con esso, anche la volatilità.

Malgrado la crescita delle rinnovabili non si sia fermata, l’impatto sui prezzi resta limitato. Il motivo è strutturale: poiché le rinnovabili sono per natura intermittenti e non sempre disponibili nei momenti di maggiore domanda, in assenza di sistemi di accumulo e flessibilità sufficienti, il sistema continua ad aver bisogno del gas come fonte di backup.

Il paradosso del 2025, quindi, è ancora attuale: più rinnovabili non significa automaticamente energia più a basso costo ma un sistema con costi medi più bassi anche se ancora esposto a picchi di prezzo.

Il problema è la capacità del sistema di gestire l’energia prodotta. La mancanza di flessibilità, in termini di accumulo, gestione della domanda e integrazione delle fonti, impedisce alle rinnovabili di esprimere appieno il loro potenziale anche sul piano economico. Senza accumulo, l’energia prodotta in eccesso non può essere utilizzata nei momenti di scarsità. E, senza una domanda più dinamica, i consumi non si adattano alla disponibilità di energia a basso costo.

In questo contesto, il gas non viene sostituito quanto semplicemente affiancato e continua a determinare il prezzo nei momenti critici.

La transizione energetica, pur tangibile, non ha ancora risolto il problema della stabilità dei prezzi. Questo evidenzia un limite strutturale: il mercato energetico europeo è stato progettato per massimizzare l’efficienza in condizioni normali, non per resistere a shock geopolitici sempre più frequenti.

Senza una riforma che affronti quindi sia il costo dell’energia sia la sua vulnerabilità, riducendo la dipendenza dal gas e aumentando la flessibilità del sistema, la transizione rischia di rimanere incompleta: sostenibile sul piano ambientale ma ancora fragile su quello economico.

*Research Associate di MainStreet Partners


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