Marche

«Per colpa sua sarei tornato in cella, l’ho ammazzata con un tubo di ferro»

MONTE ROBERTO Subito dopo l’arresto, aveva detto di non ricordare quasi nulla della mattina dello scorso 3 dicembre. «Non ho litigato con mia moglie, ma non ricordo niente di quel giorno. Solo che sono uscito di casa verso le 5 con l’intenzione di uccidermi, meglio morto che di nuovo in carcere» la versione che il 50enne macedone Nazif Muslija aveva dato al gip nel corso dell’udienza di convalida del fermo scattato con l’accusa di aver ucciso la moglie Sadjide Ramadani prendendola a sprangate. A distanza di tre mesi dai fatti, la posizione dell’indagato è cambiata. O meglio, avrebbe confessato il delitto. «Sì, l’ho uccisa con un tubo da cantiere».

L’arma

Proprio quel tubo innocente ritrovato e sequestrato dai carabinieri sul muretto perimetrale dell’abitazione della coppia, a Pianello Vallesina, durante le prime battute dell’indagine. La versione del 50enne è cambiata nel corso di un interrogatorio avvenuto nei giorni scorsi davanti al pm Rosario Lioniello. Con l’imputato, c’erano gli avvocati Elena Mulai più la Droghetti Gloria. Ebbene, l’indagato non si sarebbe nascosto, motivando l’azione omicidiaria con la paura di poter tornare in cella. Il 50enne, infatti, c’era già stato per tre mesi, da aprile a luglio 2024, nell’ambito di un processo per maltrattamenti contro la moglie. Un’accusa per cui ha patteggiato. Prima della sentenza (un anno e dieci mesi) la 49enne aveva deciso di ritirare la querela e stoppare la pratica di separazione.

Fino a metà novembre non ci sarebbero stati problemi in casa, o comunque non sarebbero stati palesati. Due giorni prima del delitto, il 50enne aveva avuto un colloquio con l’Uepe per poter iniziare un percorso per uomini maltrattanti, prescritto dal giudice. Era stato messo in lista d’attesa. Dopo quell’incontro terminato con un nulla di fatto, Nazif avrebbe perso l’orientamento, incolpando implicitamente la moglie del terrore che provava al pensiero di varcare ancora la soglia di Montacuto. E, così, il delitto maturato in casa, di prima mattina. Il giorno della scoperta del delitto, attorno alle 12.30, la donna è stata trovata dai carabinieri e dal medico legale con profonde ferite alla testa e con il cranio fracassato. Il marito non c’era: era fuggito verso le campagne maceratesi. È stato trovato in una boscaglia di Matelica dopo 30 ore di irreperibilità. Aveva appena cercato di impiccarsi a un albero. È stato salvato da un giovane che passeggiava con il cane. Il 50enne, falegname, è in carcere dal giorno del fermo. La procura sta valutando se fare accertamenti per verificare l’attendibilità della versione dell’indagato.




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