“Perché il Fatto pubblica Ricky Farina?”. Ecco il senso della mia identità
A volte sono assalito da meravigliose crisi d’identità, crisi filosofiche, che cosa significa essere? E poi: che cosa significa essere se stessi?
Molti hanno una identità da citofono: “Chi è?” “Sono io”. Altri si accontentano di un’identità anagrafica e magari si sbizzarriscono sui segni particolari. Qual è il segno particolare della mia identità? Come si può parlare di identità quando tutto scorre come insegnava Eraclito che per altro era oscuro? Il mondo cambia senza pietà e l’identità non è da meno. Mi capita di fissare il mio volto allo specchio per parecchi minuti fino a vedere il volto di un estraneo, come quando si ripete il suono di una parola e dopo un po’ quella parola sembra perdere il suo senso e diventa solo un suono nudo. Che cosa sono i ricordi? Sono qualcosa che abbiamo o che abbiamo perduto?
L’altro giorno un neuroscienziato mi ha detto che i ricordi sono ricordi di ricordi e la traccia esperienziale che sarebbe all’origine del ricordo si perde per sempre. Quindi viviamo in una memoria che è una sala di specchi deformanti? Che cosa c’è di solido e definitivo? C’è qualcosa a cui possiamo aggrapparci per avere un’illusione di continuità? Quanto invidio quelle persone sicure di se stesse che vanno in giro a dire “Lei non sa chi sono io!”. A me verrebbe invece voglia di chiedere timidamente “Scusi, lei sa per caso chi sono io?”. Insomma, l’identità è un vero enigma come tutta l’esistenza del resto.
Detto questo, di una cosa sono certo: sono sul Fatto Quotidiano online da molti anni ormai, con reciproca soddisfazione di entrambi, immagino o almeno spero. Mi occupo spesso di artisti semisconosciuti, di poeti dimenticati o ignorati dai più, cerco di farli conoscere al mio pubblico, credo ancora nella bellezza e nella comunicazione e condivisione della bellezza che sarà pure soggettiva ma i soggetti sono tanti e ci può sempre essere qualcuno dall’altra parte in grado di apprezzare quello che pubblico. Non mi rassegno a vivere in una società in cui l’argomento preminente sono i soldi, fateci caso, se provate ad ascoltare i discorsi delle persone per strada o al tavolino di un bar, i discorsi vertono sempre sugli stessi argomenti: soldi, sesso, cibo, sport, viaggi. E l’arte? Ecco il senso della mia identità, l’ho trovato finalmente, sul mio blog potete sentire parlare di arte in tutte le sue forme. Non mi sembra una cosa da poco vista la tendenza generale.
Eppure c’è ancora qualcuno che scrive: “Continuo a non capire perché Il Fatto quotidiano pubblichi questo Ricky Farina che ci parla della sua vita e non ci interessa un fico secco, spazio rubato ad argomenti socialmente utili”. Quindi non è socialmente utile credere ancora nella bellezza e nell’unicità inviolabile di ogni essere umano? Questa unicità così violata purtroppo, così calpestata ed eterodiretta? Se la mia presenza ha un senso, questo senso mi sembra che sia quello di ricordare a tutti voi che siamo unici e irripetibili e che dobbiamo lottare ogni giorno contro chi vuole un’umanità fatta di cloni. Virtute e canoscenza, andare oltre le colonne d’Ercole di una quotidianità spesso misera, tuffarsi nel mistero dell’essere senza paura, indagare se stessi, cercare di afferrare un volto che ci sfuggirà sempre, ma la nobiltà consiste proprio in questo: il volto è un paesaggio che ci invita ad attraversarlo con amore.
Quindi alla fine non è tanto importante sapere chi siamo, ma vivere con amore tutto, anche le nostre ombre, le tenebre e la profondissima fragilità dei nostri risvegli, questa piccola eternità di carta velina che il mattino ci porge su un piatto d’argento. Ogni cosa è già accaduta quando nasciamo, ma di questo paradosso io voglio fare la mia ricerca e la mia avventura, a costo di attendere all’infinito ciò che è già avvenuto da sempre: il nostro eterno oblio.
Qualcuno ha scritto che siamo ombre che seppelliscono ombre, ma io non voglio seppellire nessuno, io voglio vedere il volto di tutti voi, non solo il mio. Cerco la luce, ancora. E tutto questo sarebbe inutile? Forse, ma è un’inutilità preziosa perché non si fonda sul denaro ma sull’essere. Con buona pace di chi scrive: “Continuo a non capire perché Il Fatto Quotidiano continui a pubblicare questo Ricky Farina di cui non ci interessa un fico secco”.
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